Coppia in crisi

Tra matrimoni e divorzi chi vince? Crisi economica e problemi amplificano conflitti e contrasti familiari nelle coppie. Perchè sposarsi non è più di moda, lasciarsi è sempre più frequente e i tradimenti sono all’ordine del giorno

Lo dicono tutte le recenti statistiche sui matrimoni e divorzi: sposarsi non è più un passaggio fondamentale della vita di coppia e non rappresenta più un progetto di vita insostituibile: divorziare non è più il peggiore dei mali. Tra chi ci vede una drammatica disgregazione valoriale e chi la conseguenza della precarietà anche economica in cui viviamo, sono sempre più le persone che considerano la convivenza senza sposarsi una conquista positiva frutto di una nuova maturità sociale finalmente libera da retaggi di ogni sorta.

Leggendo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2018 i matrimoni civili e religiosi sono stati 195.778, ovvero 50mila in meno rispetto a 10 anni prima. Non che le coppie siano scomparse o che la voglia di innamorarsi sia svanita a causa di costumi lascivi e tradimenti che allontanano la voglia di costruire progetti di vita in comune. Semplicemente le unioni di fatto, costituite da coppie che convivono sotto lo stesso tetto, sono arrivate ad essere oltre un milione e già più di un bambino su quattro, oltre il 26%, in Italia nasce al di fuori del matrimonio.

Matrimoni in calo

I matrimoni si sono dimezzati in poco più di vent’anni: dai 392 mila del 1972 ai 197 mila del 2009. L’età media delle coppie sposi nel frattempo è cresciuta di circa 6 anni con una età media tra 32 e 35 anni, mentre come vedremo in seguito cresce da molti anni anche chi si sposa con rito civile. Questa crescita è in parte dovuta alle seconde nozze, ma sono sempre più i primi matrimoni a non essere celebrati in chiesa. I motivi possono essere un minore interesse alle pratiche religiose ma anche un risparmio sulla preparazione del banchetto nuziale.

Come cambiano coppie di sposi? Rispetto ad un passato dove l’uomo era il soggetto forte in tutti i sensi, nelle coppie di sposi moderne la donna ha fatto passi da gigante. Le differenze di stipendio, istruzione ed età tra uomo e donna vanno colmandosi. Nelle coppie di sposi americane la donna nel 9% dei casi guadagna più dell’uomo. Nel 18% ha un grado di istruzione più elevato e nell’11% dei casi la sposa è anche più grande del marito. Le scelte economiche in famiglia sono fatte nel 30,8% dei casi dalle donne, mentre solo nel 1986 erano l’1,6%. Il 74% delle donne si occupa anche di gestire i risparmi.

Il buon partito non c’è più

Da Cenerentola in poi sposarsi era un modo per migliorare il proprio ceto sociale. Oggi non è più così, l’ascensore sociale è svanito anche nel matrimonio. Il sogno della fanciulla semplice e un pò ingenua che grazie al principe Azzurro di turno scala la società è finito anche nei cartoni animati. Donne e bambine della Walt Disney oramai e per fortuna sono eroine che hanno ben altro da fare che non badare al marito che le mantiene. In compenso ci si sposa sempre più all’interno dello stesso ceto sociale e così in qualche modo aumentano anche le diseguaglianze nella società.

L’omogamia, ovvero i matrimoni con coppie sposi con interessi e passioni simili, è favorita da molti motivi a livello economico, sociale e culturale. Da un lato è un modo delle elite, sempre più minacciate dalla crisi, di proteggere gli interessi familiari. Ovviamente le nuove coppie dovrebbero essere anche più compatibili a livello caratteriale e avere una visione del futuro comune. Difficile allora spiegare il boom dei divorzi saliti in Italia del 57% nel 2015. Ma così è l’amore in tempi di incertezze.

Matrimoni in Chiesa vs comune

Un altro fenomeno interessante che certifica il cambiamento degli stili di vita e della società arriva dal numero di matrimoni celebrati in Chiesa rispetto ai riti civili. Fino a pochi anni fa solo i più convinti atei avrebbero scelto una cerimonia civile pronunciando il fatidico sì al cospetto di un sindaco, piuttosto che inginocchiarsi davanti all’altare. Ebbene l’Istat invece certifica che la rivoluzione con un sorpasso avvenuto nel 2018, quando i matrimoni celebrati in comune sono stati il 50,1% del totale.

Si tratta evidentemente della fotografia di un paese sempre più laico o forse solo più attento a risparmiare, in cui anche un bambino su tre ha genitori non sposati. Oltre alle quasi 1,5 milioni di coppie di fatto, ci sono anche il 17% di coppie con uno straniero e quasi 3 mila unioni tra Gay celebrate ogni anno. Tra chi non celebra il matrimonio in chiesa un 20% appartiene alla schiera di divorziati, mentre gli over 65 anni alle prime nozze, sempre secondo gli ultimi dati, sono il 3,5%.

Convivenze e unioni di fatto

Sembra passato un secolo da quando per uscire dalla casa dai genitori e non essere additati dalla società come esseri negletti o donne poco serie, toccava sposarsi. Sontuosi matrimoni poi in pochi anni perdevano molto della felicità ostentata in cerimoniali inutilmente opulenti costati come monolocali in provincia. Forse, prima di dovere mettere nel conto anche la parcella dell’avvocato divorzista, giovani e meno giovani hanno capito che è un bene mettersi alla prova e convivere qualche anno. Per sposarsi in fondo cè sempre tempo: ecco che il matrimonio diventa solo un modo per confermare una scelta consapevole.

Le unioni di fatto sono riconosciute ed equiparate alle coppie sposate sotto ogni aspetto legale, economico e sociale e in molti paesi del Nord Europa questo. L’Italia anche in questo campo sconta un ritardo culturale e politico insieme a paure che i 44 mila matrimoni religiosi in meno degli ultimi cinque anni rischiano di amplificare. Toccherá abituarsi. Oramai è chiaro a tutti che anche gli ultimi irriducibili non riusciranno a fermare tante coppie libere di amarsi, avere figli e costruire una famiglia nella forma, nei modi e nei tempi che preferiscono.

Matrimonio e soldi

Per questioni economiche e per la difficoltà di trovare lavoro, l’Italia è uno dei paesi in Europa in cui si lascia casa dei genitori e quindi si mette su famiglia più tardi. Secondo una ricerca realizzata da Eurostat i ragazzi italiani ci metterebbero 12 anni più di quelli svedesi per staccarsi dal nucleo familiare: 30 anni contro una media di 17,8 anni. Grazie ad un welfare migliore, in Francia e Germania, i giovani escono di casa attorno ai 23 anni e mezzo.

Da un lato sposarsi conviene anche in termini economici, poichè frutta una media di circa 100mila dollari. Senza contare che chi è sposato secondo delle stime guadagna circa il 10 o 20% in più rispetto a un single. Ma dall’altro lato farsi prendere la mano produce risultati catastrofici. I ricercatori americani della Brigham Young University hanno scoperto infatti che il denaro all’interno della coppia, oltre ad essere un motore importante, può causare anche molti guai.

Divorzi e crisi economica

Cosa significa divorziare per problemi di soldi? Sempre più crisi economica e matrimonio corrono su strade parallele sia in Europa che in America dove i single hanno superato le coppie sposate e non solo perchè ci si sposa sempre meno. Molti litigi che portano alla rottura della coppia e al divorzio sono innescati da problemi di carattere economico. Non si parla solo di persone che fanno fatica ad arrivare a fine del mese, ma di famiglie che proiettano troppo in là le loro aspettative economiche e di crescita sociale comunque basata sul denaro.

Le coppie più materialiste avrebbero però fino a un 15% di probabilità in più di essere infelici e di finire dall’avvocato, specie se la smania per i soldi e la carriera è condivisa dal compagno. Non sarà un caso che proprio in America i matrimoni sono in crisi e i single hanno superato gli sposati (45,6% contro 44,9%) il 40% dei figli oramai nasce fuori dal matrimonio, mentre solo il 18,6% dei figli grandi tra i 25 e 34 anni vive sia con mamma che papà.

Divorziare per i figli

Molte coppie mettono i figli davanti a tutto. Il rischio è non avere più tempo da dedicare alla coppia ed entrare in crisi. Secondo una ricerca realizzata in America, il 40% dei litigi tra marito e moglie ruota proprio attorno ai figli. Un problema che oltre a dipendere dalle condizioni sociali ed economiche, varia in funzione degli aiuti ricevuti dai genitori e dal supporto pubblico. La questione sollevata tempo fa dal libro americano Bringing Up Bebe scritto da Pamela Druckerman è sempre attuale e comune a molte famiglie italiane di reddito medio e superiore che hanno fatto proprio il motto ‘Children First’ della cultura americana.

Tutte le società anglosassoni premiano questo comportamento. La diffusa aspirazione che il proprio bambino possa diventare una star e avere successo nella vita, porta molti genitori a diventare ossessivi nella ricerca di attività che possano sviluppare le attitudini dei figli. La conseguenza è che tutto il tempo in famiglia viene dedicato al trasporto dei pargoli dal collegio d’élite al concerto, fino ad una attività sportiva o alla scuola di musica. Se a tutto ciò aggiungete lo stress della crisi economica, nel delirio di impegni quotidiano e in assenza di un adeguato supporto sociale, diventa sempre più difficile considerare il benessere di coppia come fondamento della famiglia.

Divorziare per Facebook

Forse tutti non sanno che tra i motivi che scatenano la fine dei matrimoni ci sono i messaggi scritti sui social come Facebook. Inutile negare che è il luogo ideale per flirtare con vecchi compagni di scuola o amici e amiche appena conosciuti con cui sembra possibile condividere un mondo fatto di sogni e passioni che vanno al di là della propria vita quotidiana. Così oltre l’80% degli avvocati divorzisti americani hanno visto aumentare i casi dovuti a social networking. WhatsApp non è da meno, dato che l’81% dei possessori di smartphone lo utilizza e il suono dei messaggi in arrivo può scatenere non pochi problemi.

Cosa fanno le coppie su Facebook per cacciarsi nei guai? Soprattutto tre cose: vengono beccate a scrivere messaggi inappropriati a persone conosciute sul social network, oppure mettono in cattive luce il proprio partner parlandone male, o vengono spiati da amici che riportano comportamenti scorretti e tradimenti in atto. Alla fine insomma sarebbe meglio non esagerare per non ‘condividere’ l’esperienza d’amore fallita delle quasi 100 mila coppie che tutti gli anni finiscono dagli avvocati per separarsi.

Tradimenti nelle coppie

Il capitolo precedente apre un’altra domanda: quante coppie e matrimoni in crisi per colpa del tradimento? Anche i ruoli tra maschi e femmine si scambiano. Tante donne sposate tradiscono il marito con storie extra coniugali sul lavoro, social e siti di incontri. Se come abbiamo visto il modello tradizionale di coppia basato sul matrimonio scricchiola da molte parti, la promessa di fedeltà a vita è una chimera spesso ignorata con le conseguenze del caso e le nuove libertà sessuali fanno il resto. Ma se prima il tradimento era appannaggio degli uomini, oggi tante donne sposate tradiscono il proprio partner.

Litigi e incomprensioni, crisi e separazioni spesso sono dovute al desiderio di libertà degli individui che non riconoscono più il valore della coppia stabile. Galeotto il lavoro, i social network o i siti d’incontri, oppure è in crisi un modello di famiglia arcaico basato sul matrimonio? La realtà dei fatti segnala un aumento considerevole di casi di infedeltà delle donne sposate alle prese con un nuovo ruolo nella società nel lavoro e non solo. Secondo un recente studio dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti in Italia, la percentuale di tradimenti delle donne sposate è del 45%. Un numero appena inferiore al 55% degli uomini che, incuranti delle conseguenze, cercano una storiella fuori dal matrimonio.

In generale gli italiani sarebbero primi al mondo nella ricerca di storie extra coniugali, davanti a Spagna e Francia. Del resto non è una novità, costruire l’infedeltà coniugale sui social, passando dal virtuale al pratico, sembra diventata una prassi abituale di molte coppie. Ma non solo. Oramai ci sono siti di incontri che sembrano fatti apposta per uomini e donne che vogliono tradire con facilità. Basta registrarsi, inserire dati e soprattutto le preferenze sessuali, e il gioco è fatto. L’incontro con il partner ideale è assicurato anonimo… o quasi.

Donne che sposate tradiscono

Quando una donna tradisce solitamente è in cerca di nuova intimità emotiva, mentre un uomo spesso tradisce solo per piacere fisico. Le donne sono sicuramente molto più emancipate rispetto al passato e più in sintonia con le loro esigenze, bisogni e desideri. Ragazze e non solo vogliono sentirsi desiderate, volute e irresistibili. Il problema di essere madri, avere figli al seguito e un ruolo di mamma da onorare all’interno dei matrimoni sembra oramai secondario.

Quando l’uomo deve preoccuparsi? I problemi possono nascere dalla mancanza di attenzione, complimenti e intimità da parte di mariti troppo impegnati o magari preoccupati dal punto di vista professionale. Contribuiscono le troppe attenzioni dedicate ai figli e la poca cura nella coppia. Molte donne lamentano rapporti intimi non emotivamente coinvolgenti, o non soddisfacenti per nulla. Attenzione a dare per scontate le attenzioni che la moglie dedica all’uomo, possono contribuire all’infedeltà coniugale.

Calo di desiderio nell’uomo

A complicare la situazione dei matrimoni può mettersi anche lo stress da vita moderna che induce un calo di desiderio anche nell’uomo, tra le cause principali di tradimento nella coppia. Oggi non solo l’uomo cerca altrove la conferma della propria virilità negando i problemi di calo desiderio, ma anche la donna, con la menopausa alle porte, risulta essere molto più presente, sempre per questioni fisiologiche.

Terapie ormonali sostitutive sembravano essere appannaggio solo del mondo delle donne che con l’età avanzata e la menopausa alle porte si trovavano a dover affrontare cambiamenti nel corpo e nello spirito. Ma anche per gli uomini dopo i quarant’anni cala il testoterone, l’ormone responsabile della virilità che inevitabilmente fa sorgere dubbi e voglia di evasione. C’è poi la sindrome del passaggio a quella che viene considerata la seconda parte della vita. Un periodo di riflessione che pone gli individui di fronte alle preoccupazioni sulla propria fine, nella valutazione di cosa si è, cosa si è fatto e cosa si vuole ancora fare.

Matrimoni da difendere

Tutte le preoccupazioni inducono molto spesso uno specie di stato di lutto che espone facilmente a stati di depressione e a reazioni di negazione. Ovviamente se le donne sposate tradiscono non è sempre colpa dei mariti. A spingere l’infedeltà femminile possono esserci tanti fattori esterni come nuovi modelli e stili di vita, una instabilità emozionale veicolata da ritmi della società voracemente concentrata sul consumo o su ambizioni finanziarie.

All’interno dei matrimoni ci sono mogli che, guadagnando più dei mariti, non sentono più la sua presenza come fondamentale. Donne con bassa autostima possono volere cercare conferme all’esterno della coppia sotto il profilo sessuale, emotivo o intellettuale. Poi c’è la noia, la routine, non avere interessi in comune e prospettive di crescita e miglioramento. Il problema è che la promiscuità, come insegnano gli anni ’60, può non essere una valida soluzione alla rassegnazione. Avere la capacità di costruire sogni e di condividerli con un altra persona è l’unica garanzia di coppia duratura.

Quanto costa divorziare?

Se alla fine tra matrimonio e divorzio vince il secondo, l’importanza di avere un buon avvocato diventa fondamentale per far valere i propri diritti. Il bugdet da sostenere varia, a partire da 1.500 euro. Ma si può spendere meno se i due coniugi sono d’accordo su come organizzare la nuova vita. Con la nuova disposizione introdotta con la legge n. 55/2015 il periodo di separazione viene ridotto.

Deve passare un anno per divorzio conflittuale e 6 mesi per quello consensuale. Non è necessario rivolgersi al tribunale competente, basta un avvocato o l’ufficiale di stato civile che assistono alla pratica di divorzio, con tanto di accordi scritti. Controversie e liti nelle questioni di divorzio sono all’ordine del giorno, ma c’è chi decide di festeggiare insieme la fine della relazione, specie se non ci sono i figli.

Festa di divorzio

Se i matrimoni entrano in crisi per i soldi, negli Stati Uniti c’è un vero e proprio business in crescita esponenziale che non riguarda le feste di matrimonio, ma i Wedding out party o Divorce party. Si tratta di allestire feste di divorzio o fine relazione con tanto di inviti e torta a tema. Un modo per dire definitivamente addio al partner e iniziare una nuova vita. Secondo gli psicologi celebrare la fine del matrimonio è una scelta positiva, certamente un buon inizio per riconoscere la perdita e iniziare così una nuova vita.

Divorziare può essere un dramma specie se si hanno figli, ma può essere un’occasione per festeggiare. In Austria, Germania e Francia, sono attive persino le fiere di divorzio, il canale preferito per pubblicizzare le agenzie presenti sul territorio pronte a fornire consulenze specializzate sulla separazione, dagli aspetti burocratici a quelli psicologici fino all’organizzazione di feste per esorcizzare un momento di cambiamento, di rottura nella propria vita che inevitabilmente porta con sè una buona dose di tristezza.

Brindisi a nuova vita

In Inghilterra invece la proposta è girata nei grandi magazzini Debenhams dove è stata istituita la lista del divorzio con cui si chiedono in regalo ad amici e parenti determinati oggetti condivisi con l’ex partner e rimasti nella casa ormai lontana… un modo per alleggerire le spese da single? Altri preferiscono dare un taglio netto e disfarsi in vario modo di tutti gli oggetti che ricordano l’ex partner, compresi quella della tradizionale ‘lista nozze’.

Per organizzare i party di divorzio si tratta di ribaltare la tradizione e il risultato può essere davvero esilarante. Contro partecipazioni, confetti neri, giochi divertenti, torta nuziale divisa in due, con moglie che trascina il marito nella spazzatura, lo pugnala o crea altre situazioni macabre. Una serie di gadget fantasiosi e stravaganti contro il matrimonio, tra cui l’anello di divorzio nella bara, da seppellire.