kienholz fondazione prada
Photo by Fulvio Binetti

Oggi si legge spesso di arte del riciclo come forma della creatività sostenibile. In realtà molti decenni prima di questa presa di coscienza ambientalista, c’è già chi nell’utilizzo di oggetti di scarto ha fatto la propria cifra stilistica. Il viaggio di Kienholz alla Fondazione Prada

Partire dagli oggetti non più utilizzati dalla società per esprimere emozioni è sicuramente ciò che accomuna Kienholz a tanti altri artisti contemporanei. Ma ciò che subito emerge visitando “Kienholz: Five car stud” alla Fondazione Prada di Milano è la forza della sua arte istintiva, popolare, sporca e perversa e non mediata da alcuna formazione artistica tradizionale.

Le opere di Edward Kienholz (1927 – 1994) completo autodidatta, sono segnate dal “peso di essere americano”, una condizione di disagio che cresce in un momento storico in cui lo sviluppo economico impone il consumismo come regola del vivere sereno. Chi non ci crede trova più interessante affrontare temi reali della società come morte, guerra, violenza sulle donne e mercificazione del loro corpo, discriminazioni razziali e intolleranza religiosa.

Se per gli artisti uscire dal soffice terreno del conformismo non è una novità, Kienholz non usa nemmeno il pennello per esprimere la sua personale visione del mondo, ma per trovare l’essenza dell’arte usa materiali di recupero che raccoglie nei suoi dintorni. In questo è facilitato dal non vivere in condizione agiata, anzi dall’essere agli inizi della carriera completamente al verde, più vicino a discariche e a posti improbabili da cui attinge i materiali per le sue opere.

Così Kienholz prende la spazzatura e gli scarti della società per trasformarli in oggetti dalle forme impressionanti e a volte scioccanti. Il bello è che queste forme di artista che vive ai margini ‘come una termite’ lavorando in uno studio da 10 dollari al mese e guadagnandosi da vivere anche come falegname e tappezziere, poi ritrovano il modo per rientrare nelle case, nelle gallerie e nei musei più famosi di tutto il mondo, certamente urtando qualche sensibilità come nel caso dell’opera Chest of drawers & Tv qui di lato che rappresenta il suo controverso rapporto con la televisione come mezzo espressivo di massa.

Five car stud, l’opera che intitola la mostra, creata da Kienholz tra il 1969 e il 1972, in particolare viene ripresentata al pubblico dopo essere stata nel deposito di un collezionista giapponese per oltre 40 anni. Ci si muove tra manichini, in una sala buia illuminata solamente da fari di auto americane, catapultati in una scena di violenza razziale dal realismo impressionante. Manichini, pezzi di auto, vecchi televisori, giostre dal sapore amaro: 25 sue ‘costruzioni’ sono da ‘toccare’ a Milano alla Fondazione Prada in un percorso narrativo simbolico di sicuro effetto, quanto mai attuale e su cui riflettere.