keith jarrett al pianoforte

Se artista è chi riesce a lasciare una propria impronta, Keith Jarrett nel pianoforte è l’artista per eccellenza. Compie 70 anni un’icona della musica jazz, riconosciuto da tutti come talento unico capace di cambiare la storia del pianismo jazz a cui tutto si può perdonare, compresi i vezzi da star che accompagnano le sue ultime esibizioni.

Keith Jarrett è stato un bambino prodigio: a 3 anni già prendeva lezioni di pianoforte, a 5 anni si esibiva in talent televisivi e a 7 anni ha tenuto il suo primo concerto suonando composizioni di Mozart, Bach, Beethoven e Camille Saint-Saëns insieme ai suoi brani. Per chi crede nella familiarità del talento, il padre era un grande appassionato di musica, la mamma aveva studiato musica e cantava in cori locali mentre la nonna paterna suonava il pianoforte e la zia lo insegnava.

Un terreno fertile in cui sviluppare le proprie capacità, imparando a suonare come si impara a parlare; crescere a pane, armonia e composizione con un’idea alta della musica e del suo studio come parte fondante della personalità (la stessa cosa che succede in tutte le famiglie italiane insomma…). E’ lo stesso Keith Jarrett in una intervista a rivelare che per lui suonare era il modo più semplice per esprimere se stesso.

A dodici anni Keith Jarrett già suona come professionista, entra alla Berklee College of Music di Boston dove gli offrono una borsa si studio per lavorare con Nadia Boulanger, prestigiosa insegnante e direttrice d’orchestra di Parigi. Lui invece va New York e qui parte la sua carriera nel jazz prima come spalla di artisti come Tony Scott, Art Blakey, Charles Lloyd e poi come protagonista con trii e quartetti a suo nome.

Tra questi il “Quartetto americano” (1973-1977) con Charlie Haden, Dewey Redman e Paul Motian, il quartetto europeo con il sassofonista norvegese Jan Garbarek e a partire dal 1983 il suo più famoso e attuale “Standards Trio” con il bassista Gary Peacock e il batterista Jack DeJohnette con cui ripercorre e rivisita la storia delle canzoni della musica jazz composte tra il 1930 al 1950 e comprese nel Great American Songbook.

Supportato da una ritmica sempre più affiatata e mai troppo intrusiva, Keith Jarrett può fare emergere il suo stile pianistico moderno, lirico e dal tocco inconfondibile, percorrendo la strada solcata da personaggi come Bill Evans ma andando oltre quanto a capacità di armonizzare in modo ricco e originale le canzoni degli standards mettendo anche nell’improvvisazione la tecnica al servizio di una creatività consapevolemente controllata e mai esagerata.

Il successo di pubblico e discografico arrivano di conseguenza insieme agli 80 album realizzati compresi i nuovi “Creation” e “Barber/ Bartòk/ Jarrett” in uscita in questi giorni. Keith Jarrett è stato anche il primo pianista a cui è stata data la possibilità di suonare un concerto improvvisato al Teatro alla Scala di Milano. I suoi concerti sono happening in cui un colpo di tosse di troppo del pubblico o uno starnuto possono interrompere tutto – i cellulari sono radiati dalle sale in cui si esibisce.

Oramai Keith Jarrett è così, un misto di mistero, sussiego e arroganza: ma quando mette le mani sul pianoforte tutto tace, inizia la poesia e gli si perdona tutto. Tanti auguri di buon compleanno!