Tra musicisti è naturale parlare di ‘frase musicale’ come se un frammento di musica o una determinata successione di note o melodie possa esprimere un concetto all’interno di un discorso. In realtà non c’è nulla di strano, anzi sembra sia proprio questo il ruolo che la musica ha avuto nell’evoluzione dell’uomo.

A cominciare da Darwin, esistono molte teorie circa l’aspetto evolutivo della musica e sugli effetti prodotti dai suoni sulle aree del linguaggio e del sistema motorio. Basti pensare come in tutte le culture attraverso suoni (senza parlare) si manifesta piacere o disappunto, attraverso il canto si aderisce e ci si sente parte di un gruppo e come attraverso il ritmo vengano influenzati i nostri movimenti.

In particolare negli ultimi anni si sono moltiplicati gli sforzi nel campo delle neuroscienze per dimostrare la relazione tra musica, linguaggio, matematica e ragionamento astratto. Qualche anno fa uno studio tedesco pubblicato dal Max Planck Institute of Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia sulla rivista ‘Nature Neuroscience’ ha dato una prima vera spiegazione scientifica. Mediante prove sperimentali si è arrivati a dimostrare che il cervello interpreta la musica attraverso schemi mentali simili a quelli usati nei discorsi. Frasi di parole o di musica provocano le stesse reazioni neurofisiologiche nel cervello, ‘scariche elettriche’ che registrate dall’elettroencefalogramma risultano strettamente legate alla comprensione del significato. Insomma la musica non trasmette all’ascoltatore solo emozioni, ma anche pensieri e concetti.