Ci sono cose a cui nemmeno gli algoritmi sofisticati di Google possono arrivare, specie quando si parla di emozioni e quindi fortunatamente anche di musica. Ecco perchè Google nella sua campagna acquisti senza fine incorpora anche Songza, servizio specializzato nel creare playlist per stati d’animo e non solo.

Supponiamo che alle tre del pomeriggio siate tristi e che il cielo sia nuvoloso: quale musica ascoltare? La nuova sfida dei servizi di streaming capaci di offrire milioni e milioni di canzoni di tutti i tipi e generi a gratis o ad un prezzo irrisorio è suggerire agli utenti la musica giusta al momento giusto, così non c’è nemmeno da fare la fatica di scegliere cosa ascoltare. Comodo no? E magari anche abbastanza inquietante, ma oramai questo sembra essere il futuro della musica dai grandi numeri che dopo aver perso la sua fisicità ha sempre più ha bisogno di stimoli visivi e interfacce da utilizzare su smartphone, tabelt e computer per farsi ascoltare.

Lo sa bene Apple che ha speso appena 3,2 miliardi di dollari per acquisire Beats, sito che tra le sue caratteristiche più interessanti ha appunto la possibilità di suggerire nuova musica in 4 nuovi modi: in base ai nostri ascolti, scrivendo una ‘frase’, tramite recensioni di giornalisti e della redazione.

Songza, startup nata nel 2010, ha dalla sua 50 esperti di musica che programmano playlist progettate per stati d’animo, attività, ore del giorno o addirittura meteo nella zona dell’ascoltatore. Il servizio acquistato per una cifra intorno ai 30 milioni di euro, è stato già accorpato alla versione americana e canadese di Google Play Music in abbonamento All Access, migliorando la funzione radio per ora gestita solo da algoritmi.

Con questa mossa Google Play Music All Access che vanta 25 milioni di canzoni ed è disponibile in 28 paesi, spera di insidiare Spotify che è recentemente arrivato a 10 milioni di utenti Premium e che sembra inarrestabile nella sua avanzata grazie anche al fatto ad essere stato il primo a credere e ad investire nello streaming.

Una cosa è comunque certa, il futuro della musica è nelle playlist personalizzate: agli utenti appassionati di musica in qualche anno non solo è stata eliminata qualsiasi azione fisica – togliere il disco dalla custodia, metterlo sul giradischi o nel lettore cd – ma ora pure la fatica di scegliere cosa ascoltare. Sarà per questo che in tanti tornano al vinile?