Robot con intelligenza artificiale

Cos’è l’intelligenza artificiale e come big data, algoritmi, apprendimento automatico e robotica cambieranno società, lavoro, economia e vita delle persone. Nuove applicazioni e tendenze future dell’automazione cognitiva

Senza saperlo tutti già oggi utilizziamo applicazioni basate sull’intelligenza artificiale: quando facciamo ricerche sui motori di ricerca o quando i servizi di streaming ci suggeriscono nuove canzoni o film. Le reti neurali non ragionano: l’uomo fornisce dati attraverso cui si sviluppano algoritmi in grado di predire fenomeni scientifici, sociali, economici e magari artistici. Apprendimento automatico e automazione cognitiva sono mercati strategici in continua evoluzione che mirano a sostituire o ad affiancare l’uomo anche nei lavori intellettuali.

Per capire le tendenze del futuro dell’intelligenza artificiale basta guardare dove stanno andando gli investimenti nei settori industriali ed economici. Negli ultimi 5 anni i soldi spesi in Ai (Artificial Intelligence) sono cresciuti di ben 15 volte. Secondo le ultime analisi della società internazionale di consulenza McKinsey, nel 2030 il settore a livello globale varrà 13 miliardi di dollari. Sembra un gioco ma non lo é e di fronte al proliferare dell’intelligenza artificiale e delle macchine robot sono gli stessi addetti ai lavori ad invocare la l’esistenza di un supervisore a livello mondiale che sappia controllare l’operato degli scienziati.

Intelligenza artificiale cos’è?

Quando parliamo di intelligenza artificiale ci immaginiamo robot in grado di pensare e riflettere come fanno gli essere umani. Niente di più sbagliato e anche il termine ‘intelligenza’ può trarre in in inganno. I sistemi cognitivi informatici che si stanno studiando partono infatti tutti da un semplice concetto di apprendimento automatico. Cos’é? I computer sono semplici elaboratori di dati: hanno una potente memoria ma non possono pensare e compiere azioni autonomamente.

La sfida degli scienziati è fare apprendere un gran numero di nozioni tipicamente umane ai computer, per poi sviluppare algoritmi che contengono concetti come ragionamento, problem solving e percezione. Nei processi di machine learning le macchine vengono istruite con un gran numero di informazioni collegate ad altrettante situazioni reali. Successivamente i robot sono in grado di elaborare autonomamente delle soluzioni. Esempi di apprendimento automatico sono quelli delle automobili a guida automatica, ma ci sono applicazioni anche nell’arte e nella musica per comporre canzoni.

Applicazioni intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è già attualmente utilizzata in molti settori. Google ad esempio ne sfrutta ampiamente le possibilità quando ci fornisce risultati di ricerca sempre più pertinenti alle nostre richieste. La stessa cosa avviene nel commercio online, quando i negozi ci propongono la merce che desideriamo, oppure nei servizi musicali in streaming che ci propongono nuove canzoni da ascoltare. Inoltre esistono già chatbot e assistenti virtuali sempre più sofisticati, in grado di parlare, rispondere a domande e comunicare.

Si tratta di veri e propri umanoidi che simulano una conversazione rapida tra robot e essere umano. Il tutto può avvenire tramite messaggistica, sulla scia di WhatsApp, Messenger e Facebook, con i quali è possibile dialogare in tutte le lingue del mondo. Attualmente hanno alcuni limiti, dato che non sono in grado di riprodurre tutte le conoscenze umane, intese come bagaglio innato di esperienze e sensibilità. Ma l’evoluzione è continua in ogni campo, tanto che Google ha recentemente sviluppato un assistente virtuale per aiutarci a prenotare il ristorante.

L’intelligenza artificiale non è fatta quindi solo di internet e virtuale, ma è anche utile a migliorare la vita delle persone in carne ed ossa. Enormi sviluppi ci sono in campo medico, dove le potenzialità di calcolo dei computer possono aiutare i chirurghi ed affiancarli nelle decisioni. I servizi automatizzati possono agevolare la vita urbana a diversi livelli, compreso il riconoscimento facciale per la sicurezza. Ma ci sono anche applicazioni per trovare parcheggio, così come autobus e metropolitane senza conducente, piuttosto che dispositivi che segnalano quando i cassonetti dell’immondizia sono da svuotare.

Controllare l’intelligenza artificiale

I robot ci soppianteranno? Il dibattito anima esperti di tutto il mondo convinti che in questo campo sia necessario adottare regole ben precise. Ad esempio c’è chi come Gianfranco Pacchioni, prorettore all’università Milano Bicocca e studioso della Scienza dei materiali, non dà nulla per scontato. Il suo libro L’ultimo sapiens (Mulino) parte dall’evoluzione tecnologica per parlare degli ultimi ritrovati dell’eugenetica. Sostiene che le sorti dell’uomo sono difficili da prevedere se non riuscirà a dare una misura consapevole alla sua corsa spasmodica verso il futuro.

Lo stesso Bill Gates, pur mantenendo e incentivando l’innovazione in Microsoft, è sceso in campo a favore di un’evoluzione tecnologica ‘controllata’. A questo proposito esiste una guida creata dal British Standards Institute che si occupa di normative su prodotti e servizi dotati di intelligenza artificiale a livello internazionale. Il titolo è evocativo: ‘Guida alla progettazione etica e di sistemi robotici‘ e affronta dal punto di vista scientifico i pericoli di una progettazione automatica indiscriminata.

Decifrare la Black Box

L’intelligenza artificiale sicuramente in un futuro prossimo potrà anche prendere decisioni al posto dell’uomo di carattere etico e morale: chi le controlla? Le scelte umane si basano anche su conoscenze emotive o esperienze di diritto, come è possibile tradurle semplicemente in numeri senza distorsioni? Capire le decisioni della cosiddetta black box si pone ad esempio nella guida autonoma per evitare incidenti o salvare vite umane sulla base di calcoli matematici, oppure per fare delle diagnosi mediche. Se ogni applicazione di Ai ha un risvolto morale, le reti neuronali automatiche analizzano freddi dati ed informazioni che potrebbero anche sfuggire al controllo dei programmatori.

In realtà la Ai non è per nulla una super intelligenza e presenta ancora molti limiti, il principale dei quali è che, contrariamente all’uomo, necessità di moltissimi dati per funzionare e in secondo luogo non sa distinguerre il bene dal male. Gli scienziati sostengono che se arriveremo a delegare alle macchine scelte importanti, dovremo essere anche certi di quali siano i ragionamenti che fanno funzionare i sistemi di deep learning. Inoltre tutte le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale dipendono dalla bontà dei dati a disposizione, che non in tutti i paesi si possono rilevare nello stesso modo per questioni di privacy e sicurezza.

L’importanza dei Big Data

I dati on the cloud di cui i sistemi di Ai si alimentano, sono quindi un altro aspetto fondamentale da considerare a livello etico e non. Queste enormi banche dati infatti hanno anche un grande valore economico, tanto da essere considerate come ‘nuovo petrolio’. Un primo problema legato all’utilizzo dei cosiddetti Big Data riguarda la privacy degli utenti, ma ci sono questioni che riguardano anche la sicurezza. Come spiega Alessandro Chessa, data scientist e amministratore del centro studi Linkalab nel suo libro Smart Data (Egea), questo diluvio di dati ha ricadute importanti sulla società e nel mondo degli affari.

La sfida per le aziende è sfruttarli in modo corretto, mentre per le persone è necessario sapere interpretare ed essere consapevolezza dei cambiamenti imposti dalla data science. Ciò in realtà accade molto raramente dato che le app che comunemente usiamo su social e banche online, hanno tutti i nostri dati personali e parametri biometrici. Poi ci sono software in grado di riconoscerci e profilarci attraverso i lineamenti e altri ancora in grado di individuare i sentimenti. Lo scan facciale sarà necessario per acquistare una sim telefonica e con un sorriso potremo pagare il conto o accedere alla Metro.

Nel nome della tecnologia stiamo mettendo la nostra libertà in pericolo ed esiste un grande fratello da cui è impossibile uscire? La gestione dei dati pone grandi interrogativi su responsabilità e sicurezza dato che tutto avviene on the cloud, ovvero nella nube di file salvati in enormi server gestiti dalle grandi corporation internazionali. Amazon, Microsoft, Oracle, Alibaba, Google e Ibm gestiscono un mercato da 300 miliardi di dollari che si prevede in crescita esponenziale fino ad arrivare, secondo una ricerca di McKinsley, ad un trilione di dollari nel prossimo decennio.

Impatto Ai su economia e lavoro

Secondo tutti gli analisti l’intelligenza artificiale trasformerà i processi produttivi ma anche il mercato e la comunicazione, raddoppiando il fatturato delle aziende che sapranno cavalcare l’onda. Il tema dell’accessibilità alle tecnologie e ai dati é allora fondamentale perchè altrimenti la nuova economia delle macchine favorirà solo pochi grandi gruppi. Se succederà queste aziende concentreranno nelle loro mani un enorme potere in un monopolio che potrebbe distorcere il corretto funzionamento dei mercati.

Gli Stati Uniti sono in prima fila nel settore dell’intelligenza artificiale e stanno lavorando ad una serie di progetti a tutto campo. Nel prossimo futuro vedremo automi pronti a gratificare la vita di coppia, automobili a guida autonoma che si muovono da sole nel traffico, per non parlare degli sviluppi nel campo medicino e spaziale con la colonizzazione del pianeta Marte come prossimo obiettivo. Nel settore della finanza le tecniche di machine learning e advanced analytics già oggi consentono di migliorarare i processi bancari ma negli investimenti possono dare luogo a distorsioni facilmente immaginabili.

Intelligenza artificiale e medicina

Attraverso l’intelligenza artificiale è possibile analizzare una mole impressionante di dati e quindi in linea di principio si aprono applicazioni estremamente valide in campo medico. Ancora una volta Google è in prima lina con il progetto Nightingale per la gestione e l’elaborazione di dati medici per ogni persona. In realtà anche nei nuovi approcci alla diagnostica ci sono linee di pensiero diverse, con  scienziati molto entusiasti ed altri un pò meno.

Una ricerca realizzata dal Massachusetts Institute of Technology insieme a Ge Healtcare, ad esempio evidenzia come l’IA stia già liberando medici ed infermieri dalle incombenze burocratiche dando più spazio alla relazione umana con i pazienti. Secondo un sondaggio effettuato su 900 professionisti della sanità in Usa e Inghilterra, il 45% dei dottori dice di riuscire a dedicare più tempo e attenzioni ai pazienti, mentre il 75% dei medici ritiene che con le nuove tecnologie si possano fare previsioni e cure migliori.

Le applicazioni di Ai mediche possono confrontare automaticamente scansioni di immagini, radiografie e tac su larghissima scala per dare risultati predittivi molto migliori rispetto alle analisi dell’uomo. Malgrado ciò la National Academy of Medicine degli Usa invita alla calma, specie in mancanza di adeguate specializzazioni o regolamentazioni ancora del tutto assenti. Al di là di una visione puramente fantascientifica, le macchine non sono in grado di ragionare come l’uomo nè di dare diagnosi che tengano conto degli effettivi sintomi dei pazienti i cui aspetti emotivi spesso sono decisivi in fase diagnostica e curativa.

Robotica e intelligenza artificiale

Molte applicazioni di intelligenza artificiale si avvalgono di robot e sono già presenti in molte città come Londra. Sempre nel Regno Unito, presso l’Università di Leeds, si progettano città che si auto riparano grazie a robot che possono individuare i problemi infrastrutturali. E’ il caso dei droni appollaiati su pali della luce che potranno cambiare le lampadine in caso di bisogno, mentre macchine automatizzate copriranno le buche delle strade. Un ottima notizia per gli amministratori delle città italiane. Il campo della robotica non è solo destinato all’industria ma anche all’uomo. Mentre si stanno sviluppando animali robot in grado di tenere compagnia agli anziani, musicisti robot sono già nelle sale da concerto e altri automi ci terranno compagnia anche nei viaggi in auto.

Kirobo Mini ad esempio è un piccolo pupazzo di plastica sviluppato da Toyota alto 10 centimetri in grado di riconoscere e comunicare con le persone. Il piccolo robot è pronto a diventare un membro della famiglia a tutti gli effetti, quasi un essere da imitare amico o maestro per i bambini. Muove viso e mani, si fa coccolare e sembra provare emozioni come un essere umano. Toyota lo ha sviluppato come compagno virtuale da tenere in auto durante la guida. Giusto per non annoiarsi quando si viaggia da soli. E’ venuto talmente bene che il suo raggio d’azione probabilmente andrà ben oltre.

Robot sostituiranno l’uomo?

Nel campo della robotica industriale l’Italia è al sesto posto nel mercato mondiale e tra i primi dieci produttori al mondo. I robot vengono usati soprattutto nei settori automotive, aerospace, e nell’agroalimentare. Sistemi automatici dotati di una qualche forma di intelligenza artificiale spostano carrelli merci, fanno assemblaggi, montaggi, tagli laser, saldature e inseriscono componenti in ingranaggi. Il futuro è già iniziato ma è necessario integrare da subito le nuove tecnologie per non rimanere schiacciati da quella che, a tutti gli effetti e con i suoi pro e contro, si preannuncia come una nuova rivoluzione industriale che colpirà lavoratori e persone.

Nessun allarmismo, ma secondo uno studio della Forrester Research, la società americana indipendente di ricerca specializzata sull’analisi dei rapporti tra tecnologia e società, nel 2025 molti lavoratori saranno affiancati dai robot. Può essere anche un bene, dato che ci sarà una trasformazione di alcune figure professionali meno qualificate, ma molte altre scompariranno. Negli Usa 6 lavoratori su 100 saranno sostituiti dalle macchine e servirà formare nuove figure professionali specializzate pronte a sostenere le nuove strategie aziendali. D’altronde è anche vero che nel 1900 il 40% dei lavoratori lavoravano nei campi: oggi sono il 2% ma continua a trovare occupazione fuori dall’agricoltura.