Come gli studenti ascoltano musica

Una buona notizia per chi ha sempre considerato il peer to peer, più che un pericolo, una opportunità per costruire una enorme rete di conoscenza condivisa: nelle università americane verrà presto utilizzato per condividere materiale di studio e di ricerca. Ma lo scopo è anche quello di fermare lo scambio illegale di files protetti da copyright.

Si chiama Lionshare il software open source per il file sharing “buono”, sviluppato da ricercatori della Pennsylvania State University e dall’Università canadese Simon Fraser in collaborazione con Internet2, il consorzio no profit che sviluppa tecnologie e applicazioni avanzate per la rete. La novità sta nel fatto che il sistema renderà più difficile lo scambio di materiale protetto da copyright, in quanto l’accesso alla rete non sarà anonimo e quindi non sarà disponibile a utenti esterni al circuito universitario: ogni utente per accedervi dovrà venire autenticato.

Insomma l’idea è che ogni studente possa condividere e scambiarsi velocemente con gli altri il proprio “quaderno degli appunti” e qualsiasi documento testuale, audio e video. Il software è pensato anche per collegarsi a banche dati e biblioteche e non manca neppure la possibiltà di interagire in tempo reale utilizzando strumenti tipo chat e messaggistica istantanea. Ma lo scopo del programma Lionshare, oltre ai fini educativi, sarà anche quello di arginare il download di mp3 e film protetti dall’interno delle università. Una operazione che ora gli studenti compiono allegramente protetti dall’anonimato, sfruttando le veloci connessione che vengono messe a loro disposizione gratuitamente dalle stesse università. Che in cambio ricevono sempre più spesso le denunce delle major della musica e del cinema.