pasta sugo

Toto Cutugno, Al Bano, Matia Bazar, Pupo e i Ricchi e Poveri sono tra gli artisti italiani più richiesti nelle manifestazioni pubbliche ma soprattutto private dei nuovi ricchi dell’est che certo non badano a spese. Un vera fortuna per i nostri che vedono lievitare i loro compensi tranquillamente in una serata: un jet privato con tutti i confort annessi e l’affare è fatto.

All’atterraggio li aspetta una calda accoglienza di un pubblico davvero appassionato che ancora oggi venera gli artisti italiani. Qualche esempio? Alcune estati fa il presidente del Kazakistan ha organizzato un concerto di Toto Cutugno osannato da una folla di 84 mila persone mentre i Matia Bazar tenevano un concerto in Crimea per un ministro ucraino e i suoi amici e non è raro ascoltare i Ricchi e Poveri tra Bucarest, Mosca e San Pietroburgo.

Probabilmente la febbre dell’artista italiano risale agli Anni 80 quando Gorbaciov decise di far trasmettere il festival di Sanremo. Le canzoni dei Ricchi e Poveri, di Toto Cutugno e di Riccardo Fogli, soprattutto degli Anni 80 e 90, sono nel repertorio di tutti i pianobar e hanno uno zoccolo duro di consensi che supera di molto quelli di cantanti internazionali come la Pausini, Ramazzotti o George Michael.

Addirittura per i Ricchi e Poveri, nei primi concerti pubblici voluti da Gorbaciov nell’83, un interprete spiegava in russo al pubblico il significato del nome del gruppo: “ricchi” di talento e “poveri” di malizia che oggi tengono circa 70 concerti all’anno di cui una metà sono feste private e l’altra manifestazioni pubbliche. Un esempio di quel che rappresentano è un locale di Pietroburgo dove ogni notte si celebra Capodanno: a mezzanotte parte l’inno nazionale e poi, subito dopo, tutti sui tavoli a ballare “Mamma Maria”…