disconnettersi dalla rete

Mentre tra poco al Senato americano andranno in discussione le due proposte di legge anti pirateria Sopa e Pipa che hanno causato anche uno sciopero di alcuni grandi siti web come Wikipedia, gli occhi della giustizia sono caduti su Megaupload.

I governi di tutto il mondo, spinti dall’industria dei contenuti, sembrano intenzionati a cambiare davvero marcia nella lotta alla pirateria online, un problema che si basa sul diffuso concetto che su internet si possa prendere tutto quello che si trova gratis con sistemi peer to peer o alternativi, senza considerare che magari sono gestiti da persone che si arricchiscono grazie al lavoro altrui.

La più diffusa piattaforma di file hosting diffusa in 20 paesi e con 150 milioni di utenti nel mondo (circa 2 milioni in Italia) è stata chiusa da un tribunale americano con l’accusa di essere responsabile dello scambio di musica, film e software in violazione alle leggi sul diritto d’autore. Secondo l’accusa Megaupload e i siti connessi hanno causato perdite all’industria dei contenuti per mezzo miliardo di dollari.

Il fondatore 37enne Kim Dotcom e altri collaboratori (che nel frattempo hanno messo da parte una fortuna stimata in 175 milioni di dollari), sono stati prelevati in Nuova Zelanda sulla base di un mandato di arresto emesso dagli Stati Uniti. Megaupload non era un sito e nemmeno un servizio di file sharing, ma un sistema di server in cloud computing in cui l’utente poteva caricare dei file gratuitamente fino a 2Giga e scaricare quelli degli altri fino a 1 Giga.

Per chi si registrava lo spazio saliva a 200 Giga, mentre per gli utenti premium a pagamento lo spazio di Megaupload diventava illimitato, come eventualmente illimitata la capacità di caricare e scaricare musica, film e software a sbafo. Dopo la notizia, gli attivisti di Anonymous, sigla sotto cui si celano varie comunità online di hacker che attuano forme di protesta in forma anonima, hanno attaccato per rappresaglia e rendendoli inutilizzabili alcuni siti come quello della Recording Industry of America e della Universal Music. Comunque sembra certo che la vita per chi vorrà lucrare sui prodotti coperti da diritto d’autore da oggi è diventata più difficile.