Vita e carriera dei jazzisti più famosi di sempre: biografie, musica, dischi ed influenza sulla scena musicale mondiale. Dai grandi artisti jazz della storia americana, ai moderni interpreti dell’improvvisazione e della composizione

I jazzisti più famosi sono musicisti e compositori che hanno fatto la storia della musica moderna. Il jazz ha avuto un enorme impatto influenzando diversi generi musicali come il blues, il rock e il pop. Molti dei grandi artisti jazz sono diventati leggende della musica, con un seguito globale di appassionati di ogni età e provenienza. A partire dal blues ogni jazzista ha qualcosa da raccontare e uno stile musicale unico.

I jazzisti più famosi della storia spesso sono arrivati al successo collaborando tra di loro e arricchendo di volta in volta il linguaggio artistico compositivo. Dalle gare di improvvisazione dei piccoli club alla musica classica europea, il jazz è mix di culture che come forma d’arte riassume passioni e contraddizioni dell’era moderna non solo da un punto di vista musicale ma anche sociale, culturale ed economico.

Indice

Jazzisti più famosi

Il jazz ha profonde radici nella cultura afroamericana, ma i più grandi jazzisti hanno dato un grande contributo alla musica moderna di tutto il mondo. Per conoscere la loro vita su internet ci sono tante risorse che raccontano le biografie di alcuni tra i più grandi artisti e jazzisti internazionali. Si possono trovare liste di musicisti jazz famosi divisi per strumento suonato, ma anche database di musicisti italiani. Ecco alcuni nomi  tra i più importanti della storia.

Louis Armstrong Conosciuto anche come “Satchmo”, è considerato uno dei jazzisti più influenti di tutti i tempi. Con la sua abilità di suonare la tromba e il suo stile vocale unico, Armstrong ha sviluppato il suono del jazz nel corso degli anni ’20 e ’30. Ha registrato molte canzoni famose, tra cui “What a Wonderful World” e “Hello, Dolly!” e ha influenzato molte generazioni di musicisti

Duke Ellington E’ stato uno dei compositori e bandleader più influenti della storia del jazz. Ha guidato la sua orchestra per oltre 50 anni e ha scritto più di 1.000 composizioni, tra cui alcuni dei brani più famosi del jazz come “Take the A Train” e “Mood Indigo”. Ellington ha anche introdotto molte innovazioni nella strumentazione e nella struttura delle band jazzistiche

George Gershwin Tra i musicisti più rappresentativi del Novecento, artista che ha saputo offrire la migliore sintesi fra le musiche di estrazione popolare e jazz e quelle di tradizione Classica, fondendole in una miscela unica di immenso fascino

Charlie Parker anche noto come “Bird”, è stato uno dei sassofonisti più influenti della storia del jazz. Ha sviluppato uno stile improvvisativo unico chiamato bebop, caratterizzato da rapidi passaggi di note e intricati fraseggi. Parker ha registrato con molti altri jazzisti famosi, tra cui Dizzy Gillespie, Max Roach e Miles Davis.

Miles Davis è stato uno dei più grandi trombettisti e bandleader della storia. Ha sviluppato un suono unico, caratterizzato dall’uso di tecniche di improvvisazione elettronica e dalla fusione di influenze musicali diverse. Davis ha registrato molti album famosi, tra cui “Kind of Blue” e “Bitches Brew”

John Coltrane Sassofonista tra i più innovativi e influenti, ha sviluppato uno stile improvvisativo unico, caratterizzato da una grande gamma di toni e una grande velocità. Coltrane ha registrato molti album famosi, tra cui “A Love Supreme” e “Giant Steps”.

Ella Fitzgerald Tra le cantanti jazz più famose della storia. Con la sua voce unica e la sua tecnica di scat singing, ha influenzato molti altri cantanti jazz. Fitzgerald ha registrato molti album famosi, tra cui “Ella and Louis” con Louis Armstrong.

Billie Holiday Conosciuta anche come “Lady Day”, è stata una delle cantanti jazz più influenti e iconiche di tutti i tempi. Con la sua voce straziante e il suo stile emotivo, ha registrato canzoni famose come “Strange Fruit” e “God Bless the Child”.

Thelonious Monk è stato un famoso pianista jazz americano, tra maggiori innovatori del genere. Grazie alla sua originalità e creatività nell’armonia, nella melodia e nel ritmo, ha influenzato molti musicisti successivi, tra cui Herbie Hancock, Chick Corea e Keith Jarrett

Bill Evans Tutte le informazioni sulla vita, le opere e le nuove pubblicazioni del grande pianista jazz scomparso nel 1980 e che ha rivoluzionato la storia del pianoforte

La tromba di Chet Baker

Chet Baker è stato uno dei maggiori trombettisti della storia del jazz e l’esponente principale del West Coast nei primi anni ’50. Dotato di un suono unico, intimo e personale, Baker ha inciso decine di dischi. Dopo avere suonato con Stan Getz e Charlie Parker, è diventato famoso al grande pubblico per l’interpretazione di My Funny Valentine in un disco di Gerry Mulligan. Molte le registrazioni come solista, alcune delle quali realizzate in Italia con jazzisti famosi come Franco Cerri, Gianni Basso, Renato Sellani e altri.

La vita di Chet Baker fu tormentata da problemi di alcool e droga. Una dipendenza che fu causa di grossi guai, lo portò in prigione e ne condizionò pesantemente la carriera. Chet era un’anima dannata e fragile, piena di debolezze ma anche forza. Un condensato di umanità che con un semplice suono di tromba sapeva risvegliare le coscienze. Alla fine perse la sua battaglia personale con il senso della vita, ma davanti alla dolce bellezza della sua musica rimaniamo in silenzio ancora oggi ad oltre 30 anni di distanza.

Il film intitolato Let’s Get Lost, scritto e diretto dal regista e fotografo di moda Bruce Weber, fu girato nell’ultimo anno di vita di Chet Baker ed è il suo testamento artistico. Il film non ebbe una gestazione semplice, perchè dopo avere convinto il musicista, oramai tossicodipendente, Weber dovette inseguirlo in lungo e in largo a cominciare dal mese di gennaio del 1987. Girato in bianco e nero, il documentario riprende spezzoni di concerti e interviste in cui si raccontano episodi, incontri personali e amori di una vita.

La chitarra di Jim Hall

Jim Hall è stato un chitarrista nato a Buffalo il 4 dicembre 1930. Intraprende lo studio della chitarra dall’età di 10 anni appassionandosi alla musica di chitarristi come Charlie Christian e Django Reinhardt, ma studiando anche musica classica, contrabbasso e pianoforte. Trasferitosi a Los Angeles poco più che ventenne, entra in contatto con jazzisti come Bill Evans, Paul Desmond, Ella Fitzgerald, Lee Konitz e Sonny Rollins e poi ancora Chico Hamilton, Tommy Flanagan e il contrabbassista Ron Carter e Oscar Peterson.

Jim Hall ha inciso decine di dischi collaborando con i più grandi jazzisti famosi e a capo di sue formazioni. In uno dei suoi album più noti, Concierto registrato del 1975 , interpreta il Concerto d’Aranjuez di Joaquín Rodrigo con Chet Baker alla tromba. Attivo fino alla fine dei suoi giorni, ha tenuto l’ultimo concerto in novembre al Jazz at Lincoln Center insieme ai chitarristi John Abercrombie e Peter Bernstein ed a gennaio si sarebbe esibito in duo con Ron Carter in una serie di concerti in Giappone.

Il sax di Ornette Coleman

Il sassofonista Ornette Coleman figura tra i più grandi jazzisti della storia per sound, fraseggio, idee, modo di improvvisare, naturalezza dei pensieri musicali. Alcuni dischi registrati tra il 1950 e il 2007 sono entrati a far parte della storia della musica. Il suo pensiero musicale, estetico e filosofico va dal contrappunto di Bach al blues. Lo stile cambia insieme ai compagni di viaggio con cui ha condiviso registrazioni e palchi passando dal rhytm’n’blues degli inizi al bop, dal jazz elettrico al free jazz fino al jazz d’avanguardia.

Già dal primo disco Something Else realizzato nel 1958 con il trombettista Don Cherry, il pianista Walter Norris, il bassista Charlie Haden e il batterista Billy Higgins, Coleman apre una nuova era del jazz liberandosi dalle convenzioni di armonia, ritmo e melodia. Con brani come Lonely Woman, The Blessing, Turnaround,Rejoicing, Blues Connotation, 911 e Song X, il disco creò scandalo, con un nuovo vocabolario che allargava i confini della musica. Al suo lavoro si sono ispirati perfino musicisti come Jerry Garcia dei Grateful Dead, Lou Reed e John Zorn. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Pulitzer per la musica per l’album Grammar.

Le tastiere di Joe Zawinul

Il tastierista e compositore Joe Zawinul nella lunga carriera ha compiuto un’impresa degna solo dei grandi artisti. Ha creato un vero e proprio linguaggio, una personalissima alchimia di ritmo, fraseggio e sonorità con i quali ha saputo conquistare un vasto pubblico e non solo tra gli appassionati di musica jazz. Il suo nome è noto soprattutto all’ascoltatore più attento, ma composizioni come Mercy, Mercy, Mercy e Birdland, sono classici immortali di dominio comune.

Nato a Kirkbach, in Austria, Joe Zawinul si trasferì nel 1959 a New York dove suonò nella band di Maynard Ferguson e della cantante Dinah Washington. Dal 1961 e quasi per un decennio Zawinul collabrò con il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley. Negli anni ’70 intraprese una strada più elettrica incontrando anche Miles Davis. Ma è con i Weather Report, fondati nel 1971 insieme al sassofonista Wayne Shorter, che il suo nome salì davvero alla ribalta, vincendo nel 1979 il prestigioso Grammy Award con il doppio lp live «8:30».

Dopo lo scioglimento dei Weather Report, nel 1987 fondò la band “Zawinul Syndicate” in cui suonarono alcuni tra i migliori musicisti mondiali con un sound energico, elettrico e aperto alle contaminazioni. L’ultimo disco “Faces & Places” prende spunto dai viaggi ed è ricco di profumi e colori di luoghi che ha visitato e amato, dalla Tunisia alla Nuova Caledonia, dall’India alla Russia: “un posto acquista un significato speciale una volta che l’hai lasciato, un significato che magari non avevi saputo cogliere quando eri ancora lì.”

Il contrabbasso di Charlie Haden

Charlie Haden, contrabbassista, jazzista e improvvisatore, è senz’altro da inserire tra i jazzisti più famosi della storia. Nella sua carriera ha sempre inseguito il bello della musica cercando una profondità di linguaggio al di là delle gabbie di genere, dei virtuosismi o della tecnica. Il suo scopo era portare la musica bella e profonda a quante più persone possibile per dare una valida alternativa alla bruttezza e alla tristezza di cui siamo circondati ogni giorno.

Per Haden dare un senso alle note era un pò come darlo alla vita, e c’è riuscito. A testimoniarlo ci sono  tre Grammy Award vinti in carriera (per il brano Beyond the Missouri Sky del 1997 con Pat Metheny e per gli album Nocturne del 2001 e Land of the sun del 2004 con il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba). La sua musica parte da Ornette Coleman e passa da Keith Jarrett, fino alle tante collaborazioni dove il contrabbasso esce dal semplice ruolo di accompagnamento per diventare voce.

Il piano di Micheal Petrucciani

Michel Petrucciani (1962 – 1999) è stato un pianista condizionato fin da bambino da una malattia chiamata osteogenesi imperfetta che ne ha fermato lo sviluppo fisico. Nipote del rnomato chitarrista Tony Petrucciani, Michel iniziò a fare musica da bambino suonando batteria e pianoforte, studiando musica classica e poi jazz. Alto poco più di un metro, la sua musica energica e solare ha emozionato il mondo trasformandolo in un vero gigante del palco.

La sua formazione musicale ritmica, classica e jazzistica emerge dalla sua sensibilità di musicista. Dotato di tecnica molto personale ha collaborato con alcuni tra i jazzisti più prestigiosi del suo tempo. Nei i tanti dischi a suo nome suonano jazzisti come Lee Konitz, Charles Lloyd, Dizzy Gillespie, Jim Hall, Wayne Shorter, Palle Daniellson, Eliot Zigmund, Eddie Gomez e Steve Gadd.

Il tocco di Michel Petrucciani sul pianoforte è davvero magico, la sua leggerezza e intensità espressiva è pura gioia di vivere, tanto da farne agli occhi del suo numerosissimo pubblico non solo un grande musicista, ma sicuramente un vero uomo. Nel documentario Body and soul di Michael Radford è possibile scoprire musica e vita di uno dei personaggi più incredibili e carismatici della storia della musica jazz.

Il piano di Paul Bley

Paul Bley è stato un pianista canadese tra i più grandi e innovativi del jazz. Nato a Montreal, si avvicina alla musica a 5 anni suonando il violino e a 7 scopre il pianoforte. Dai primi concerti nei club a 13 anni fino ad arrivare a suonare con il leggendario Oscar Peterson a 17 anni e a 20 anni con Charlie Parker, Charles Mingus e Art Blakey non è passa molto tempo. In oltre 60 anni di carriera ha pubblicato più di 100 album collaborando con leggende della musica come Chet Baker, Lester Young, Sonny Rollins Charlie Haden, Paul Motian e Pat Metheny.

Paul Bley è meno celebrato di altri pianisti, forse perchè fin da subito lascia i viali familiari della reinterpretazione di canzoni e standard per cercare una strada originale. Dalla collaborazione con l’ancora sconosciuto sassofonista 28enne Ornette Coleman, fino ai dischi realizzati con Carla Bley e Annette Peacock, ai lavori con pionieri del free jazz del calibro di Charles Mingus, Sonny Rollins e Albert Ayler.

Dalla fine degli anni ’60 è tra gli sperimentatori di spicco dell’elettronica e dei sintetizzatori Moog e per promuovere il suo linguaggio apre una etichetta discografica. La sua caratteristica migliore è stato volere sfuggire dalle etichette, essere libero di avventurarsi in un spazio interpretativa ed emozionale esclusivo e senza nome. Uno spazio poco spendibile anche in un mercato del jazz, a parole pronto a tutto, ma nella realtà molto difficile per chi non basata la ricerca sulla meta, ma sul viaggio.

L’armonica di Toots Thielemans

Toots Thielemans, nato a Bruxelles in Belgio nel 1922 per trasferirsi negli USA nel 1952, è un protagonista indiscusso dell’armonica a bocca. Un musicista di grande classe e sensibilità che ha suonato con i musicisti più famosi e importanti della storia a cavallo tra jazz, pop e cinema. Nel suo suono di armonica personale e riconoscibile convivono le atmosfere delle “caves” parigine e dei cabaret della seconda guerra e igrandi jazzisti americani.

La lista di grandi jazzisti con cui ha collaborato è davvero infinita: Benny Goodman, Bill Evans, Charlie Parker, George Shearing, Ella Fitzgerald, Quincy Jones, Bill Evans, Jaco Pastorius, Natalie Cole, Pat Metheny. Con quel piccolo strumento tra le labbra, elevato ad un ruolo di grande protagonista, ha suonato “in quel piccolo spazio tra lacrima e sorriso” fino all’ultimo con una consapevolezza e lucidità unica.

Toots Thielemans non suonava una nota in più e nemmeno una in meno, come si deve ai grandi improvvisatori e interpreti, in un mix di sensibilità, conoscenza e umiltà. Nominato barone dal re belga Alberto II nel 2001, è stato anche un elegante chitarrista e compositore. ‘Blusette’ è un suo standard suonato in tutto il mondo. Oltre alle decine di dischi come solista e ospite, il suono della sua armonica continuerà ad accompagnare pellicole come “Midnight Cowboy”, “Un uomo da marciapiede”o “Sugarland Express”.

La chitarra di Paco de Lucia

Paco de Lucia è un chitarrista spagnolo che ha trovato una via autentica dal mix di influenze di flamenco, musica classica e jazz. Nato ad Algeciras in Andalusia, fin da piccolo si appassiona al flamenco grazie al padre e al fratello chitarristi e cinque anni si ritrova con una chitarra in mano. Si dedica totalmente allo studio dello strumento seguendo le indicazioni dei maestri Niño Ricardo e comincia a tenere concerti insieme al fratello Pepe con cui intraprende un primo tour in America.

Il trasferimento della famiglia a Madrid all’età di 15 anni gli consente di fare un salto di qualità, incontrare molti artisti e intraprendere importanti collaborazioni. Dopo l’album solista del 1967 La fabulosa guitarra de Paco de Lucía, nel 1968 incontra Camarón de la Isla, un famoso cantante spagnolo di flamenco con cui realizzerà quasi trenta dischi e si farà conoscere in tutto il mondo in acclamati tour.

Negli anni ’70 De Lucia collabora con il jazzista Chick Corea. Ma è con l’americano Al Di Meola e l’inglese John McLaughlin, chitarristi di diversa estrazione musicale, che pubblica nel 1980 l’album ‘Friday Night in San Francisco’. Si tratta di un vera e propria jam session mescolanza di generi e stili condita da virtuosismi che conquista il pubblico. Il disco vende più di cinque milioni di copie, un record per la musica strumentale. La stessa formazione ritornerà nel 1996 con ‘The Guitar Trio’, album di successo a cui seguirà un acclamato tour.

La voce di Al Jarreau

Al Jarreau è stato un famoso cantante americano, musicista innovatore e vera leggenda della voce jazz e R&B. Nato a Milwaukee nel Wisconsin nel 1940 è stato un artista amato in tutto il mondo per il suo stile personale e riconoscibile. Fin dagli esordi, in duo con il chitarrista Julio Martinez, ha avuto modo di perfezionare una tecnica vocale innovativa che lo ha reso celebre. Il suo secondo album ‘Look To The Rainbow’ del 1977 gli valse il primo dei 7 Grammy Awards vinti come migliore Jazz Vocal Performance.

La lista delle collaborazioni di Al Jarreau è infinita, da George Benson a Herbie Hancock fino a Paul McCartney. E’ stato interprete di canzoni di successo come ‘Breakin ‘Away’, ‘Never Givin’ Up’, ‘Never Givin’ Up’ o ‘We’re in This Love Together’ e la sua stella si può ammirare sulla Walk of Fame di Hollywood. Personalità carismatica fuori dal comune, dotata di grazia e naturale semplicità, Al Jarreau aveva una musicalità straordinaria, swing e una grande sensibilità supportata da una approfondita conoscenza del linguaggio musicale dal punto di vista armonico e ritmico.

Il pianoforte di Keith Jarrett

Keith Jarrett è considerato tra i più grandi jazzisti mai esistiti e un dei massimi esponenti del piano jazz di sempre. Nato ad Allentown negli Usa nel 1945 in una famiglia di appassionati di musica, comincia a suonare il pianoforte a 3 anni. A 5 anni si esisce in talent televisivi e a 7 anni tiene il suo primo concerto suonando Mozart, Bach, Beethoven e Camille Saint-Saëns e alcuni suoi brani. A 12 anni già suona come professionista e si iscrive alla Berklee College of Music di Boston.

Alla Berklee gli offrono una borsa si studio per lavorare con Nadia Boulanger, prestigiosa insegnante e direttrice d’orchestra di Parigi. Si trasferisce però a New York, dove a modo di sunare con Tony Scott, Art Blakey, Charles Lloyd e band a suo nome. Il “Quartetto americano” (1973-1977) con Charlie Haden, Dewey Redman e Paul Motian, il quartetto europeo con il sassofonista norvegese Jan Garbarek.

Nel 1983 comincia l’avventura dello “Standards Trio” di Keith Jarret. Con il contrabbassista Gary Peacock e il batterista Jack DeJohnette ripercorre e rivisita la storia delle canzoni della musica popolare americana composta tra il 1930 al 1950 e compresa nel Great American Songbook. Il successo di pubblico e discografico arrivano di conseguenza insieme agli 80 album realizzati. Il trio supportato da una ritmica affiatata e mai troppo intrusiva, fa emergere il suo stile pianistico moderno, lirico e dal tocco inconfondibile.

Keith Jarrett ha percorso la strada solcata da pianisti come Bill Evans andando oltre dal punto vista armonico e ritmico, mettendo la tecnica al servizio di una creatività consapevolemente controllata e mai esagerata. E’ stato il primo jazzista cui è stata data la possibilità di suonare un concerto improvvisato al Teatro alla Scala di Milano. I suoi concerti sono sempre stati happening quasi filosofici, in cui un colpo di tosse di troppo del pubblico o uno starnuto potevano interrompere tutto.

Artisti jazz contemporanei

Viviamo in un’epoca di elettronica, streaming e musica liquida. Le nostre orecchie sono messe a dura prova dal rumore o peggio da una costante musica di sottofondo spesso inutilmente energica e monocorde. Quale ruolo hanno in questo contesto i migliori jazzisti contemporanei? Basta ascoltarli per capire come la musica non finisca mai di sorprendere. I grandi artisti continuano a prendersi per mano in cerca di nuove avventure.

Il jazz ha avuto e ha ancora oggi una grande influenza sulla cultura e sull’arte, sia in America che nel resto del mondo. Oggi molti jazzisti si ispirano alla tradizione e la rinnovano nuove idee e loro sonorità raccontando all’ascoltatore storie sempre nuove ed avvincenti. Finita l’era della purezza di stile, oggi è il momento della contaminazione che fa incontrare improvvisazione, creatività, tradizione e tecnologia mischiando forme musicali, come blues, rock, hip hop ed elettronica.

Brad Mehldau si è imposto come una delle figure più autorevoli del piano jazz mondiale: eclettico, aperto a tutti i generi, tecnicamente ineccepibile e con una grande cultura musicale. Un genio naturale con un talento mostruoso e una grande cultura pianistica classica. Unisce raffinatezza, gusto, senso del ritmo ad un fraseggio melodicamente e armonicamente ineccepibile

Pat Metheny E’ forse il più famoso chitarrista contemporaneo. Grazie ad uno stile mlto personale che spazia dall’improvvisazione jazzistica alla sperimentazione fino alla world music, è riuscito ad avere un successo presso un pubblico eterogeneo

Bill Frisell Uno dei chitarristi jazz americani viventi più famosi e importanti. Non si ferma gli standard, che comunque interpreta con grande personalità, ma è sempre alla ricerca di linguaggi nuovi e originali nell’esecuzione come nella composizione

Michael Brecker Sassofonista e jazzista sperimentatore raffinato, tra i più studiati nelle scuole di tutto il mondo. E’ scomparso recentemente lasciando una patrimonio di tecnica e gusto difficile da ritrovare anche ai più alti livelli


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.