Ragazza al ristorante intenta a mangiare emozioni

Mangiare emozioni significa affrontare il cibo con nuova consapevolezza. Da soli e in compagnia, al ristorante o a casa tra sconosciuti, come funziona l’arte di gustare per sperimentare la ricerca di nuovi sapori oltre al mercato

Mangiare emozioni significa scoprire il lato emozionale del cibo, sempre più importante nella comunicazione e nuovo fattore di identità personale. Non stiamo parlando solo di ricette, ingredienti e sapori ma anche di ambiente, persone, luci, colori e musica che hanno un ruolo fondamentale nel rivelare il gusto del momento. Un approccio al mangiare che si può avere sia al ristorante che tra le mura domestiche.

Considerare l’aspetto emozionale del mangiare è un aspetto abbastanza nuovo che coinvolge molti aspetti soggettivi e non. D’altronde ultimamente non si parla solo di cucina in tutte le sue declinazioni, ma anche di dipendenza e ossessione da cibo, obesità e altre fobie. Ogni giorno nascono manie di tutti i generi che vengono affrontate da dietologi, esperti di psicologia ma anche da strateghi del marketing. Perchè da quando le antiche osterie di una volta non esistono più, è enorme l’importanza del mercato nel modellare gli stili di vita.

Il cibo è un’arte da gustare

Più che cercare sapori autentici e genuini, la gente oggi è indotta a mangiare emozioni. Frequenta ristoranti alla moda e ambienti di simil lusso arredati ad hoc che poco hanno a che fare con la tradizione, soprattutto nel prezzo. D’altronde anche nel ‘600 i ricchi signori amavano farsi ritrarre circondati da prelibatezze per manifestare la loro agiatezza, e di nature morta alimentari, canestri di frutta e verdura e golosi banchetti a base di ostriche e Champagne è piena la storia della pittura.

Tra status presunti e vere emozioni, comunque oggi il pubblico interpreta il cibo come arte e nascono sempre più ristoranti a tema che puntano su uno stile personale e sulla capacità di offrire sensazioni particolari, a cominciare dal design. Ormai il panorama è così vasto e articolato che il significato di ‘mangiare’ originario, ovvero di nutrirsi semplicemente con gusto, sembra quasi dimenticato. Ma quali sono le strategie di chef e designer per mangiare emozioni?

Mangiare emozioni prima del cibo

Pochi vanno al ristorante per soddisfare il bisogno primario di mangiare. Oggi si esce a cena per soddisfare altri bisogni legati alla sfera emotiva che comunque con il cibo hanno un forte legame. Mangiare emozioni significa anche provare le novità della cucina in un contesto stimolante, diverso dal classico ristorante, ma soprattutto condividerle con gli amici. Ristoranti, locali, bistrot dispongono oramai tutti di spazi molto ricercati e studiati su misura per evocare l’immaginario di una ben determinata clientela suddivisa per gusti, stile e naturalmente possibilità economiche.

Arredamento e profumi, musica e sapori e l’aspetto del personale giocano un ruolo fondamentale. Il brutto è che a volte la qualità del cibo arriva in fondo. Presentato in certo modo il piatto deve rispecchiare le aspettative di un cliente sempre più esigente e consapevole. L’importante per il ristoratore è dare una linea riconoscibile al locale, creare ambienti e menù curati fin nei minimi dettagli in modo che il cliente possa riconoscersi anche sui sapori e vivere un’esperienza emozionale unica.

Cibo emozioni e umore

Mangiare emozioni significa coinvolgere tutti i sensi. Si è scoperto che perfino la musica cambia il gusto di ciò che si mangia. Ma che si tratti di aspetti psicologici o fisiologici, è chiaro che gli alimenti hanno un grande effetto sul nostro umore. L’importanza di ciò che mangiamo nell’influenzare il nostro atteggiamento è un dato di fatto confermato da numerosi esperimenti scientifici. La chimica del cibo incide notevolmente sull’equilibrio del nostro corpo. Favorisce legami benefici, o viceversa può scatenare repulsione.

Gli chef più famosi nello scegliere il giusto mix tra cibo emozioni non possono sbagliare. Anche perchè a livello emotivo contano molto i ricordi. Ciò che evoca una semplice fetta di torta al cioccolato rimane nel tempo. Il gusto di una mela è come il carattere di una persona. Il sapore di un sugo può essere come una canzone che non di dimentica. Mangiare è sempre più un mix di emozioni e identità personale, che va ben al di là di un piatto di pasta mangiato di fretta.

Cucinare emozioni non appartiene solo ad un sofisticato modo di vita, ma è alla portata di tutti. Un libro come “La mia cucina delle emozioni” (HarperCollins) del famoso divulgatore scientifico e cuoco Marco Bianchi, contiene ingredienti e ricette per ogni giorno. Si tratta di unire la voglia di alimentarsi in modo sano con la capacità del cibo di stimolare emozioni positive, energia, buon umore, concentrazione, creatività e coraggio. Emozione e gusto possono convivere, senza rinunce, in modo naturale.

Ristoranti particolari per tutti i gusti

Se mangiare emozioni è una tendenza, l’ingegno umano trova soluzioni decisamente particolari che vanno anche al di là del significato più nobile del gusto. Ristoranti sospesi nel vuoto, arredati come ospedali, all’interno di cascate, immersi nelle acque cristalline o sugli alberi. Ce n’è per tutti i gusti sparsi per il mondo, per chi vuole scardinare le regole o solo cambiarne alcune.

  • Mangiare completamente nudi può avere senso a New York nei locali ‘Clothing Optional Dinner’ (il vestito è facoltativo). Chi ama farsi servire da infermieri che utilizzano attrezzi da chirurgo, fino a qualche tempo fa poteva recarsi a Riga in Lettonia nell’Hospitalis Restaurant, mentre anche il Modern Toilet Restaurant di Shangai sembra abbia tutt’ora molto successo. Forse è meglio gustarsi una cena sotto il livello del mare delle Maldive o farsi un tuffo prima, dopo o durante. In un ristorante delle Filippine ricavato sotto una cascata, i clienti possono unire i piaceri.
  • Amanti del brivido, delle altezze vertiginose, del vuoto? Chi vuole gustare i cibi attaccato ad una parete rocciosa sospesa può recarsi in Cina, mentre in Thailandia il rapporto cibo emozioni lo si esalta pranzando sugli alberi. E se in Giappone esistono ristoranti con atmosfere fantascientifiche e robot samurai come camerieri, ad Amsterdam c’è il primo ristorante dedicato a chi decide categoricamente di stare da solo, magari in compagnia del proprio smartphone.
  • Un tuffo nella storia si fa alla Taverna medievale di Praga dove è possibile assistere a uno spettacolo in stile antico tra spade e mangiafuoco. Il gusto di una cena al buio con camerieri non vedenti e menù a sorpresa si assapora ai ristoranti Dans Le Noir famosi in tutto il mondo con sedi a Londra, Parigi, New York, Barcellona e San Pietroburgo. Insomma in tutti questi casi il rischio è che tra cibo ed emozioni trionfino i sensi piuttosto che i sapori.

Social eating

Nell’era della sharing economy anche il settore dedicato al mangiare emozioni a casa con gusto si adegua. Il social eating consente di cucinare e conoscere gente nuova mettendosi alla prova con piatti da veri gourmet preparati con passione e senza pensare al guadagno. I siti per appassionati di cucina sono organizzati come community per tutti i gusti: dalle specialità regionali a quelle più particolari di cucina etnica. Basta dare un’occhiata online per trovare servizi per invitare a cena persone ignote.

I prezzi per mangiare sono generalmente bassi, giusto per coprire le spese delle materie prime, l’utilizzo di materiale vario e il consumo di energia. Il resto è affidato al cuoco sociale che si impegna a dare il meglio di sè ai fornelli. Ovviamente secondo il proprio bagaglio di esperienze elaborate dalla tradizione culinaria tipica del luogo o assecondando le nuove tendenze culinarie. Il risultato sono ricchi menù elaborati a regola d’arte.

Piattaforme in Italia

Tra le piattaforme più visitate c’è Gnammo che ha una vetrina ben fornita di circa 220 mila affezionati utenti detti gnammers che partecipano attivamente agli eventi proposti. Di sapore più internazionale è KitchenParty dedicato a persone curiose che condividono il piacere della buona tavola, tra piatti tipici e party organizzati a casa o nei locali pubblici da scegliersi a seconda del menù e del numero degli invitati.

In grande fermento è Vizeat attivo in 60 Paesi per scoprire cosa gustare nella città in cui ci trova e poi prenotare: semplice e immediato non resta che assaporare la cucina proposta in un’atmosfera amichevole e poi condividere l’esperienza con una community di circa 20 mila seguaci. Grande seguito anche per BonAppetour definito definito l’airbnb del cibo, presente nelle principali città del mondo: da Firenze a Hong Kong fino a Melbourne.

Vegani e vegetariani trovano la giusta soluzione con l’applicazione Appetit. Ma non ci sono solo queste categorie, ce n’è davvero per tutti i gusti, sia si tratti di problemi alimentari o scelte. Celiaci, intolleranti, allergici o anche solo curiosi di provare cibi alternativi possono sbizzarrirsi con la CucinaMancina. Tra immagini e consigli sono tante le soluzioni creative adatte a ogni situazione. Dalle semplici ricette alle indicazioni per trovare negozi e ristoranti di qualità recensiti da una comunità di persone pronta a condividere sapori, esperienze ed emozioni.

Cibo nell’arte

Infine parlando di mangiare emozioni cosa più di un quadro può emozionare? Il cibo nell’arte, capolavori dei grandi maestri dal Seicento a Warhol, è il catalogo di una grande mostra svoltasi a Palazzo Martinengo. Sono illustrati più di cento quadri di artisti diversi, maestri della propria epoca, che mostrano gli usi e costumi legati al cibo. Il rapporto tra cibo emozioni è in questo caso una scoperta dei gusti del tempo tra mercati, dispense e cucine, tavole imbandite fino al cibo nell’arte del XX secolo. Dai quadri d’epoca come i Mangiatori di ricotta‘ del pittore cremonese del Seicento Vincenzo Campi al ‘Piatto di pesche’ di Ambrogio Figino, fino al panettone dipinto alla fine dell’Ottocento da Emilio Longoni all’ode al salato di Cesare Tallone con gorgonzola ed emmental. Per la zuppa il maestro da citare è Andy Warhol, uno che di comunicazione se ne intendeva.