locali dove si suona

Sono stati la culla della musica rock e pop degli ultimi 50 anni eppure, anche a Londra, i locali dove si suona chiudono. Ma come? Non si era detto che la musica dal vivo era l’unico settore che ancora funzionava? Sì, forse quando suonano gli U2 negli stadi…

La notizia è che non ci sono solo i musicisti di Milano, Roma e delle altre città italiane a lamentarsi perchè i locali dove si suona in Italia stanno scomparendo, anzi sono già quasi tutti chiusi o si sono trasformati in simpatici happy hour dove sbevazzare allegramente. Ora ci si mette pure Londra, dove secondo una recente indagine, tra il 2007 e il 2015 si è passati dai 136 locali dove si suonava musica live, agli attuali 88, con un calo del 35%.

Il fenomeno ha evidenti risvolti a livello musicale, dato che molti dei maggiori artisti della scena rock e pop mondiale che alimentano un mercato della musica inglese da 3,8 miliardi di sterline, sono nati e si sono fatti le ossa proprio in quei posti. Ma a questo punto ad essere preoccupati non sono solo i nuovi talenti e i giovani artisti che non sanno più dove trovare un palco in cui suonare, ma le stesse amministrazione della città perchè la musica, specie quella che si suona nei piccoli locali, oltre ad avere una valenza culturale è anche un importante motore per lo sviluppo sociale ed economico dei centri urbani.

Marquee Club, Astoria, 12 Bar Club e Madame Jojo sono solo alcuni dei nomi scomparsi sulla mappa di Londra, piccoli club che hanno visto esibirsi gente come Rolling Stones e Jimi Hendrix, Pink Floyd e David Bowie, Led Zeppelin e Queen, solo per fare alcuni nomi. Il bello è che mentre locali storici come questi, con poche decine di posti a sedere, chiudono, dall’altra parte il settore dei grandi concerti tra biglietti venduti merchandising e turismo, va a gonfie vele. Lo scorso anno proprio a Londra sono arrivate 6,6 milioni di persone per ascoltare concerti e festival, circa la metà dei quali turisti, che hanno anche riempito hotel, ristoranti, utilizzato taxi e fatto shopping in giro per la città e che sicuramente erano anche desiderosi di entrare il giorno dopo in qualche piccolo pub ad ascoltare musica dal vivo.

Perchè invece i piccoli locali dove si suona stanno tutti chiudendo? In Italia la colpa è stata data alle amministrazioni: troppo complicato ottenere permessi, poi c’è la Siae, il rumore e i musicisti da pagare, tanto che c’è chi si è impegnato per migliorare la situazione. Siamo sicuri che invece il fenomeno non sia globale, come diretta conseguenza del cambiamento epocale avvenuto nel modo in cui si fruisce e si consuma la musica? Da fatto personale e intimo da consumare con poche persone, la musica, per come è veicolata attraverso internet, è diventata condivisione da milioni di click e in questa dimensione risiede anche il suo unico valore commerciale che per sopravvivere deve necessariamente offrire sempre più spazio a pochi grandi nomi, mentre i nuovi talenti non hanno più neppure un piccolo palco dove esibirsi.

A Londra ci stanno pensando, ma prima di dare la colpa a Spotify e alle multinazionali del web, stanno analizzando una serie di fattori che riguardano da vicino e da lontano il territorio. Insomma ecco una serie di motivi e di ipotesi che spiegano il motivo per cui i locali dove si suona fanno sempre più fatica a sopravvivere, anzi stanno quasi tutti chiudendo:

  • Lamentele per il rumore e costi connessi (multe)
  • Costo per licenze, avvio e sviluppo di un locale
  • Costi sanitari, per sicurezza, norme antincendio e polizia
  • Concorrenza dei settori non musicali
  • Mancanza di investimenti pubblici nel settore
  • Diffidenza generale verso luoghi apparentemente non fondamentali
  • Declino dell’industria della musica
  • Tagli al turismo
  • Aumento dei costi per i servizi e per i dipendenti