Lady Gaga canta jazz

Lady Gaga che canta standard jazz in compagnia di Tony Bennett, uno dei più famosi Crooner americani dopo Frank Sinatra. Un disco tutto da scoprire che non mancherà di suscitare entusiasmi e perplessità

Hanno 60 anni di differenza, una vita per un essere umano, figuriamoci per la musica. Eppure Lady Gaga, star tra le più ricche e potenti della musica pop ultra commerciale e Tony Bennett, ultimo sopravvissuto di una dinastia di crooner americani che passa da Dean Martin e Frank Sinatra, si sono incontrati per realizzare un nuovo disco di standard jazz americani intitolato Cheek To Cheek.

Lady Gaga canta jazz? A questo punto, puristi della musica jazz e musicisti avranno un sussulto e probabilmente non solo loro. Suona strana l’idea di avvicinare la parola ‘jazz’, che richiama un mondo basato sull’improvvisazione fatto di sensibilità, tecnica, ricerca e cultura, ad una pop star che fino a ieri si presentava vestita di bistecche mezza nuda sui palchi di mezzo mondo sgambettando allegramente su una musica elettronica martellante fatta di tre note. Eppure nell’era dello streaming e magari della musica del marketing, tutto è possibile.

Anche avere un peso sui gusti del suo vastissimo pubblico dato che ha 42 milioni di follower su Twitter e 67 milioni di ‘Mi Piace’ su Facebook.

Una pop star può cantare jazz?

Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, apparentemente c’entra con il jazz come una bistecca fiorentina – giusto per rimanere in tema – con la cucina vegana. Anthony Dominick Benedetto, in arte Tony Bennett, è già più in sintonia, pur appartenendo allo star system e non al gruppo di musicisti e jazzisti che per scelta o vocazione hanno deciso di dedicare la loro vita allo studio di un linguaggio che spesso li fa esibire davanti a qualche decina di persone in piccoli locali fumosi (prima dei divieti), dove per altro la storia del jazz è cominciata.

Quindi? La giovane donna in questione ha una voce forte e un buon orecchio dato che oltre a zampettare sul palco con sottofondo house qualche volta la si è vista esibire al piano solo con voce autentica. Alla presentazione del disco in effetti la Gaga ha affermato che la musica jazz è stata la sua prima passione. Se fino ad ora la musica è stata solo una parte di suoi spettacoli, diciamo più ampi, evidentemente l’incontro con Bennett deve averla fatta riflettere sul fatto che la musica può bastare, è già di per sè qualcosa, magari potrebbe pure avere dei contenuti, essere perfino arte e non solo intrattenimento.

Avere successo non è una colpa

George Gershwin, Duke Ellington e Cole Porter si rivolteranno nella tomba a sentire i suoi gorgheggi senza assistenza di diavolerie e autotune digitali, oppure stupirà tutti entrando nell’olimpo della musica di qualità e cosiddetta colta aprendo nuovi orizzonti musicali ai suoi fans? Non chiedetelo alle tante cantanti di talento sconosciute che studiano jazz tutti i giorni da 20 anni per perfezionare le proprie sfumature vocali e che per campare lavorano alla cassa di qualche supermercato o insegnano come si imposta la voce nelle scuole di periferia ad allievi stonati fulminati da XFactor.

L’avere venduto decine di milioni di album d’altronde non può essere una colpa. In un mondo dove tutti dicono e sono il contrario di tutto, non resta che affidarsi al giudizio delle nostre orecchie: sempre più confuse, bombardate e affannate da rumori di ogni tipo e genere, ma se le educhiamo sono l’unica difesa che ci resta.