Chi si è avvicinato in qualche modo alla musica jazz, non potrà mai dimenticare i suoi voli pindarici, i tuffi sugli accordi e le capriole nelle armonie, la limpida consapevole sicurezza con cui conduceva il sax sempre sulla strada più giusta, quando il ritmo si faceva serrato o nella dolcezza di una ballad. Se n’è andato il grande sassofonista Michael Brecker, non la sua musica.

Ci sono musicisti che grazie ad una canzoncina diventano miti per milioni di persone, altri che passano la vita a studiare e ad innovare la musica, magari suonando nei club davanti a dieci persone a cui regalano ogni giorno una novità. Altri ancora prendono una strada a metà. Cambiano la storia della musica senza preclusioni e barriere mentali, cavalcando contraddizioni e diversità del mondo della musica. Questo è il caso di Michael Brecker.

Sconfitto dalla leucemia a 57 anni ma vincitore nella sfida terrena tra note e generi musicali. Maestro di tecnica e di gusto, jazzista e sperimentatore raffinato che non disdegnava la musica pop e rock, dalla cui energia fu certamente attratto.

Negli anni sessanta, quando ancora bambino prese in mano il suo primo sax, non poteva certo sottrarsi al fascino del grande John Coltrane. Ma alle novità di quel genio del sax, Michael seppe aggiungere un tocco di modernità che attinse dalla frequentazione di altri generi.

Non a caso la sua discografia è immensa e vanta più di settecento partecipazioni discografiche e collaborazioni con artisti come Mc Coy Tyner, Herbie Hancock, Pat Metheny, Chick Corea, Charles Mingus, Chet Baker, Wynton Marsalis, John Dejohnette, Charie Haden nel jazz; James Taylor, George Benson, Quincy Jones, John Lennon, Joni Mitchell, Aerosmith, Paul Simon, Frank Sinatra, James Brown, Bruce Springsteen, Steely Dan, Dire Straits, Billy Joel ed Elton John, Frank Zappa nella musica pop e rock.

Come solista, oltre ad avere realizzato otto dischi a suo nome, acquistò una certa notorietà anche tra il pubblico non prettamente jazzistico con il sodalizio jazz-fusion Brecker Brothers insieme al fratello trombettista Randy Brecker e fu tra i principali elementi che ispirarono il sound del leggendario gruppo degli Steps Ahead.

Ciao Michael, anche dopo il tuo ultimo volo, rimani un modello e un esempio da seguire per i musicisti di tutto il mondo.