ikea foundation

La comunicazione green è un cardine fondamentale del marketing moderno, ma mentre ci sono aziende intente solamente all’attività del greenwashing, altre sembrano intenzionate a fare sul serio: IKEA si impegna a destinare 1 miliardo di euro per sviluppare energie rinnovabili ed aiutare i paesi più poveri a far fronte al cambiamento climatico.

Potrà piacere o meno il suo stile nell’arredamento, ma se all’annuncio seguiranno i fatti c’è da augurarsi che siano molte le aziende a seguire la mossa del leader dei mobili. IKEA vanta un fatturato di oltre 29 miliardi di eruo, più di 150mila addetti impiegati, 345 punti vendita in 42 paesi a cui presto si aggiungeranno quelli di Verona e Palermo per un totale di 716mila visitatori nei negozi all’anno e 1,5 miliardi di utenti online.

La cifra investita di 1 miliardo di euro è di tutto rispetto: in particolare 600 milioni di euro saranno investiti in energie rinnovabili e altri 400 milioni di euro per sostenere i paesi più colpiti dal cambiamento climatico attraverso i programmi di IKEA foundation. L’annuncio arriva insieme alla decisione dei 195 governi mondiali di trovarsi nel mese di dicembre per discutere e negoziare nuovi limiti sulle emissioni alla COP 21 di Parigi.

Evidentemente le ricadute a livello di immagine saranno altrettanto importanti. IKEA non vuole dimostrare solo di investire in energia eolica e solare per diventare indipendente da un punto di vista energetico per le sue attività produttive, ma si impegna anche a fornire soluzioni abitative all’insegna della sostenibilità come ad esempio l’illuminare le case con lampadine led a basso consumo energetico.

Attualmente IKEA possiede 224 turbine eoliche e ha installato più di 700.000 pannelli solari che dal 2010 gli hanno consentito di risparmiare 74,5 milioni di dollari. Il 75% dei suoi prodotti da illuminazione sono a risparmio energetico, utilizza per il 41% legno certificato FSC (Forest Stewardship Council) e circa il 76% di tutto il cotone utilizzato nei prodotti è stato acquistata da coltivatori e produttori ‘più sostenibili’, che secondo la società utilizzano meno acqua.