Ora che anche questa edizione del Festival di Sanremo è stata archiviata tra immancabili polemiche, dotte disquisizioni di carattere musicale ed esegesi delle bellezze in campo, qualcuno si chiederà: ma perchè tutto ciò? Si intitola ‘Il Festival di Sanremo – Parole e suoni raccontano la nazione’ (ed. Carocci) un libro che forse potrà svelare come mai da oltre 60 anni la storia della nostra nazione passi da qui.

Non c’è cambiamento sociale, rivoluzione, crisi della discografia o dell’economia che tenga: dato per morto di anno in anno, il Festival di Sanremo riesce comunque a calimitare l’interesse della nazione per l’intera settimana del suo svolgimento. Svelare l’arcano del suo successo non è semplice. Ecco perchè il libro di Serena Facci e Paolo Soddu cerca di occuparsi della questione a 360°, sulla base di studi e considerazioni a cavallo tra etnomusicologia, storia contemporanea e musicologia.

Volendo rimanere sul piano strettamente musicale, comunque è impossibile dimenticare che già dalla prima edizione del Festival di Sanremo del 1951 sono usciti nomi e voci diventati indiscussi monumenti nazionali come Nilla Pizzi, Domenico Modugno, Mina fino a Ramazzotti, Laura Pausini o Vasco Rossi, o lo stesso Celentano, insieme a personaggi controversi che hanno comunque rappresentato l’Italia nel mondo come Claudio Villa, Orietta Berti e Toto Cutugno.

Vedremo se la stessa sorte capiterà anche ai vari Marco Carta e Valerio Scanu delle recenti edizioni, ma alla fine non è nemmeno così importante: il mondo della musica, dalla produzione fino alla comunicazione del prodotto e alla sua distribuzione, negli ultimi anni è troppo cambiato per poter fare paragoni con il passato. Il libro cerca piuttosto di capire come il Festival, le sue canzoni e la sua messa in scena, siano stati il simbolo dell’identità italiana e di come lo siano ancora in ‘tutti i luoghi e in tutti i laghi’ dello Scanu di Maria De Filippi e quindi anche in ‘Chiamami ancora amore’ di Vecchioni e nell’arrabbiata ‘Non è l’inferno’ di Emma.

Insomma alla fine si direbbe che questa manifestazione sia ben lontana da essere un’accozzaglia inutile di canzonette più o meno riuscite e non serve nemmeno parlare solo di business, pubblicità, audience, kermesse, dietrologie e pettegolezzi, noia o passione. Il Festival di Sanremo, da fenomeno sociale capace di ricostruire una nazione del dopoguerra, passando dalla Terra dei cachi fino alla canzone d’autore di Roberto Vecchioni e ai ‘nuovi mostri’ dei talent show, rimane comunque uno dei momenti in cui la nostra democrazia si rispecchia e interroga.