improvvisare musica

Non succede solo nel calcio o nelle gare di atletica che vivono di punti e classifiche, ma anche nella musica pop, d’autore e anche classica. Figuriamoci se una musica come il jazz, che parte dall’ego del solista, poteva evitare di cadere nel vortice dei premi e degli awards per scoprire chi è il miglior talento o il più bravo jazzista in circolazione.

Solitamente i premi sono organizzati da riviste o associazioni e in America ad esempio è Down Beat, rivista dedicata alla musica jazz, nata a Chicago nel 1935, ad organizzare tutti gli anni un sondaggio tra lettori ed esperti per giudicare i migliori album e musicisti. In Italia da trent’anni c’è il TopJazz organizzato dalla rivista Musica Jazz fondata nel 1945, mentre tra le new entry da tre anni c’è il Jazzit Awards della omonima rivista.

Cosa serve vincere? C’è la soddisfazione personale che aiuta sempre, ma un musicista se si piazza bene in classifica vede anche e soprattutto salire le sue quotazioni sul mercato e quindi lavora e suona di più, sia in studio che nei live e nei festival estivi e può ambire a collaborare con musicisti sempre più importanti. Non ultimo aumenta il prestigio (e magari non solo quello) nei confronti dei suoi eventuali allievi, può proporsi meglio a scuole o inventarsi seminari.

Chi vota e decide i risultati? TopJazz affida il compito ad una giuria di 80 nomi tra critici e addetti ai lavori, mentre Jazzit divide il premio in due sezioni distinte: una fatta da una giuria di esperti allargata scelta tra fotografi, giornalisti, direttori artistici, produttori discografici, fonici (ma anche jazz club, scuole di musica, distributori e a tutto ciò che ruota intorno alla musica jazz) e l’altra compilata dai lettori secondo le loro preferenze.

Ok, ma alla fine quindi chi sarebbe il più bravo musicista jazz italiano? Se davvero vi interessa ci sono una infinità di categorie di vincitori tra strumentisti, formazioni e altro che potete andare a guardare sui rispettivi siti o riviste. Ma alla fine, visto che si tratta di musica e non di olimpiadi, forse sarebbe meglio fidarsi più del proprio orecchio, magari educandolo a capire cosa significa avere swing, ‘portare’ e ‘sentire’ il tempo con relax, essere musicali, lirici e avere la sensibilità e l’umiltà di ascoltare i musicisti con cui si suona. Anche perchè spesso accompagnare con gusto è più difficile che fare un bel solo e un silenzio è più importante di mille note: lo saprà chi vota?