Ritratto di Jimi Hendrix

Jimi Hendrix è stato un vero talento della chitarra prima ancora di diventare una leggenda. La sua biografia ci racconta come la sua vita musicale, privata e sentimentale è entrata nel mito in un mondo molto diverso dall’attuale

Inutile negarlo: lo streaming e l’era dei click facili hanno stravolto definitivamente la corrispondenza tra valore artistico, talento e successo nel mondo delle sette note. Può far bene sapere che non è stato sempre così. Senza tornare a Bach nella classica o a John Coltrane nel jazz, anche molti miti della musica rock popolare sono esplosi per vero talento e non per caso. Ai tempi di Jimi Hendrix non bastava cantare canzoni stupide per ricevere decine di milioni di visualizzazioni su una piattaforma di video online raggiungendo successo e fama: serviva saper suonare.

Non è detto che la musica nell’era dello streaming sia solo cambiata in peggio, ma se siete cresciuti guardando su Youtube le performance di Gangnam Style o i video di Lady Gaga vestita di bistecche, c’è un libro che spiega qualcosa di più sul significato di musica pop e rock. La biografia di Jimi Hendrix di Enzo Guaitamacchi (Hoepli) non è solo un modo per scoprire o ricordare un grande artista. Può aprire una serie di interrogativi interessanti sull’evoluzione della società e sulle dinamiche culturali e di mercato che veicolano l’ascolto delle canzoni.

Il talento di Jimi Hendrix

Parlare di Jimi Hendrix non significa avere nostalgia dei bei tempi andati ma può far riflettere sul valore della musica. Perchè anche oggi sicuramente dev’esserci qualcuno di molto bravo che ha qualcosa in comune con il grande chitarrista. Magari tra i rapper che impazzano nelle radio di mezzo mondo o tra tanti altri artisti che ballano in costume da bagno nei video più visti del momento su canzoni in stile sudamericano. Vuoi l’esuberanza del carattere, la voglia di apparire e stupire o di riscattarsi da una infanzia difficile. Ma quello che oggi sembra essere davvero scomparso dalle classifiche, malgrado i vari X Factor televisivi, è la parola “talento”.

Sto parlando di puro talento, che autotune a parte, non significa nemmeno avere un bel vibrato o sapere fare gorgheggi più o meno intonati con la tecnica giusta davanti alle telecamere. Significa sapere produrre qualcosa di nuovo, geniale e unico, magari perfino sapere suonare uno strumento, visto che stiamo pur sempre parlando di musica. Ovvero avere una sensibilità musicale e una storia da raccontare, quindi emozioni da trasmettere attraverso le note. Nessuno potrà smentirmi sul fatto che nell’era di Spotify contano molto più che in passato le strategie di marketing. D’altronde l’unico modo per sopravvivere come musicisti al giorno d’oggi è macinare grandi numeri da tradurre in click da dare in pasto all’intelligenza artificiale che si alimenta di big data, vero petrolio del millennio.

Musica prima del business

Fare musica oggi significa conquistare pubblico, tanto pubblico e non importa come. Se vi capita di avere tra le mani una biografia di Jimi Hendrix, scoprirete invece che le varie fasi della sua breve carriera sono animate prima di tutto dalla voglia di esprimersi attraverso la musica. Bruciare una chitarra su un palco e suonare strane armonie dissonanti distorte non erano semplici trovate pubblicitarie. Voli pindarici ed happening artistici erano intrisi di passione, istinto e talento. Prima del prodotto da vendere al pubblico c’era un musicista e un uomo con una vita ed una personalità ben definite. Music business, media e comunicazione sono stati pronti a sfruttarlo, ma sono arrivati dopo.

Jimi Hendrix è diventato uno degli artisti più famosi al mondo senza pubblicare selfie in mutande su Instagram, ma grazie agli anni di gavetta passati a sognare e ad inventarsi un nuovo modo di suonare e di trasmettere emozioni. Già dal debutto al Monterey Pop Festival del 1967 la sua chitarra urlava e piangeva come una voce umana e malgrado tutto è rimasto fedele a se stesso fino alle fine sudandosi ogni secondo di fama. Prima in infimi locali di New York, poi su un palco davanti a decine di migliaia di persone che sono diventati milioni di ascoltatori di suoi dischi.

Il successo di un chitarrista

L’immagine pubblica di Jimi Hendrix fatta di sesso droga e rock and roll era quanto di meglio i media potessero desiderare negli anni della contestazione. Cosa volere di più? La sua icona ribelle é anche un manifesto politico. Prima però arrivava la voglia di suonare, sperimentare e di conquistare rispetto e considerazione da parte del pubblico e dei grandi musicisti con cui ha suonato. Da BB king a Bob Dylan fino a Miles Davis, dato che perfino il grande jazzista ne fu conquistato e influenzato.

Il leader degli U2 Bono ha definito Jimi Hendrix il “più grande genio del Rock di tutti i tempi”. Basti pensare che ha conquistato milioni di persone semplicemente suonando una chitarra, senza mai ballare in un video su Youtube davanti ai miliardi di persone che oggi dalla musica sembrano cercare solo intrattenimento. Questo libro ci ricorda che cinquant’anni fa solo un determinato genere di uomini molto speciali era destinato al successo, mentre oggi trionfano gli influencer. Sono qualcosa di diverso e non solo nel mondo delle canzoni.

Il mito di Jimi Hendrix

La leggenda di Jimi Hendrix viene alimentata da ristampe di dischi, libri, mostre, installazioni, omaggi, tribute band. Una fortuna per i più giovani che possono scoprire la sua opera, ma anche un business degno di un marchio multinazionale a cui sembra non possa sottrarsi nessun mito della nostra epoca. Il business è gestito dalla Authentic Hendrix, società fondata dal padre del chitarrista, i cui dirigenti principali sono membri della stessa famiglia che gestiscono il catalogo, le licenze per i prodotti di merchandising e tutto il resto.

Sembra abbiano materiale inedito che verrà rilasciato ogni anno nel corso dei prossimi dieci anni. I master vengono conservati in due località diverse e segrete in America a Los Angeles e New York, in un ambiente a temperatura controllata. Oggi certi dettagli contribuiscono a rendere il “prodotto” ancora più eccezionale. Così come i suoi cimeli e memorabilia che tanto affascinano i fans pronti a sborsare cifre folli per aggiudicarsi qualche pezzo raro all’asta, come una chitarra battuta da Gws auction al prezzo base di 50 mila dollari e raccontata dal fratello Leon Hendrix.

Il film su Jimi Hendrix

Sentire suonare il chitarrista nei dischi è il modo migliore per ricordarlo come vero protagonista della cultura popolare del Novecento e della storia del rock. Se mettiamo da parte miti, ristampe, libri, mostre ed eventi destinati ai consumatori e pensiamo semplicemente alla musica, ritroveremo il chitarrista sempre vivo nelle miriadi di musicisti che ha influenzato con la sua arte. Ma dato che oggi viviamo il tempo delle immagini, la sua biografia non poteva che ispirare un film uscito nel 2014 e intitolato ‘Jimi – All is by my side‘. Diretto da John Ridley e interpretato da André Benjamin, racconta l’ascesa al successo del chitarrista Jimi Hendrix, il musicista che ha rivoluzionato il rock ed ha influenzato la storia della musica moderna.

E’ dalla scomparsa di Hendrix che produttori e case discografiche cercano l’autorizzazione per realizzare il film del chitarrista considerato il più grande rocker di tutti i tempi, scomparso nel 1970 all’età di 27 anni. La Hendrix Experience, società che gestisce i diritti del chitarrista controllata dalla figlia adottiva Janie Hendrix, ha più volte rifiutato di autorizzare qualsiasi film negando la possibilità di inserire canzoni cantate da Hendrix o di raccontare memorie scritte direttamente dal musicista. Sembra che la paura sia nata dopo che l’uscita sul film dei Doors di Oliver Stone ha prodotto un calo di vendite del catalogo della mitica band.

Questo film su Jimi Hendrix quindi si tiene alla larga dal raccontare i dettagli della vita e soprattutto della scomparsa prematura del chitarrista, ma racconta piuttosto il periodo londinese di Jimi Hendrix dal 1966 al 1967, dall’incontro con Linda Keith fino alla mitica esibizione di Monterey nel 1967 quando incendiò la sua chitarra entrando nella storia del rock. Pur non trattandosi di un film biografico e malgrado siano assenti voce e musica originale di Hendrix, la critica è concorde nel dare un voto più che sufficiente all’interpretazione di André Benjamin per un biopic coinvolgente, un’istantanea impressionista e sensibile di un piccolo periodo della vita di Hendrix prima della sua ascesa a Dio del rock.