occhi uomo folle

E’ convinzione comune che gli artisti talentuosi debbano essere per forza personaggi un pò strani, quasi come se un pò di follia fosse condizione necessaria all’esistenza del genio. Certo nel mondo dell’arte e della cultura tra musicisti, pittori o scrittori non sono mancati personaggi bizzarri, ma qual’è il rapporto tra natura della creazione artistica e ‘differenza’?

Per dare una risposta a una questione che da molti secoli incuriosisce gli studiosi di vari settori, qualche anno fa è uscito il libro “The genesis of artistic creativity”, scritto da uno psichiatra irlandese, Micheal Fitzgerald del Trinity College di Dublino che cerca di svelare l’anello mancante tra genio e follia esplorando la genesi della creazione artistica nelle vite di ventuno famosi scrittori, filosofi, musicisti e pittori.

Dopo avere studiato per molti decenni la sindrome di Ausberg, una particolare forma di autismo, in pratica Fitzgerald sostiene addirittura che i veri talenti naturali non possano non avere disturbi mentali. Sulla base di ricerche biografiche in cui si sono esaminati il comportamento sociale, il linguaggio, l’umorismo e gli interessi ossessivi e di routine che hanno accompagnato molte grandi menti creative del passato, tanti geni come Mozart, Beethoven nella musica classica, Van Gogh o Andy Warhol nella pittura o Hans Christian Andersen o George Orwell nella letteratura, sarebbero stati affetti da autismo, malattia che comporta problemi nelle relazioni sociali e comportamente stravaganti.

In particolare sarebbe proprio la sindrome di Ausberg a donare a certi individui una natura particolarmente geniale in certi ambiti, ma contemporaneamente a rendererli impacciati e negati nello svolgere le più comuni mansioni del vivere quotidiano. Teoria per altro non da tutti condivisa. Ricercatori della Oxford University, sostengono ad esempio che molte persone intelligenti dimostrano comunque abilità e competenza nella vita. Se poi nel fare questa affermazione stessero pensando un pò immodestamente anche a loro stessi, non ci è dato saperlo.

Anche perchè nel frattempo un nuovo studio del Karolinska Institutet di Stoccolma realizzato monitorando 1,2 milioni di pazienti in 40 anni conferma l’ipotesi: non solo musicisti, pittori e artisti ma anche scienziati, danzatori, fotografi sviluppano molti più casi di schizofrenia, ansia, depressione finendo con l’abusare di alcool e droghe. Tra dubbi e conferme una sola certezza: la mancanza di filtri nel vedere la realtà rende la mente più creativa ma può costare cara.