lavorare meno ore

Lavorare meno non solo per vivere meglio e più felici, ma anche per produrre di più e con minor fatica. Ma minor lavoro significa anche più tempo libero e maggior denaro in circolazione per il bene del sistema economico

Lavorare meno ore e lavorare tutti? Non proprio ma quasi. In un momento in cui per molti il problema è trovare occupazione, si torna a discutere di come le ore di lavoro possano influire sul sistema economico nel suo insieme. Diminuendo il tempo passato in ufficio staremmo tutti molto meglio.

D’altronde di Elogio dell’ozio parlava già il filosofo inglese Bertrand Russell quasi 90 anni fa. Nel suo saggio del 1932, sosteneva come 4 ore di lavoro fossero più che sufficienti per garantire alla popolazione necessità e comodità elementari della vita. Il restante tempo libero si sarebbe potuto dedicare ad attività più gratificanti per l’anima e lo spirito, come l’arte e la scienza. Come dargli torto? Certo a quei tempi non c’erano ancora le partite di calcio in tv e gli smartphone a catturare l’attenzione…

Ma oggi ci sono anche i Workaholics, ovvero i maniaci del lavoro. Veri e propri stacanovisti che rischiano la vita e alla fine magari ce la rimettono. Come il caso dello stagista della Banca d’America di cui hanno parlato recentemente le cronache. Dov’è il punto di equilibrio tra questi due estremi?

Quante ore lavorare?

Analizzando i dati dell’OCSE nei paesi più sviluppati, partendo dal 1990 ad oggi in realtà le ore di lavoro sono già in generale diminuizione. Inoltre nei paesi più ricchi come la Germania si lavora meno (1400 ore) che in quelli più poveri come la Grecia (2000 ore). A giudicare dai dati economici la resa effettiva del 70% in più. Stessa cosa se paragoniamo Messico e Corea del Sud con i paesi scandinavi.

Insomma sembrerebbe che la produttività, intesa come punti di PIL per ora lavorata, non sia proporzionale alle ore di lavoro. Ma in America è altrettanto vero che lavorare meno ore sia una prerogativa dei più poveri. Cosa cambia? un certo tipo di cultura che premia la costanza e il merito. Ma a fare la differenza è anche il tipo di lavoro. Il meglio per stare bene sia dal punto di vista economico che della salute, è avere un posto fisso e stabile. Meglio se lavorando moderatamente e con degli obiettivi chiari a lunga scadenza.

Lavorare meno fare di più

Dello stesso avviso è Alex Soojung-Kim Pang, consulente in Silicon Valley e studioso all’Università di Stanford. Su questi argomenti ha scritto un libro intitolato Rest: Why You Get More Done When You Work Less in cui come si può capire cerca di sottolineare i del lavorare meno ore per incrementare la creatività e la produttività dei lavoratori.

E’ arrivato a queste conclusioni dopo essere stato anch’esso colpito dai sintomi classici del burnout, patologia che comprende vari disturbi a carico di chi esagera con lo stress per gli impegni di lavoro. Da lì in poi ha capito che l’equazione più ore di lavoro, maggiore produttività era sbagliata. Era vero piuttosto il contrario. Perchè questa sindrome annienta la creatività che è l’unico sistema che abbiamo per essere più produttivi.

Più produttivi meno stressati

Il segreto della produttività non è certo poltrire su un divano con il telecomando in mano, e nemmeno stare con lo smartphone a leggere i post su Facebook. Lavorare meno e meglio significa dedicare più tempo a hobbies e sport e meno all’ufficio. Anche perchè molte attività lavorative possono essere svolte fuori ufficio e oggi teoricamente potrebbe esserci molta più flessibilità sugli orari di lavoro che in passato.

Questo è un concetto che molte delle migliori aziende al mondo hanno già capito e messo in pratica. Da Facebook a Google, da Cisco fino ad Apple le ore passate in ufficio, anche se tante, sono alternate con altre attività. Altre società consentono di limitare la reperibilità con email e messaggi la sera. Perchè molti non lo sanno ma per essere più produttivi bisogna dormire bene e non fare lavorare la mente anche di notte.