crescita mercato pollici in su

Dopo anni di dati negativi sulle vendite di musica in Italia arrivano notizie positive per il mercato discografico: + 22% nei primi sei mesi del 2015. La grande crisi è finita? Ecco cosa sta succedendo.

Se in questi anni c’è un settore che ha pagato più di altri la rivoluzione digitale è quello della musica in Italia e nel mondo. Con l’avvento della tecnologia è l’intera filiera produttiva e distributiva ad essere andata in crisi. L’impossibilità di fermare la pirateria e il download illegale di mp3 e la sopraggiunta immaterialità della musica che ha eliminato la voglia di possedere dischi, hanno fatto il resto.

La conseguenza è che mentre le anime belle gioivano per la ritrovata gratuità della cultura e i giovani praticavano il peer to peer crescendo convinti che la musica fosse un bene gratuito, l’industria della musica ha perduto decine di migliaia di posti di lavoro. Ne hanno fatto le spese tutti, compresi musicisti, artisti, produttori, creativi di vario genere e natura.

Alla fine internet da essere considerata come fucina di lancio per le nuove generazioni di talenti, è risultato abbia favorito esclusivamente gli artisti dai grandi numeri, quelli più commerciali, meno impegnati e più facili da ascoltare. Gli stessi che le case discografiche hanno più facilità di comunicare e vendere al pubblico grazie ad una potenza di fuoco spesso basata sul marketing.

Ciò malgrado per anni i dati delle vendite di musica hanno assomigliato a quelli di un campo di battaglia. Nel 2013 il mercato ha dato i primi segni di risveglio poi confermati nel 2014 ed ora arrivano i dati sui primi sei mesi del 2015 rivelati da Deloitte per FIMI: il mercato discografico italiano registra un incremento del 22%, 65.5 milioni di euro contro 53.6 milioni di euro.

I dati dei vari segmenti parlano chiaro: vendite CD cresciute del 21% con addirittura un +93% di album di musica italiana venduti; vinile + 72% e 4% del mercato; download album + 12%; streaming + 37%. Anche la musica classica sale del 19%.

Cosa è successo, tutto merito dello streaming che ha risvegliato un nuovo interesse nel pubblico? Già ai tempi del peer to peer c’erano economisti che sostenevano l’esistenza di un fenomeno positivo, una vera e propria economia del p2p legata al download di musica gratis. Davvero lo streaming, che già rappresenta il il 26% di tutto il mercato discografico e il 62% del digitale, ha prodotto lo stesso effetto?

Presto per dirlo, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Intanto non c’è nemmeno il tempo per gioire di questi risultati che già c’è chi si accapiglia sulla sostenibilità dello streaming: gratis in cambio di pubblicità o solo a pagamento? Spotify, Apple, Google con la sorpresa di Facebook forse interessata ad entrare nella partita, sono i grandi attori che a suon di lobby e miliardi sembrano destinati a dominare il futuro. Siamo solo agli inizi: la torta della musica è troppo grande e fa gola a molti.