Il lifelog è la raccolta digitale di dati e informazioni sulla nostra esistenza che formano il nostro inconscio digitale, senza che ne siamo necessariamente consapevoli. Quali sono le implicazioni psicologiche, sociali ed etiche di questo fenomeno?

La tecnologia ha invaso la nostra vita in modi impensabili fino a pochi anni fa, portando alla nascita di due concetti correlati: il lifelog e l’inconscio digitale. Ogni giorno produciamo e consumiamo una quantità enorme di dati digitali, che riguardano le nostre attività, preferenze, sentimenti e relazioni. Questi dati costituiscono una sorta di memoria esterna, che ci permette di conservare e rivedere le tracce della nostra esistenza, fino a renderci virtualmente immortali.

Ma cosa succede quando il lifelog diventa così pervasivo da influenzare il nostro modo di pensare, sentire e agire? Cosa significa avere un inconscio digitale, ovvero una parte della nostra mente che è costantemente alimentata e modellata dai dati digitali che forniamo automaticamente o ci vengono richiesti? Questo articolo si propone di esplorare il fenomeno di vivere una vita achiviata e di analizzare le sue implicazioni psicologiche, sociali ed etiche.

Indice

Cos’è il lifelog?

Il termine “lifelog” è stato coniato nel 1998 dal ricercatore Steve Mann, che si definisce un cyborg, ovvero un essere umano che integra nella sua vita degli elementi tecnologici. Mann ha iniziato a registrare la sua vita fin dagli anni ’80, utilizzando vari dispositivi come telecamere, microfoni, sensori biometrici, computer portatili. Il suo obiettivo era di creare una memoria digitale permanente e accessibile, che potesse arricchire la sua esperienza e conoscenza del mondo.

Il lifelog può essere quindi inteso come una forma di autobiografia digitale, che utilizza vari strumenti tecnologici per registrare e organizzare i momenti salienti della nostra esistenza. Può avere scopi diversi, come il miglioramento personale, la condivisione sociale, la ricerca storica, la cura della salute. Oggi il lifelog è diventato un fenomeno molto diffuso e variegato, grazie alla disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate ed economiche.

Esistono diversi tipi di lifelog, a seconda dei dati che si vogliono registrare e dei motivi per cui si vuole farlo.

  • Il quantified self lo operiamo, ad esempio con gli smartwatch, per monitorare i parametri fisici e mentali, come battito cardiaco, sonno, umore, abitudini alimentari, per migliorare il nostro benessere e performance.
  • Il personal informatics ci serve per raccogliere e analizzare i nostri dati personali, email, messaggi, foto, video, documenti, per aumentare la produttività e creatività.
  • Il social media sharing è quando pubblichiamo e condividiamo online  e sui social i nostri dati personali, opinioni, esperienze, emozioni, per creare e mantenere delle relazioni sociali.
  • Il life narrative consiste nel creare e raccontare una storia della propria vita, utilizzando i propri dati personali come fonte di ispirazione e di riflessione.

Cos’è l’inconscio digitale

Mentre il lifelogging si concentra sulla volontaria registrazione e documentazione della propria vita quotidiana, l’inconscio digitale si riferisce alla raccolta di dati digitali che avviene in modo implicito e spesso automatico durante le interazioni digitali quotidiane. Questi dati, informazioni e interazioni online contribuiscono a plasmare la nostra identità digitale senza che ne siamo necessariamente consapevoli.

L’inconscio digitale si forma attraverso l’interazione tra il lifelog e la nostra mente e può influenzare la nostra memoria, identità, le nostre emozioni e decisioni. Ad esempio, possiamo ricordare meglio alcuni eventi grazie alle immagini digitali che li documentano; costruire una narrazione di noi stessi basata su ciò che condividiamo online; provare sentimenti positivi o negativi in base ai feedback che riceviamo dai nostri contatti digitali; scegliere cosa fare o cosa comprare in base ai suggerimenti personalizzati che ci vengono proposti dai sistemi intelligenti.

Dall’altro lato, la nostra mente può influenzare il lifelog, in quanto possiamo selezionare, modificare e interpretare i dati e le informazioni digitali in base ai nostri bisogni, ai nostri valori e alle nostre aspettative. Ad esempio, possiamo scegliere di cancellare o nascondere alcune tracce digitali che non ci piacciono o che non ci rappresentano più, modificare alcune immagini o testi per renderli più attraenti o convincenti, attribuire significati diversi agli stessi dati o informazioni a seconda del contesto o dell’umore.

L’inconscio digitale può manifestarsi in varie forme, come quando riceviamo suggerimenti personalizzati dagli algoritmi sui social media o raccomandazioni di acquisto su piattaforme di e-commerce. Questi meccanismi sono progettati con sistemi di intelligenza artificiale per adattarsi ai nostri comportamenti passati, creando un ciclo di rinforzo che modella ulteriormente le nostre preferenze e le nostre percezioni.

Benefici di una vita archiviata

Secondo gli studiosi di neuroscienze, la rete è diventata una vera e propria estensione della mente umana attraverso cui interpretare la realtà con informazioni, relazioni e codici di comportamento. Sia lifelog che inconscio digitale si basano infatti sull’idea che gran parte delle nostre azioni e interazioni online avvengono in modo automatico o subconscio, influenzando la nostra percezione di noi stessi e degli altri.

L’obiettivo principale del lifelogging è quello di creare una documentazione completa e dettagliata della propria vita, che può essere utilizzata per scopi come il miglioramento personale, la memorizzazione di ricordi, l’analisi dei comportamenti e molto altro. Ad esempio archiviare le proprie informazioni personali permette di ricordare meglio i fatti e le persone della propria vita, e di accedere facilmente alle informazioni che si cercano.

Potere analizzare i comportamenti della propria vita permette anche di scoprire e comprendere meglio se stessi, i propri punti di forza e debolezza, gli obiettivi e i propri valori. Con un numero così elevato di lenti, possiamo scegliere di acquisire nuove conoscenze e competenze, sia da fonti esterne che dalla nostra esperienza, ma anche generare nuove idee e soluzioni, sia per scopi personali che professionali.

Fare parte di un mondo in cui tutti utilizzano il lifelog inoltre può incrementare la socialità, permette di comunicare e interagire con gli altri, sia per condividere le proprie esperienze che per ricevere feedback e supporto. Il successo dei social è dovuto al fatto che, in una grande community virtuale, si ha la sensazione di potere contribuire alla storia e alla cultura collettiva, sia per documentare i fatti che per esprimere le proprie opinioni.

Sfide e rischi del lifelog

Archiviare la propria vita in modo più o meno consapevole comunque non ha solo benefici, ma comporta anche rischi e sfide. Ad esempio è possibile la perdita della privacy, la possibile manipolazione dei dati, la dipendenza dalla tecnologia e la distorsione della realtà. Ma c’è dell’altro. Cosa succede se permettiamo che attraverso l’apprendimento automatico le macchine imparino le nostre abitudini e preferenze e ci conoscano a fondo?

La prima conseguenza la vediamo tutti i giorni, quando ci viene offerta pubblicità online di qualcosa che abbiamo cercato un minuto prima. Ma le potenzialità dell’utilizzo del nostro inconscio digitale non si fermano qui. Esistono sistemi che attraverso la scansione di messaggi o email sono in grado di stilare il nostro profilo comportamentale, le nostre preferenze politiche e molto altro, rendendoci potenzialmente vulnerabili a qualsiasi tipo di propaganda politica o sociale.

Attraverso i dati dello smartphone possiamo inoltre essere tutti controllati in ogni momento. Questa sorveglianza digitale può essere necessaria per interagire con il mondo digitale, dettata da motivi di sicurezza o da ragioni di salute. Ma il nostro gemello digitale con cui ogni minuto ci confrontiamo, potrebbe non guidarci solo nelle scelte di consumo, ma anche dal punto di vista etico, politico e religioso.

L’inconscio digitale è quindi un concetto che va ben oltre il grande fratello di orwelliana memoria, anche perché avere consapevolezza di questi fenomeni è molto complicato. Il lifelog è una vera rivoluzione antropologica che secondo alcuni studiosi darà vita ad un nuovo ordine sociale dettato dalla sopravvivenza. Alcuni vedono nell’immortalità digitale un modo per preservare la propria storia e lasciare un’eredità duratura, altri sono preoccupati che il controllo dei dati possa avvenire anche dopo la morte, con il rischio di manipolazione delle proprie memorie digitali.

Come gestire il lifelog?

Il questo articolo abbiamo visto i vari aspetti positivi e negativi del lifelog, una realtà ineludibile della nostra vita digitale, che ci offre opportunità e sfide. Ma come possiamo trarre vantaggio dal lifelog senza cadere nelle trappole dell’inconscio digitale? La prima regola riguarda le buone norme di sicurezza online da adottare per difendere la privacy e di cui abbiamo già parlato ampiamente in un altro articolo. In secondo luogo si possono prendere alcuni accorgimenti.

Ad esempio scegliere con cura i dati e le informazioni da condividere, archiviare e consultare. Non tutto ciò che è digitale è necessario o utile. Riflettere sul valore e sul significato di ciò che registriamo e memorizziamo. Controllare periodicamente ed eliminare o archiviare ciò che non serve più, che appesantisce o crea disagio. Si possono creare delle categorie e delle priorità per organizzare il proprio lifelog in modo efficace ed efficiente.

Usare il lifelog come uno strumento di autoconoscenza e di crescita personale. Può aiutarci a riflettere sulla nostra vita, sui nostri obiettivi, sui progressi e sugli errori. Possiamo usarlo per monitorare le nostre abitudini, stati d’animo, interessi e relazioni. Possiamo confrontare il nostro lifelog con altri in modo critico e costruttivo ma senza lasciarci influenzare negativamente dagli altri che possono essere incompleti, distorti o manipolati.

Infine dobbiamo ricordarci che il lifelog non è la nostra vita, ma è solo una rappresentazione parziale, selettiva e soggettiva dell’esistenza. Non lasciamo che l’inconscio digitale sostituisca la nostra esperienza diretta, la nostra memoria naturale e identità autentica. La sfida del futuro dell’umanità, tra visori per realistici e metaverso, sarà proprio questa: mantenere un equilibrio tra tutto ciò che è vituale e ciò che si può toccare con mani, stringere e accarezzare.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti, fondatore di Bintmusic.it, è un imprenditore online, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.