Coppia che dopo il matrimonio pensa al divorzio prendendosi a pugni

Sposarsi non è di moda e divorziare è sempre più frequente. Crisi economica e coppia non sono un binomio vincente. I problemi amplificano conflitti e contrasti familiari. Tra matrimonio e divorzio chi vince e chi perde?

Il matrimonio non è più un passaggio fondamentale della vita di coppia e non rappresenta più un progetto di vita insostituibile. Anche divorziare non è più una cosa vista come assolutamente nefasta. Tra chi ci vede una drammatica disgregazione valoriale e chi la conseguenza della precarietà anche economica in cui viviamo, sono sempre più le persone che considerano convivere senza sposarsi una conquista positiva frutto di una nuova maturità sociale finalmente libera da retaggi di ogni sorta.

Leggendo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2013 i matrimoni civili e religiosi sono stati 194.057, ovvero 50mila in meno rispetto a 10 anni prima. Non che le coppie siano scomparse o che la voglia di innamorarsi sia svanita a causa di costumi lascivi che allontanano la voglia di costruire progetti di vita in comune. Semplicemente le unioni di fatto, costituite da coppie che convivono sotto lo stesso tetto, sono arrivate ad essere oltre un milione e già più di un bambino su quattro, oltre il 26%, in Italia nasce al di fuori del matrimonio.

Ci si sposa di meno

I matrimoni si sono dimezzati in poco più di vent’anni: dai 392 mila del 1972 ai 197 mila del 2009. L’età media delle coppie sposi nel frattempo è cresciuta di circa 6 anni con una età media tra 32 e 35 anni. Di questi il 45,3% optano per il rito civile. Una quota in costante aumento da molti anni e che lo scorso anno è cresciuta di un ulteriore 8%. Questa crescita è in parte dovuta alle seconde nozze, ma sono sempre più i primi matrimoni a non essere celebrati in chiesa. I motivi possono essere un minore interesse alle pratiche religiose ma anche un risparmio sulla preparazione del banchetto nuziale.

Come cambiano coppie di sposi? Rispetto ad un passato dove l’uomo era il soggetto forte in tutti i sensi, nelle coppie di sposi moderne la donna ha fatto passi da gigante. Le differenze di stipendio, istruzione ed età tra uomo e donna vanno colmandosi. Nelle coppie di sposi americane la donna nel 9% dei casi guadagna più dell’uomo. Nel 18% ha un grado di istruzione più elevato e nell’11% dei casi la sposa è anche più grande del marito. Le scelte economiche in famiglia sono fatte nel 30,8% dei casi dalle donne, mentre solo nel 1986 erano l’1,6%.

Finita era del buon partito

Da Cenerentola in poi sposarsi era un modo per migliorare il proprio ceto sociale. Oggi non è più così, l’ascensore sociale è svanito anche nel matrimonio. Il sogno della fanciulla semplice e un pò ingenua che grazie al principe Azzurro di turno scala la società è finito anche nei cartoni animati. Donne e bambine della Walt Disney oramai e per fortuna sono eroine che hanno ben altro da fare che non badare al marito che le mantiene. In compenso ci si sposa sempre più all’interno dello stesso ceto sociale e così in qualche modo aumentano anche le diseguaglianze nella società.

L’omogamia, ovvero la formazione di coppie sposi con interessi e passioni simili, è favorita da molti motivi a livello economico, sociale e culturale. Da un lato è un modo delle elite, sempre più minacciate dalla crisi, di proteggere gli interessi familiari. Ovviamente le nuove coppie dovrebbero essere anche più compatibili a livello caratteriale e avere una visione del futuro comune. Difficile allora spiegare il boom dei divorzi saliti in Italia del 57% nel 2015. Ma così è l’amore in tempi di incertezze.

Convivere e non sposarsi

Sembra passato un secolo da quando per uscire dalla casa dai genitori e non essere additati dalla società come esseri negletti o donne poco serie, toccava sposarsi. Sontuosi matrimoni poi in pochi anni perdevano molto della felicità ostentata in cerimoniali inutilmente opulenti costati come monolocali in provincia. Forse, prima di dovere mettere nel conto anche la parcella dell’avvocato divorzista, giovani e meno giovani hanno capito che è un bene mettersi alla prova e convivere qualche anno. Per sposarsi in fondo cè sempre tempo: ecco che il matrimonio diventa solo un modo per confermare una scelta consapevole.

Le unioni di fatto sono riconosciute ed equiparate alle coppie sposate sotto ogni aspetto legale, economico e sociale e in molti paesi del Nord Europa questo. L’Italia anche in questo campo sconta un ritardo culturale e politico insieme a paure che i 44mila matrimoni religiosi in meno degli ultimi cinque anni rischiano di amplificare. Toccherá abituarsi. Oramai è chiaro a tutti che anche gli ultimi irriducibili non riusciranno a fermare tante coppie libere di amarsi, avere figli e costruire una famiglia nella forma, nei modi e nei tempi che preferiscono.

Divorziare per crisi economica

Cosa significa divorziare per problemi di soldi? Sempre più crisi economica e matrimonio corrono su strade parallele sia in Europa che in America dove i single hanno superato le coppie sposate e non solo perchè ci si sposa sempre meno. Molti litigi che portano alla rottura della coppia e al divorzio sono innescati da problemi di carattere economico. Non si parla solo di persone che fanno fatica ad arrivare a fine del mese, ma di famiglie che proiettano troppo in là le loro aspettative economiche e di crescita sociale comunque basata sul denaro.

Da un lato sposarsi conviene anche in termini economici, poichè frutta una media di circa 100mila dollari. Senza contare che chi è sposato secondo delle stime guadagna circa il 10 o 20% in più rispetto a un single. Ma dall’altro lato farsi prendere la mano produce risultati catastrofici. I ricercatori americani della Brigham Young University hanno scoperto infatti che il denaro all’interno della coppia, oltre ad essere un motore importante, può causare anche molti guai.

Le coppie più materialiste avrebbero però fino a un 15% di probabilità in più di essere infelici e di finire dall’avvocato, specie se la smania per i soldi e la carriera è condivisa dal compagno. Non sarà un caso che proprio in America i single hanno superato gli sposati (45,6% contro 44,9%) il 40% dei figli oramai nasce fuori dal matrimonio, mentre solo il 18,6% dei figli grandi tra i 25 e 34 anni vive sia con mamma che papà.

Divorziare per Facebook

Forse tutti non sanno che tra i motivi che scatenano le crisi di coppia ci sono i messaggi scritti sui social come Facebook. Inutile negare che è il luogo ideale per flirtare con vecchi compagni di scuola o amici e amiche appena conosciuti con cui sembra possibile condividere un mondo fatto di sogni e passioni che vanno al di là della propria vita quotidiana. Così oltre l’80% degli avvocati divorzisti americani hanno visto aumentare i casi dovuti a social networking. WhatsApp non è da meno, dato che l’81% dei possessori di smartphone lo utilizza e il suono dei messaggi in arrivo può scatenere non pochi problemi.

Cosa fanno le coppie su Facebook per cacciarsi nei guai? Soprattutto tre cose: vengono beccate a scrivere messaggi inappropriati a persone conosciute sul social network, oppure mettono in cattive luce il proprio partner parlandone male, o vengono spiati da amici che riportano comportamenti scorretti e tradimenti in atto. Alla fine insomma sarebbe meglio non esagerare per non ‘condividere’ l’esperienza d’amore fallita delle quasi 100 mila coppie che tutti gli anni finiscono dagli avvocati per separarsi.

Divorziare per i figli

Molte coppie mettono i figli davanti a tutto. Il rischio è non avere più tempo da dedicare alla coppia ed entrare in crisi. Secondo una ricerca realizzata in America, il 40% dei litigi tra marito e moglie ruota proprio attorno ai figli. Un problema che oltre a dipendere dalle condizioni sociali ed economiche, varia in funzione degli aiuti ricevuti dai genitori e dal supporto pubblico. La questione sollevata tempo fa dal libro americano Bringing Up Bebe scritto da Pamela Druckerman è sempre attuale e comune a molte famiglie italiane di reddito medio e superiore che hanno fatto proprio il motto ‘Children First’ della cultura americana.

Tutte le società anglosassoni premiano questo comportamento. La diffusa aspirazione che il proprio bambino possa diventare una star e avere successo nella vita, porta molti genitori a diventare ossessivi nella ricerca di attività che possano sviluppare le attitudini dei figli. La conseguenza è che tutto il tempo in famiglia viene dedicato al trasporto dei pargoli dal collegio d’élite al concerto, fino ad una attività sportiva o alla scuola di musica. Se a tutto ciò aggiungete lo stress della crisi economica, nel delirio di impegni quotidiano e in assenza di un adeguato supporto sociale, diventa sempre più difficile considerare il benessere di coppia come fondamento della famiglia.

Nuovi divorzi brevi

Se alla fine tra matrimonio e divorzio vince il secondo, l’importanza di avere un buon avvocato diventa fondamentale per far valere i propri diritti. Il bugdet da sostenere varia, a partire da 1.500 euro. Ma si può spendere meno se i due coniugi sono d’accordo su come organizzare la nuova vita. Con la nuova disposizione introdotta con la legge n. 55/2015 il periodo di separazione viene ridotto.

Deve passare un anno per divorzio conflittuale e 6 mesi per quello consensuale. Non è necessario rivolgersi al tribunale competente, basta un avvocato o l’ufficiale di stato civile che assistono alla pratica di divorzio, con tanto di accordi scritti. Controversie e liti nelle questioni di divorzio sono all’ordine del giorno, ma c’è chi decide di festeggiare insieme la fine della relazione, specie se non ci sono i figli.

Festa di divorzio

Se i matrimoni entrano in crisi per i soldi, infatti c’è un vero e proprio business in crescita esponenziale, il Wedding out party o Divorce party che arriva dagli Stati Uniti. Si tratta di allestire feste di divorzio o fine relazione con tanto di inviti e torta a tema. Un modo per dire definitivamente addio al partner e iniziare una nuova vita. Secondo gli psicologi celebrare la fine del matrimonio è una scelta positiva, certamente un buon inizio per riconoscere la perdita e iniziare così una nuova vita.

Divorziare può essere un dramma specie se si hanno figli, ma può essere un’occasione per festeggiare. In Austria, Germania e Francia, sono attive persino le fiere di divorzio, il canale preferito per pubblicizzare le agenzie presenti sul territorio pronte a fornire consulenze specializzate sulla separazione, dagli aspetti burocratici a quelli psicologici fino all’organizzazione di feste per esorcizzare un momento di cambiamento, di rottura nella propria vita che inevitabilmente porta con sè una buona dose di tristezza.

Brindisi a nuova vita

In Inghilterra invece la proposta è girata nei grandi magazzini Debenhams dove è stata istituita la lista del divorzio con cui si chiedono in regalo ad amici e parenti determinati oggetti condivisi con l’ex partner e rimasti nella casa ormai lontana… un modo per alleggerire le spese da single? Altri preferiscono dare un taglio netto e disfarsi in vario modo di tutti gli oggetti che ricordano l’ex partner, compresi quella della tradizionale ‘lista nozze’.

Per organizzare i party di divorzio si tratta di ribaltare la tradizione e il risultato può essere davvero esilarante. Contro partecipazioni, confetti neri, giochi divertenti, torta nuziale divisa in due, con moglie che trascina il marito nella spazzatura, lo pugnala o crea altre situazioni macabre. Una serie di gadget fantasiosi e stravaganti contro il matrimonio, tra cui l’anello di divorzio nella bara, da seppellire.