bot

Non ci solo i fans e i followers falsi sui social. Una nuova indagine sostiene che oltre il 50% per cento di tutto il traffico web proviene dai bot. Cosa sono e come limitare la loro influenza su siti e profili privati?

Tutti lo sappiamo: internet è una enorme opportunità di conoscenza e sviluppo economico e sociale. Ma come ogni rivoluzione non può che presentare anche qualche lato negativo. Ad esempio il ruolo dei social network nel diffondere idee e pensieri è enorme e capace di influenzare le persone nel bene e nel male. Ci sono alcune criticità che Facebook, Twitter e Google stanno affrontando. E non solo per ridurre i profili falsi.

In questo periodo ad esempio si parla molto di Fake News, le notizie false che imperversano in rete. Non è un gioco. Secondo alcuni si tratterebbe di una vera e propria guerra di propaganda. Teorie e fatti creati ad arte su social media e sui motori di ricerca per fare disinformazione, condizionare il pensiero e perfino i risultati elettorali e la politica. Qualcuno arriva a spiegare in questo modo l’elezione di Trump in America come primo eclatante esempio.

Ma parlando di internet e sicurezza, oltre al problema delle password personali c’è ancora dell’altro. Uno dei principali problemi della rete riguarda gli attacchi informatici e il traffico non direttamente generato dagli esseri umani, ma dai cosiddetti Bot.

Cosa sono i bot?

In pratica si tratta di software che si comportano in tutto e per tutto come navigatori online. Possono visitare siti, caricare pagine web e cliccare ovunque e con precisione. Il problema è che non lo fanno 1 o 10 volte, ma milioni di volte. In questo caso si tratta di veri e propri attacchi informatici realizzati sfruttando i principi dell’intelligenza artificiale. Ci sono cyber-criminali che attraverso i bot sono in grado di mettere in crisi la rete, bloccare interi siti web o carpire informazioni personali.

Quanto sono diffusi? Secondo l’ultimo rapporto di Incapsula oltre il 50% del traffico sui siti web non è reale ma generato artificiosamente. I dati riguardano oltre 16.7 miliardi di visite su 100.000 domini selezionati casualmente sulla rete. Qui sotto c’è il loro andamento nel tempo confrontato con il traffico generato da esseri umani e bot buoni. Cosa significa buoni? Il fatto è che esistono anche i cosiddetti web crawler, ovvero bot utilizzati normalmente dai più grossi portali e motori di ricerca, per offrire servizi e scansionare i siti online.

bot report 2016

Bot buoni e cattivi

Googlebot ad esempio è il crawling bot di Google con cui vengono rilevate nuove pagine da aggiungere ai risultati delle ricerche. Ovviamente è dalla parte dei buoni. Chi ha un sito web sa quanto è importante essere visitati frequentemente dal crawler per apparire nell’indice con un buon posizionamento relativamente ad una chiave di ricerca. Ma sa anche quanto sia importante evitare che le proprie pagine vengano attaccate dai Bot cattivi.

Una Home page caricata 50 mila volte al secondo farebbe andare in tilt qualsiasi sito. Ma anche venire costantemente visitati dai pericolosi ragnetti rallenta le prestazioni e la velocità di caricamento di un sito, con evidenti danni sulle performance pubblicitarie. Secondo la ricerca circa il 94,2 per cento dei siti web ha subito un attacco Bot di una qualche intensità. Tanto che negli ultimi cinque anni un terzo dei visitatori sui sui siti web non è imputabile ad esseri umani.

Bot e marketing pubblicitario

Questi imitatori di click umani sono sempre più sofisticati e fanno di tutto anche per ottenere l’accesso di profili, social, banche o per entrare nell’amministrazione di siti. Tra i Bot cattivi ci sono spammer, scraper e software automatici che cercano di rubare contenuti, informazioni private e indirizzi di posta elettronica. Se non per pure finalità criminali, sicuramente per questioni di marketing digitale.

Di sicuro l’utilizzo di questi robottini in futuro sarà sempre più numeroso. Sono bot buoni anche quelli recentemente sviluppati da Facebook e WhatsApp per le loro applicazioni di messaggistica. Questi sistemi automatici sono realizzati per scansionare le parole utilizzate nel tempo da ogni singolo utente e calibrare le proposte degli sponsor con prodotti e servizi basati direttamente sugli interessi.