musicista banjo

Arriva quando meno te lo aspetti, ti fa pensare, ti mostra le debolezze e le contraddizioni della società, dà voce a chi non può parlare. E’ la canzone in grado di destabilizzare il sistema: la canzone intelligente. In America, Woodstock con Jimi Hendrix e Bob Dylan. In Italia con i cantautori: Guccini, De Gregori, De André, Tenco. Dov’è andata a finire?

Un fenomeno di costume, quello della “canzone intelligente con un filo logico importante”, cavalcato a suo tempo anche dal business discografico. Forse solo un ricordo degli anni ’60, quando andavamo sulla luna. Ma ora che pensiamo a marte, cosa rimane di quel modo di vivere e di fare musica? Probabilmente poco, se è vero che prima di tutto contano il marketing e il business, che in periodi di crisi non significa nemmeno fare soldi ma semplicemente sopravvivere, ovvero riuscire a campare facendo il lavoro per cui si ha passione e magari anche talento. Il problema è che per sopravvivere oggi serve di per sè avere talento…

Quale talento? Basta guardare cosa viene premiato nel mondo del lavoro e nella società: passione, preparazione, gentilezza o sensibilità? Nemmeno per idea: essere scontrosi e antipatici. Un recente studio americano afferma che gli insopportabili e i rompiscatole guadagnano il 18% in più dei colleghi. E magari hanno la forza di partecipare ad arene musicali come X Factor e Amici, trampolini di lancio che servono quantomeno a farti salire su un palco. Con buona pace della canzone intelligente…