madonna con taylor swift

Volete sapere come sta cambiando il mercato della musica? Ecco alcuni spunti interessanti presentati dall’International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), nel corso di una conferenza tenutasi al The Great Escape 2015. Tra passato, presente e futuro ecco come, dove e cosa ascolteremo.

Cominciamo con il dire che non c’è da stare allegri, la torta della musica è sempre più piccola. A dirlo Alex Jacob della Federazione internazionale dell’industria fonografica che presentando una analisi generale sui dati dell’industria musicale relativi al 2014 ha però affermato come dopo anni di declino dovuti al calo di vendita dei cd, l’industria musicale sta ripartendo grazie allo streaming a pagamento.

Nel 2014 i ricavi digitali insieme alle vendite fisiche a livello mondiale sono saliti del 6,9% guidati dallo streaming in abbonamento (+ 39%) e da quello i cui ricavi sono generati dagli spot (+ 38,6%). In certi paesi le vendite di cd rimangono comunque fondamentali. Tra questi Giappone (78%), Polonia (71%), Germania (70%), Austria (65%), Sud Africa (62%), Francia (57%).

Parlando ancora di mercato fisico c’è da tenere in considerazione il fenomeno del vinile che, pur rimanendo una nicchia del 2% sul complessivo, aumenta le vendite del 54,7% sullo scorso anno. Contemporaneamente è il mercato digitale a cambiare con i download calano dall’8% nel 2014 dopo il 2% nel 2013; anche se rappresentano ancora il 52% dei ricavi digitali, gli mp3 si fanno superare dallo streaming in 37 mercati.

Relativamente allo streaming i servizi di abbonamento musicale valgono il 23% del mercato digitale globale (1,57 miliardi dollari) mentre quelli gratis in cambio di pubblicità – compresi Youtube, Spotify ecc – passano dal 16,6% nel 2013 al 38,6% nel 2014 con 641 milioni dollari.

Se la frammentazione dei sistemi di ascolto sembra essere protagonista del presente ancora in attesa di un futuro sostenibile basato su uno streaming a pagamento di massa, a livello globale è interessante notare come stiano emergendo nuovi mercati.

Negli ultimi 30 anni la musica ha guadagnato l’80% dei suoi soldi in 10 paesi mentre ora emergono nuove realtà come il Brasile (+ 2%), la Corea del Sud (+ 19,2%), Argentina (67,7%), Colombia (+ 94,9%), Indonesia (+ 129%), Perù (+ 96,5%), Sud Africa (+ 61,5%) e Venezuela (272,8 %) con Cina, India e Russia destinati ad occupare i primi posti del futuro.