uomo che non mostra molta intelligenza

Quoziente di intelligenza dell’uomo in caduta libera? Lo dicono le ricerche confrontando il tasso di innovazione del mondo moderno rispetto al passato. Tra le cause aspetti demografici ed evoluzione troppo veloce della società

L’intelligenza dell’uomo è in calo rispetto a cento anni fa? Roba da non credere: iperconnesso, ipertecnologico e con a disposizione un numero incredibile di informazioni. Con un click l’essere umano può approfondire ogni generi di contenuti e qualunque materia per stimolare e fare funzionare meglio cervello. Invece succede esattamente il contrario. Nelle nazioni occidentali creatività e produttività media delle popolazioni sono in calo costante a partire dal 19 esimo secolo.

Sul fatto che l’intelligenza dell’uomo sia in calo ci sono le prove. Basterebbe guardarsi intorno certo, ma per chi non ci crede, da molti anni periodicamente vengono fatte ricerche e test cognitivi in Europa e Nord America. Analizzando e confrontando i risultati nel tempo emerge un dato: il Quoziente di intelligenza dell’uomo è diminuito di circa 14 punti in 100 anni. Si perdono 1,23 punti ogni decennio. Le prove comprendono anche il tempo di reazione agli stimoli visivi. Se alla fine dell’Ottocento la reattività era di 183 millisecondi, nel 2014 il tempo di reazione è diventato di 253 millisecondi.

Perchè l’uomo è meno intelligente?

Ma davvero l’uomo è meno intelligente? I dubbi non mancano. Pensiamo se qualche anno fa ci avessero detto che il passatempo preferito dell’umanità intera fosse strisciare il dito su una piccola tavoletta di vetro da tenere in mano. Certo sarebbe troppo facile sostenere che l’instupidimento generale sia causato da smartphone, fake news, televisione, o dall’uso sconsiderato dei social. Piuttosto potrebbe essere una conseguenza, non la spiegazione.

Il calo delle capacità cognitive è iniziato molto prima dell’era digitale e quindi la vera causa dell’idiozia imperante sulla terra sarebbe una’altra. Lo svela la trama di un film americano uscito nel 2006, in tempi non sospetti, dal titolo ‘Idiocracy‘. Sostiene che le persone più istruite e intelligenti fanno sempre meno figli. Insomma non c’è niente da fare, sulla base di un rapporto inversamente proporzionale tra intelligenza e fertilità, il declino del QI è inarrestabile.

Cosa significa essere intelligenti

Fa specie pensare che nell’era delle immagini e dei video l’uomo sia diventato anche più lento a reagire agli stimoli visivi. Proprio oggi che tecnologia e smartphone ci hanno trasformati in esseri multitasking, dovremmo essere tutti mediamente più informati, consapevoli e quindi intelligenti. Abbiamo tutti gli strumenti per analizzare passato, presente e futuro. Com’è possibile tutto questo degrado generalizzato rispetto al passato e sarà poi vero?

C’è chi nutre forti dubbi sull’attendibilità scientifica dei test di intelligenza come strumenti per misurare il QI delle persone. Le risposte alle domande standard del QI potrebbero dar luogo a esiti fuorvianti e non misurare efficacemente le capacità intellettive. Un gruppo di ricercatori canadesi della Western University dell’Ontario sostiene ad esempio come un singolo esame creato molti decenni fa non possa sintetizzare le diverse componenti dell’intelligenza umana.

Test di intelligenza sono attendibili?

Effettivamente primi test sull’intelligenza dell’uomo sono stati messi a punto da un gruppo di psicologi francesi nei primi del ‘900 per misurare la velocità di apprendimento dei bambini. Successivamente sono stati poi utilizzati anche in campo diagnostico, come nel caso della scala Weschler. In realtà misurano il nostro vocabolario, la nostra capacità di risolvere problemi, di ragionare ed avere una mente logica e così via, ma presumono che tutto ciò non possa essere modificato con l’apprendimento.

I ricercatori hanno condotto test su oltre 100 mila persone verificando come età, sesso, stili di vita e passioni – come ad esempio quella per i videogiochi o per la musica (vedi effetto Mozart) – possano influire sulle funzioni cerebrali. Oggi ci sono nuovi test cognitivi utili a sondare le capacità di memoria, ragionamento, attenzione, programmazione, ma anche esperienze e stili di vita. I risultati hanno mostrato che esplorando una così ampia gamma di capacità cognitive, esistono almeno tre componenti distinte dell’intelligenza:

  • Memoria a breve termine
  • Ragionamento
  • Componente verbale

Nuove forme di intelligenza

Insomma saremo anche più lenti di comprendonio e forse un tantino più idioti, ma ciò evidentemente è il risultato di molte sfide che il nostro cervello deve affrontare per vivere e lottare nella società moderna. In poche parole: il poverino non ce la fa più a stare al passo. C’è un gap sempre maggiore tra la naturale evoluzione dell’intelligenza dell’uomo e il progresso sociale e tecnologico.

A parziale consolazione umana, è utile dire che si può comunque essere intelligenti in tanti modi. Proprio così, oggi più di ieri esistono molte nuove forme di intelligenza dell’uomo. Insomma, tutti ce la possono fare: scommettiamo che in uno di questi campi siete invincibili?

  • Adattabilità. Sapere cambiare i propri comportamenti in base all’ambiente e far fronte alle difficoltà che incontriamo tutti i giorni.
  • Consapevolezza. Ammettere di non sapere ed imparare dai propri errorio dai propri limiti.
  • Curiosità. Probabilmente un segno del carattere ancora più importante del talento che spinge ad approfondire ogni cosa data per scontata dai più. E a farsi domande.
  • Apertura mentale. Le persone intelligenti tengono in considerazione le idee degli altri anche se suonano come strane e le trasformano in opportunità.
  • Scetticismo. Ma oltre ad essere aperti alle idee sanno riconoscere il falso dal vero e non si fanno condizionare dagli altri.
  • Sensibilità. Essere empatici, entrare in sintonia con le persone, comprendere gli stati d’animo degli altri per analizzare i propri

Intelligenza dell’uomo in uno sbadiglio

Infine, se non vi siete nemmeno ritrovati in una della caratteristiche precedenti, non rimane che puntare tutto sullo sbadiglio. Chi l’avrebbe mai detto: un nuovo studio condotto da un team della State University di New York, sostiene infatti che il modo in cui si sbadiglia è correlato con le dimensioni del cervello. Insomma sbadigliare a lungo è sintomo di grande intelligenza. Non mancate di farlo notare a maestri e superiori in ufficio e a scuola.