Spesso ci si lamenta di una classe politica assente sui temi fondamentali della crescita e dello sviluppo economico e sociale della popolazione. Ma i dati rilasciati dall’Ocse sugli elettori di questa classe politica fanno venire i brividi.

Uno studio denominato PIAAC – Programme for the International Assessment of Adult Competencies – a cui hanno partecipato persone provenienti da vari comuni italiani oltre che realizzato in 24 Paesi di Europa, America e Asia per valutare le competenze cognitive e lavorative degli adulti dai 16 ai 65 anni, vede infatti gli italiani ottenere risultati ben al di sotto della media.

In particolare l’Italia è ultima quanto a competenze alfabetiche (analfabetismo al 5%) e penultima nelle competenze matematiche. Ciò basterebbe a definire una nazione che almeno per un quarto dei suoi abitanti è sicuramente incapace di parlare ed esprimersi in modo corretto, leggere e comprendere le notizie dei giornali – inutile parlare di libri – oltre che per un terzo di gestire e affrontare problemi di natura economica, ma anche di sfruttare le tecnologie e internet interpretando informazioni, grafici e dati in modo corretto.

I problemi purtroppo aumentano per la fascia dei 16-24enni che non studiano e lavorano e che in Italia sono oltre 2 milioni, tanto che su di loro è in rimonta la fascia dei 55-64enni, mentre fortunatamente aumentano mediamente anche le competenze dell’universo femminile che assottiglia il divario che ancora esiste rispetto all’uomo.

A peggiorare la situazione poi c’è un dato: il 52% della popolazione italiana non fa nulla per incrementare la propria formazione a fronte di una media Ocse del 24%. Non sarà un caso se siamo quasi primi al mondo per ore di televisione al giorno guardate, dato che per qualcuno non fa altro che peggiorare le cose confermando il disegno scellerato di una intera classe politica.

La stessa classe politica che può da subito dimostrare di valere qualcosa iniziando con il migliorare il sistema scolastico, favorendo investimenti nei settori ad alta innovazione a cui seguirebbe un conseguente incremento delle competenze, ma anche favorendo la concorrenza liberalizzando i mercati di prodotti e servizi magari per farci salire sul carro dell’Europa migliore.