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Cresce la febbre del biologico in Italia, anche quest’anno. Vince l’attenzione a quello che si mangia, ma mentre nel resto d’Europa già i bambini nella scuola pubblica possono usufruire di alimenti biologici a chilometri zero, da noi niente da fare e la strada sembra ancora lunga

I dati parlano chiaro, la scelta per il biologico è dettata dalla volontà di conoscere la sicura provenienza dei prodotti che insieme a un’attenzione all’ambiente e alla qualità fanno la differenza, senza contare l’aumento tra la popolazione e anche tra i bambini, di allergie e intolleranze alimentari. Forse sarebbe utile partire dalla base e introdurre alimenti base biologici nella dieta quotidiana dei più piccoli affiancandoli da una minima educazione alimentare di base. I costi sono proibitivi? Il fenomeno del biologico non è più un fenomeno di nicchia, il mercato è più flessibile da giocare sulle quantità. Secondo un’indagine curata per conto del Sana 2014, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale di Bologna appena concluso, si assiste a un aumento del 17% dei consumatori di prodotti bio rispetto ai due anni passati, a cui si accompagna un ulteriore incremento degli operatori certificati e della superficie coltivata senza pesticidi.

A fare la parte del leone è il centro-nord Italia dove sono localizzati i principali negozi specializzati in prodotti biologici e dove coltivazioni e allevamenti certificati bio sono in continuo aumento, circa 1,7% rispetto il 2013. L’Emilia Romagna, per esempio, detiene il record sia per la produzione di uova che, insieme al miele tra gli alimenti più venduti in assoluto in tutta Italia, sia nella ristorazione biologica. Certo, bisogna che i genitori sia motivati e si impongano all’interno della Commissione mense scolastiche… come nel comune di Genova dove da qualche anno negli asili nidi fino alle scuole medie viene servito cibo biologico a chilometri zero, tutto controllato dalla Commissione Consigliare.