Comporre musiche originali per spot pubblicitari una volta era un lavoro stimolante, anche da un punto di vista creativo. Trenta secondi di musica che dovevano sottolineare l’azione di uno spot, piuttosto che emozionare o sedurre. La sfida partiva dalle fervide menti dei creativi dell’agenzia di pubblicità che insieme al regista partorivano il cosiddetto story-board, la sceneggiatura disegnata che il musicista doveva interpretare e trasformare in musica…

Era il tempo dei Jingles, quei motivetti che a volte diventavano anche più famosi del prodotto stesso. Ma in fondo anche la pubblicità era solo pubblicità e per anni aveva avuto anche un nome: “Carosello”. Prima dell’avvento del computer i musicisti suonavano in sincrono direttamente sul film. In seguito i software facilitarono l’impresa di dare un suono al filmato e arrivarono gli effetti sonori, il sound design. Tanto che la musica, intesa come melodia e note, perse di importanza. L’importante era stupire, “colpire” lo spettatore.

Da un prodotto casereccio, lo spot pubblicitario è così via via diventato sempre più un piccolo film sofisticato, con tanto di regista imprestato dal cinema. E con i registi, è venuta anche l’ora delle star della musica. Le major discografiche non ci hanno messo troppo a fiutare l’affare, hanno solo aspettato che la vena ideologica degli artisti scemasse del tutto. D’altronde per un artista, a livello promozionale, un ritornello ripetuto un miliardo di volte in uno spot vale molto più di una partecipazione a San Remo.

Le compilation sui brani pubblicitari e le comunità dedicate alla musica degli spot hanno fatto il resto. Il legame tra prodotto e artisti è così diventato materia di studio e terra di esperti di comunicazione e marketing: U2 & Apple, T-Mobile & Robbie Williams, Gap & Madonna, McDonalds & Justin Timberlake, Reebok & Mike Skinner, Motorola & Gorillaz. Nessuno è escluso, Lo stesso Vasco Rossi, se pur a malincuore, ha prestato un suo brano per una campagna Fiat.

In questo turbine musical-pubblicitario mancavano solo i Beatles. Ora è giunto il loro momento. La Sony, che detiene i diritti di 259 brani dei «Fab four», ha deciso di farli usare per la pubblicità. Non importa se il Times, parafrasando una delle loro più celebri canzoni, a tal proposito ha provocatoriamente intitolato la notizia dell’annuncio «All we need is cash» (tutto quello che ci serve sono i contanti).

Di sicuro sarà un successo. Per la notorietà dei Beatles e per i prodotti che avranno la fortuna di essere prescelti per l’operazione. Tra i primi i pannolini «Luvs» della «Procter & Gamble». «All You Need is Luvs» reciterà verosimilmente la nuova campagna pubblicitaria. Non ci sono solo le perplessità dei nostalgici, c’è anche chi sostiene che in questo modo nuove generazioni potranno finalmente avvicinarsi alla musica dei favolosi di Liverpool. Considerando gli utenti dei pannolini, è difficile dargli torto.