Un cantautore cinese che vende milioni di dischi in Cina denunciando le contraddizioni della società.

Se da noi la canzone di impegno sociale e civile – di lotta, si sarebbe detto qualche tempo fa – ha lasciato spazio agli ‘Amici’ di ‘X Factor’ – per fortuna, si dirà – c’è un luogo nel mondo dove ancora ‘a canzoni si fan rivoluzioni’, o almeno ci si tenta. Oggi bisogna fare un grosso sforzo di immaginazione per vedere un Guccini in eskimo sul palco con una bottiglia di vino rosso senza etichetta cantare l'”Avvelenata”, o andare agli anni ’60 per ascoltare cantanti “impegnati” come Bob Dylan, Donovan, Joan Baez intonare Blowin’ in the wind (Soffia nel vento – 1963). In Cina invece basta guardare al presente e ascoltare i testi del cantautore Zhou Yunpeng, tre album all’attivo e milioni di copie vendute.

Siamo abituati a sentire parlare di Cina come di una nazione tutta concentrata nella corsa al benessere economico: in realtà la transizione tra rivoluzione culturale e modernizzazione della quarta potenza al mondo non è esente da guai e ingiustizie, che vanno dalla povertà alla mancanza di vera democrazia. Sono proprio questi costi umani e sociali gli argomenti delle canzoni di Zhou Yunpeng.

Nato in una famiglia poverissima 39 anni fa in un villaggio nella provincia di Liaoning, al confine con la Corea del Nord, Zhou Yunpeng ha perso la vista a 9 anni per una malattia, ma non si è scoraggiato. Ha cominciato a viaggiare per la Cina in lungo e in largo facendosi leggere libri in cambio di lezioni di chitarra. A 17 anni è arrivato a Pechino, si è laureato in lettere e successivamente ha ripreso a viaggiare scoprendo storie quotidiane di paesi e metropoli cinesi, guadagnandosi da vivere suonando per strada o in piccoli locali.

Le sue canzoni parlano di miseria, sfruttamento, disastri ambientali, tragedie sul lavoro, ingiustizie e privilegi spesso ignorati dalle grandi radio e televisioni. Il governo sembra invece tollerarlo. “Il concetto di gioventù presume che tutti i ribelli tornino prima o poi all’ovile, rientrino nel gregge. Ma noi, no. Non possono ignorarci. Anche se le idee che stanno dietro alla nostra musica non piacciono, la si deve ascoltare perché è dappertutto”. Cosa avete capito? A dire queste parole era un tale Frank Zappa, in America, nei primi anni ’60…