Si sono spente da qualche giorno le luci sul mega concerto-evento del Live Earth: 24 ore di musica da Sidney, Tokyo, Shangai, Londra, Amburgo, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington.

Lo spettacolo, fortemente voluto dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, intendeva essere un momento di riflettessione globale sullo stato del pianeta e alla fine è stato visto da più di 2 miliardi di persone e da 10 milioni di utenti internet. Sarà servito a qualcosa?

Dopo i vari Live Aid e Live 8 per la lotta alla povertà, ecco il mega concerto per salvare la terra dai disastri causati dall’uomo: “Sos, Save Our Selves” (salviamo noi stessi) era lo slogan della manifestazione svoltasi in sette continenti e che ha visto scendere in campo 150 artisti tra cui i Police, Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer, i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers.

“Quando ero giovane Blowin’ in The Wind di Bob Dylan ebbe un impatto incredibile nell’America dei diritti civili. Oggi la musica scritta e cantata a Live Earth può fare lo stesso” ha affermato l’ex vice-presidente Al Gore, da tempo impegnato nelle tematiche ambientali e fresco vincitore di un Oscar con il documentario Una Verità Sconveniente, grido d’allarme sul riscaldamento globale della terra.

Ma i buoni propositi per trasformare il Live Earth in una presa di coscienza globale sui cambiamenti climatici non hanno convinto tutti malgrado gli sforzi degli organizzatori per ridurre al minimo l’impatto ambientale degli spettacoli: concerti “carbon neutral” (a zero emissioni di anidride carbonica), fornitori scelti in base a credenziali di sostenibilità, contenitori riciclabili. Le perplessità sono arrivate piuttosto dai testimonial scelti per un simile evento.

Star della musica (vedi Madonna) che percepiscono compensi faraonici, vivono in mega ville con piscine grandi come laghi, si spostano con aerei privati e auto da 5000cc di cilindra che consumano più di astronavi, alimentando il loro prestigio nell’ostentazione di uno stile di vita basato sul lusso fine a se stesso tessuto tra i fili di mondanità, moda e pubblicità… tutti in fila sul palco a spiegare che bisogna ridurre i consumi e gli sprechi e chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti, all’insegna di un nuovo ambientalismo di tendenza, facile e glamour.

Da una parte ci sono i messaggi, dall’altra il business: in mezzo dei presunti fessi. Se “educare” e “consapevolezza” sono le nuove parola d’ordine, non limitiamoci al cambiamento climatico. Ad esempio Mtv, che ha trasmesso il concerto in diretta cavalcando l’onda del politically correct, è la stessa che si è inventata la simpatica saga degli Osbourne, sitcom che spia Ozzy Osbourne e la sua famiglia tra le mura di casa: “Home theater, piscina di lusso, Jacuzzi, biliardo… ti piacerebbe vivere in un posto così, eh? Esplora questa meravigliosa sciccheria e sbava di invidia…” (dal sito del programma).