Per i musicisti jazz con il passare dell’età finire sul lastrico e in pessime condizioni di salute fino a poco tempo fa era praticamente la norma. Oggi si direbbe che la musica jazz abbia un ruolo sociale, artistico ed economico meglio definito. Ma i jazzisti a che punto sono?

Le tutele professionali, ad esempio pensionistiche, per chi sceglie per lavoro di suonare jazz live nei locali, sono ancora praticamente inesistenti e non solo in Italia ma anche in America dove il jazz è nato ed ha il suo mercato maggiore. Proprio per questo un gruppo di grandi artisti della scena jazz newyorkese che suonano abitualmente nei più famosi e prestigiosi locali al mondo di New York come Birdland, Blue Note, Dizzy’s Club Coca-Cola, the Iridium, the Jazz Standard e il Village Vanguard, si sono riuniti.

Il tentativo è per cercare di ottenere un fondo pensionistico che consenta ai jazzisti, una volta ritirati dalla scena per motivi di salute o età, di avere una vita quantomeno decente. Tra loro ci sono decine di nomi famosi che vanno da Ron Carter a Joe Lovano, da John Pizzarelli a Regina Carter fino a Bill Frisell insieme ad organizzazioni jazz, scuole, scrittori e sindacati di altre categorie.

E’ innegabile che l’esistenza ed il successo commerciale dei locali jazz visitati da migliaia di turisti e appassionati di passaggio a New York dipenda esclusivamente dalla professionalità e qualità dei musicisti che vi suonano. Garantire loro un presente ed un futuro decente, anche da un punto di vista economico, dovrebbe essere una cosa normale, ma evidentemente non è così. Mentre i musicisti che suonano a Broadway e in orchestre sinfoniche sono protetti da contratti sindacali, i musicisti jazz infatti non hanno tutele di alcun tipo.

Fortunatamente ora Justice for Jazz Artists, il nome di questa campagna che vuole sensibilizzare sia l’opinione pubblica che le istituzioni anche attraverso una petizione online per fermare lo sfruttamento dei musicisti da parte dei locali, ha ottenuto un primo appoggio dal Consiglio Comunale di New York che ha discusso il problema esprimendo il proprio sostegno.

E’ un riconoscimento formale ma importante che aggiunge valore al jazz, una delle maggiori forme d’arte al mondo, oltre ad essere un primo passo per correggere quella che i musicisti ritengono una ingiustizia di portata storica. Ora spetterà ai club intraprendere le azioni opportune per passare dalle parole ai fatti, discutendo con le autorità i meccanismi per compensare i musicisti per il loro lavoro. Aspettando che prima o poi qualcosa succeda anche in Italia…