opera lirica

E’ possibile paragonare l’opera lirica al Tour de France in bicicletta? Secondo il grande tenore Endrik Wottrich, celebre ugola wagneriana (e fidanzato della trisnipote di Wagner), i solisti dell’opera si comportano come molti atleti quasi costretti a prendere farmaci per reggere allo stress, alla paura di sbagliare e di bruciare così una carriera duramente conquistata.

Il dito accusatore è puntato soprattutto sugli impresari che, sempre secondo Endrik Wottrich, contribuirebbero alla rovina degli artisti, prima facendo finta di niente di fronte agli evidenti episodi di abuso di farmaci per sfruttare poi al massimo la situazione di debolezza dell’artista organizzandogli continui viaggi ed esibizioni.

Nella denuncia compaiono anche le claques formate da loggionisti più o meno mercenari, la cui manipolazione è determinante nel designare il successo o fallimento di molte rappresentazioni. Non è un fatto insolito trovare nelle statistiche il “ritiro” improvviso di un cantante alla vigilia di una rappresentazione, per disturbi legati alla fatica o allo stress.

Un esempio? Qualche anno fa al festival di Salisburgo la soprano russa Anna Netrebko, ha dovuto ritirarsi dallo Stabat Mater di Pergolesi (con i bagarini che impazzavano), per una presunta laringite. «Cantante inaffidabile», così l’hanno definita gli impresari. Ma Wottrich, ancora lui: «Quella laringite era vera: ma certo Anna, conoscendo l’atmosfera del festival, sapeva che ogni stecca le sarebbe costata la morte professionale, in tutte le città dove la amano».

A Salisburgo hanno gettato la spugna anche Rolando Villazon, tenore messicano (diagnosi: «depressione»), o l’americano Neil Shicoff; o Magdalena Kozena, mezzosoprano ceca e compagna del direttore d’orchestra inglese sir Simon Rattle; o la bulgara Vasselina Kasarova e la lituana Elina Garanca. Una vera epidemia o forse troppo stress?