Goshka Macuga Fondazione Prada Milano
© Photo by Fulvio Binetti

Qual’è il senso dell’arte moderna? Non è un tema originale, ma è probabilmente la prima di una lunga serie di domande che vengono visitando la mostra di Goshka Macuga alla Fondazione Prada di Milano

Intanto siamo davanti ad una completa opera di destrutturizzazione dell’arte a cominciare dai ruoli: autore, curatore, collezionista e poi ancora ideatore di mostre, sono qui riuniti in un’unica persona. La ricerca di Goshka Macuga, che all’interno degli spazi della Fondazione Prada presenta “To the son of man who ate the scrool”, va ben oltre anche la tradizionale distinzione delle categorie di pittura, scultura, installazione e fotografia.

Entrando all’interno dell’enorme spazio espositivo al piano terra (il Podium) che con le sue vetrate si apre alle altre strutture della Fondazione, si rimane subito un pò disorientati: accolti da forme e opere di grandi dimensioni (tra cui una enorme palla color oro e una sorta di asteroide collegata al soffitto), gli interrogativi aumentano ascoltando la voce di una persona con la barba, che poi si rivela essere un robot androide, seduto sul freddo travertino mentre declama discorsi di grandi pensatori.

Ecco: quindi l’uomo esiste? In realtà le perplessità aumentano perchè il robot (prodotto in Giappone da A Lab su idea di Goshka Macuga) insieme alle opere di grandi dimensioni di artisti che in qualche modo richiamano l’idea del cosmo (Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Phyllida Barlow, Robert Breer e altri provenienti dalla Collezione Prada e da importanti musei internazionali), non fanno altro che rendere quasi superflua la presenza umana.

Salendo i gradini al padiglione superiore della mostra c’è l’installazione “Before the Beginning and after the end” formata da cinque lunghi tavoli di metallo ricoperti da un foglio di carta su cui sono disegnati degli schizzi con penne a biro su cui poggiano libri antichi, sculture, opere originali d’arte antica e contemporanea. Partendo da una coppia di uomini nudi, gli elementi sui tavoli diventano sempre più rari proseguendo verso il fondo della sala, dove si avverte un rumore e si scopre che chi ha disegnato sui fogli, compiendo una narrazione che in qualche modo si sovrappone alla storia umana fino a renderla ancora una volta superflua, è il sistema robotico “Paul n” ideato da Patrick Tresset, artista francese da sempre affascinato dal mondo della scienza.

C’è ancora una sala da vedere, anzi i tre ambienti della Cisterna, lo spazio espositivo ricavato all’interno della zona che ospitava i serbatoi della ex fabbrica su cui sorge la Fondazione Prada. E anche qui l’arte di Goshka Macuga diventa narrazione capace di richiamare significati che vanno ben oltre la realizzazione di 73 teste di importanti figure storiche e contemporanee (da Albert Einstein fino a Sigmund Freud, da Carl Marx a Martin Luther King) infilzate e collegate da barre sottili di metallo.

Origine, storia, evoluzione e collasso dell’uomo? Uscire da una mostra con più dubbi di quando si è entrati è un buon modo per giudicarne la riuscita.