Tapparsi le orecchie per troppo inquinamento acustico

L’udito è uno dei sensi fondamentali dell’uomo. La capacità di sentire suoni sgradevoli e più o meno soavi è alla base dell’evoluzione umana. L’orecchio ha consentito ai nostri antenati di fuggire da situazioni di pericolo e di comunicare molto tempo prima che nascesse il linguaggio della musica. Certo in natura esistono anche rumori fastidiosi o paurosi, ma l’inquinamento acustico è un’altra cosa: è causato dall’uomo e spesso è durevole nel tempo.

L’inquinamento acustico prodotto in modo artificiale dalle attività umane va contro la natura provocando danni seri a tutti gli organismi della terra come esseri umani e animali sopra e sotto il mare. L’orecchio è il primo organo che sottoposto a impatti sonori violenti può entrare in crisi. Ma la sordità è solo il primo dei tanti problemi che il rumore causa a corpo e mente di persone, animali, uccelli e perfino alle balene sotto il mare.

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Inquinamento acustico e salute

Quando si parla di inquinamento acustico sulla salute tutti pensano all’udito. C’è del vero, tanto che le attuali 590 milioni di persone con problemi uditivi nel 2050 si stima diventeranno 900 milioni. Ma il rumore è responsabile di patologie a carico di molti altri organi e può fare anche morire. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 3% dei decessi in Europa per infarto sono provocati da una prolungata esposizione ai rumori.

I danni da rumore possono essere anche inaspettati. In luoghi chiusi rumorosi e affollati come bar o ristoranti in cui il volume della musica è troppo alto, si rischia ad esempio una maggiore trasmissione di virus. Studi effettuati durante l’epidemia di Coronavirus hanno appurato che l’emissione di particelle che trasmettono malattie ed influenze aumenta esponenzialmente parlando a voce alta. Diminuendo di 6 decibel l’intensità del tono della voce si riduce la probabilità di infettare i presenti come raddoppiando la ventilazione nella stanza.

Se la diffusione dei primi focolai di infezione da Coronavirus negli impianti di lavorazione della carne potrebbero essere dipesa dal rumore degli ambienti, gli studiosi del Karolinska Institute di Stoccolma si sono soffermati sugli effetti dell’inquinamento acustico sull’apparato cardiocircolatorio. Il gruppo di studiosi svedese capitanati dal professor Goeran Pershagen ha preso in esame oltre 1.500 persone colpite da infarto negli anni 1992-94 confrontandole con 2000 cittadini di Stoccolma residenti in varie zone della città.

Per ogni indirizzo di residenza sono state analizzate varie situazioni di rischio tra cui il livello di rumore in decibel presente nelle case dei pazienti presi in esame. Il risultato non lascia dubbi: vivere in zone particolamente rumorose aumenta il rischio di infarto cardiaco. In particolare la probabilità di avere un infarto aumenta del 40% con un livello di rumore superiore ai 50 decibel. Non molto considerando i rumori che ci colpiscono ogni giorno.

Cause inquinamento acustico

Se rumori superiori ai 50 decibel danno problemi al cuore e il frastuono aumenta anche il rischio di obesità, quando parliamo di inquinamento acustico cosa intendiamo? Per gli specialisti la zona di benessere sonoro è inferiore ai 45db, i rumori fastidiosi sono maggiori di 55db e quelli oltre 85db sono altamente nocivi. Secondo l’Oms la soglia di 42 db non dovrebbe essere superata per avere un buon sonno e 35 db è il limite per evitare problemi di tipo nervoso.

Viceversa in Europa ci sono 210 milioni persone che vivono costantemente sopra la soglia di 55 db in casa, per strada, al lavoro. In Italia città come Milano e Roma hanno livelli di rumore diurno per strada di 70-80 db. Giusto per avere un’idea, già una normale conversazione arriva a 40-60 db. Quindi per essere davanti a problemi di inquinamento acustico non serve infilarsi le cuffiette e ascoltare canzoni a tutto volume e nemmeno andare in discoteca, dove la musica può arrivare a superare la soglia del dolore di 110-120 db.

I livelli di rumore mediamente riscontrati nei vari ambienti interni ed esterni del nostro vivere quotidiano sono i seguenti:

  • Ospedale: 35
  • Biblioteca: 40
  • Zona pedonale: 45
  • Appartamento finestre chiuse: 40
  • Appartamento finestre aperte: 50
  • Parco: 55
  • Ufficio: 60
  • Pensilina Tram: 75
  • Strada: 80/90
  • Fabbrica: 85
  • Ferrovia: 85
  • Metropolitana: 90
  • Cuffie smartphone (max): 100
  • Discoteca: 110

Effetti rumore sulla mente

Abbiamo già visto quanto siano gravi le conseguenze dell’inquinamento acustico sulla salute. Esposizioni prolungate al rumore sono una vera e propria minaccia diretta per l’udito ma provocano anche gravi forme di malessere legate a tachicardia, nausea, alterazioni del campo visivo e della trasmissione degli impulsi nervosi. Ma oltre ad interferire con il corretto funzionamento degli organi, esistono seri pericoli anche per la mente.

Un recente studio pubblicato da Environmental Health Perspectives evidenzia bene come l’inquinamento acustico sia un problema di salute mentale che causa effetti psicologici gravi. Il rumore provoca stress, aggressività, emicrania, capogiri, inappetenza, difficoltà di concentrazione e insonnia. Le persone che vivono in aree con traffico intenso hanno il 25% di probabilità in più di essere colpite da depressione rispetto alle persone che vivono in quartieri più tranquilli.

Il rumore notturno fa dormire male cancella la fase ‘Rem causando problemi di insonnia. I dati raccolti da una ricerca dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Trieste parlano chiaro: le farmacie che operano nei quartieri dove il livello sonoro notturno è compreso tra i 55 e i 75 decibel vendono una quantità di sonniferi e tranquillanti doppia o addirittura tripla rispetto alla media.

Rumore nelle città italiane

Uno studio effettuato su 96 città italiane dice che la rumorosità notturna è superiore ai livelli massimi di tollerabilità per l’orecchio umano nel 98% delle aree urbane. Ma quali sono le città più rumorose e quelle più silenziose? Il progetto Noise Escape Challenge realizzato da Amplifon in collaborazione con l’associazione giovanile internazionale Aiesec ha preso in considerazione 15 città elaborando una classifica delle città più o meno virtuose. Per effettuare le rilevazioni è stata sviluppata una apposita App Listen Responsibly con la quale i ricercatori hanno eseguito più di 8 mila rilevazioni.

Tra i capoluoghi Torino è risultata più silenziosa con una media rilevata di 48.92 dB, seguita da Cremona (51.57 dB) e Venezia (53.69 dB). Le città che soffrono di maggiori problemi di inquinamento acustico medio invece sembrano essere Milano (65.31db), Lecce (65.24db) e Verona. Data la vastità dell’area urbana delle grandi città i campionamenti saranno stati eseguiti solo in alcune zone e sono tutti da verificare i parametri che potrebbero avere influito sulle misurazioni come orario, giorni della settimana, tempo metereologico.

Rimedi inquinamento acustico

Se i risultati visti in precedenza nelle città italiane non possono che preoccupare, i rimedi contro l’inquinamento acustico riguardano innazitutto l’urbanistica. Ridurre le cause di rumore è possibile solo attraverso interventi mirati sul traffico, o utilizzando materiali fono assorbenti nelle strade. Purtroppo poco o nulla viene fatto e mentre i materiali utilizzati non sembrano risolvere il problema efficacemente, le amministrazioni sono già alle prese con il problema dello smog di cui si parla molto più sui media. Ma i cittadini cosa possono fare?

Nelle grandi città per proteggersi dal rumore in casa si possono dotare le finestre di doppi vetri fonoisolanti, ma è necessario sceglierli con cura. I famosi “doppi vetri” in sè non presentano vantaggi dal punto di vista acustico. A parità di spessore complessivo, un vetro singolo ha lo stesso potere fonoisolante di due vetri sovrapposti, a meno che tra i due vetri non ci sia una intercapedine d’aria di almeno 20 cm o un gas pesante come l’SF6 (esafluoruro di zolfo). Maggiore potere fonoisolante ha il vetro stratificato, realizzato unendo due o più strati di vetro alternati ad un foglio di plastica.

Come rimedio contro l’inquinamento acustico i ricercatori del politecnico di Valencia hanno inventato un particolare “cristallo sonico” costituito da piccolissimi cilindri di molecole in grado di porre una vera barriera alle onde sonore. Se verrà commercializzato questo particolare mantello anti-rumore forse potrà isolare le case. Purtroppo non educherà i cittadini al silenzio, altro aspetto fondamentale del problema che non riguarda solo il rapporto tra rumore e salute, ma tra cultura, società e stili di vita.

Educare al silenzio

Cosa fare per sconfiggere il rumore o ridurre i rischi per la salute? Il primo passo è sensibilizzare i più giovani sui rischi della musica ad alto volume. Un’indagine dell’Università di Boston dimostra che ben un giovane su quattro che ascolta musica in streaming con lo smartphone, tiene il volume ad un livello molto superiore alla soglia raccomandata mettendo a rischio l’udito. Anche se le soglie vengono impostate dalle app, alcuni dispositivi per ascoltare musica hanno una capacità di suono di 91/121 decibel che diventano 139 db con gli auricolari: il rumore di un aereo al decollo.

Tra i rimedi contro l’inquinamento acustico quindi c’è anche la consapevolezza. Oltre a studiare nuovi materiali e pretendere che le amministrazioni facciano qualcosa contro i rumori, sarebbe fondamentale educare al silenzio insegnando il rispetto sonoro per se stessi e gli altri. Abbassare il volume del televisore, ascoltare musica a basso volume, non gridare quando si parla al telefono nello scompartimento di un treno, sono cose semplici e alla portata di tutti che concorrono a vivere meglio.