Ragazza giovane ascolta musica in cuffia

Come sta cambiando il rapporto tra giovani e musica anche in relazione alle nuove modalità di ascolto? La nuova percezione del fenomeno musicale nei nativi digitali e le conseguenze culturali e sociali sul futuro

I ragazzi sono da sempre i maggiori consumatori di canzoni. Il rapporto tra giovani e musica interessa quindi tutti i professionisti del settore musicale, a cominciare dai musicisti, passando dagli artisti fino agli esperti di business e marketing. Ma dato che in quest’epoca mezzo e contenuto spesso si sovrappongono, parlare di questi argomenti significa anche comprendere le conseguenze delle nuove modalità di fruizione, non solo su industria discografica e proposta musicale, ma anche da un punto di vista sociale e culturale.

Conoscere come i giovani ascoltano musica e dove cercano e trovano canzoni può farci scoprire cose interessanti perchè l’evoluzione delle tecnologia e la digitalizzazione dei contenuti riguarda tutti i settori. Leggere notizie sui giornali cartacei piuttosto che sul web o sui social è molto diverso e non solo per la possibilità di potere scegliere tra molte più fonti di notizie più o meno attendibili. La percezione di ciò che si legge cambia completamente nella lettura digitale e su carta per il diverso comportamento del cervello umano.

Gli stessi vantaggi e svantaggi esistono anche ascoltando musica con sistemi di ascolto digitali o analogici. Ma chi ama un certo genere musicale o un determinato artista come fa a scoprire altra musica potenzialmente interessante? Una volta gli amici davano consigli e si scambiavano le cassette fatte in casa e i cd masterizzati. Oppure c’erano negozi di dischi con espositori carichi di novità divise per generi musicali, suggerite dalle case discografiche o da qualche negoziante particolarmente illuminato. Con la musica virtuale tutto cambia.

Evoluzione dell’ascolto musicale

Se oggi vi chiedessero come i giovani ascoltano musica non avreste dubbi. Probabilmente state leggendo questo articolo con lo smartphone, ed è abbastanza sicuro che utilizzate lo stesso dispositivo per ascoltare musica su Spotify, YouTube o sulle altre nuove piattaforme di streaming online. Ma questo non esclude che siate appassionati anche di dischi in vinile e che da qualche parte abbiate intatta una raccolta di cd con cui ascoltare canzoni con una migliore qualità.

Quello della musica digitale è ancora un mondo estremamente frammentato che fatica a trovare una strada precisa. Come succede nei periodi di transizione, nel passaggio da mercato fisico a digitale tutti si sono dovuti arrabattare tra passato, presente e futuro. Come se non si volessero tagliare i ponti col passato, oggi nell’epoca delle playlist la radio rimane ancora uno dei mezzi principali per trovare nuove canzoni ed è in assoluto la fonte preferita dagli americani per trovare canzoni insieme a YouTube. E per trovare nuova musica i fans si rivolgono ancora ai sistemi tradizionali: radio, tv e passaparola. E lo streaming?

Una delle maggiori rivoluzioni della musica in streaming è che tutto ciò che ascoltiamo può tranquillamente venire profilato e utilizzato per ricerche e analisi di tutti i tipi, incluso il marketing. Dietro alle abitudini e ai gusti musicali personali c’è insomma un mondo infinito da esplorare. Non tanto per soddisfare le comuni ingenue curiosità, ma per attrarre potenziali investitori. Le aziende sono pronte a proporre e pubblicizzare prodotti sui servizi di streaming musicale in maniera incredibilmente targhettizzata. Un apposito Team formato da un mix di scrittori, ingegneri, analisti e informatici misurano come si ascolta musica sulla piattaforma.

Come si ascolta musica in streaming

Se non bastasse un recente studio di Nielsen Music sottolinea che gli americani passano circa 32 ore a settimana ascoltando musica. Nell’era delle playlist c’è un sottofondo musicale che segue le persone in ogni momento della giornata, proprio come vogliono i maggiori servizi di streaming per dare un senso all’acquisto degli abbonamenti. Il valore non è più il singolo album o l’artista, ma i milioni di brani disponibili a poco prezzo perchè la musica in streaming si ascolta come sottofondo nelle attività quotidiane: in auto il 23%, mentre si lavora a casa o in ufficio un 16%, quando ci si occupa della casa (15%), mentre si svolgono altre attività come leggere, navigare online ecc (13%) o allenandosi (12%).

Si tratta di un ascolto distratto e comunque preferito a quello della televisione, anche perchè ogni occasione ha una playlist di canzoni da ascoltare al momento giusto: per cenare e fare sport, oppure per studiare, lavorare o viaggiare. Grazie ad applicazioni come android auto lo streaming in automobile sta surclassando la radio, anche per la possibilità di ascoltare podcast di programmi che alternano canzoni e dialoghi. In questo modo si è arrivati alla strabiliante cifra quasi 200 miliardi di canzoni ascoltate dagli americani in streaming, con una media di 3,4 dispositivi divisi tra smartphone, pc e tablet.

Per quanto riguarda il rapporto tra giovani e musica, la ricerca How Students Listen descrive le abitudini di ascolto degli studenti di 40 università americane. Ogni università si distingue per tipo di artisti, canzoni e generi. Ci sono università che ascoltano pop, classico, jazz o country e atenei come la Iowa State University che preferiscono ascoltare canzoni felici piuttosto che brani malinconici o tristi o ritmi energici, come la Texas University. Interessante sapere che ad ogni scelta corrisponde un preciso ambiente sociale di riferimento.

Come ascolto influenza società

Come si ascolta musica e per quanto tempo ovviamente ha a che vedere con il ruolo della musica nella società. I brani prodotti e suonati dagli artisti di maggior successo sono da sempre la colonna sonora del mondo occidentale e creano identità condivise ma negli ultimi 10 anni la diffusione delle piattaforme digitali ha stravolto ancora di più le cose. Un conto è scendere a comprare un vinile in un negozio, un altro è ascoltare una canzone in streaming con lo smartphone.

Gli studi confermano che ascoltare musica in streaming è diverso, una fruizione distratta che spesso avviene saltando più o meno compulsivamente tra un brano e l’altro. Diverso è il modo in cui la nostra mente riesce a concentrarsi e ad interagisce con i suoni e naturalmente tutto ciò non può che riflettersi sulla qualità dei contenuti in relazione al mercato. Oggi i musicisti più ricchi vendono profumi a loro nome piuttosto che canzoni, rilasciano prodotti al posto di sogni. E’ sempre stato così? Può darsi.

In fondo c’è un filo comune che lega passato e futuro. C’è stato un tempo in cui stili di vita, identità, tribù erano raccolte attorno a negozi di dischi. La rivoluzione digitale ha permesso un consumo molto più ampio di canzoni e generi, ma contemporaneamente ne ha ridotto la forza. La musica è ovunque, costa poco o si ascolta gratis. Se non c’è un X Factor in cui ritrovare le proprie ambizioni e far confluire i propri sogni, oggi le canzoni si ascoltano e guardano su YouTube. Comodo, semplice, gratis. Parola entrata prepotentemente nel panorama online, ma tanta abbondanza non serve.

Giovani e musica oggi

E’ infatti innegabile che oggi il potere della musica sia molto minore rispetto al passato. Non solo perchè sono cambiati i miti a cui ispirarsi, ma anche perchè le canzoni competono con molte altre forme di intrattenimento o attività in cui tutti possono sentirsi protagonisti. Passare il tempo utilizzando lo smartphone per postare foto o messaggi sui social network è addirittura diventata una attività che nel caso degli influencer più famosi può essere molto remunerativa.

Viceversa quando i negozi di cd sono scomparsi il valore economico della musica si è ridotto drasticamente e la pirateria ha eliminato completamente il prodotto. Poi lo streaming gratis ha stravolto il mercato e la quotazione in borsa di Spotify ha spostato le canzoni in un contesto economico redditizio solo con milioni di utenti e click. I vinile sembrano rinati, ma pur sempre per una piccola nicchia. Spesso le canzoni si ascoltano in cuffia da soli in una stanza, mentre i concerti costano sempre di più e sono diventati spettacoli di arte varia che offrono al pubblico canzoni, video, balli, scene, costumi.

Insomma la musica per i giovani è diventata una forma di intrattenimento che c’entra poco o nulla con melodie e armonie musicali. Una conseguenza è che il linguaggio musicale pop si è profondamente inaridito rispetto al secolo scorso. Ai concerti degli artisti più seguiti dai teenagers fa anche una certa impressione vedere tante braccia alzate. Non per gioire, ma soprattutto per riprendere con lo smartphone in mano improbabili video da postare sui social. La voglia di partecipare è tanta, probabilmente più grande della capacità di ascoltare. Forse sarà per questo che un 10% di giovani americani già oggi afferma di avere poca o nessuna passione per la musica.

Giovani e musica quale futuro?

Ma come sarà il rapporto tra giovani e musica nei prossimi anni? Alcune ricerche condotte in America sostengono che il trend sarà simile a quello attuale: per le nuove generazioni sarà ancora meno importante. Oggi solo un 25% di giovanissimi ritiene importante il legame con artisti o band del cuore ma in futuro l’impatto identitario della musica verrà ulteriormente ridotto e solo gli artisti che riusciranno ad aggregare i propri fans attorno ad una idea di comunità online potranno guadagnarsi da vivere.

  • Gli artisti saranno considerati sempre più come marchi capaci di offrire ai fans un’idea complessiva di valori ed esperienze. La possibilità di fare musica ed avere successo, più che basarsi sulle vendite di dischi e musica, consisterà sempre più nell’avere molti follower su Facebook, Instagram, Twitter e sulle altre piattaforme online. In Italia ci sono personaggi come Jovanotti che lo hanno capito in anticipo e già differenziano la proposta di contenuti e prodotti tra video su YouTube, libri, riviste, eventi e merchandising.
  • YouTube sarà il punto di riferimento dei giovani che cercano musica o altro. Oggi lo utilizza il 94% dei ragazzi nell’età tra 16-19 anni, nel 47% interessati alla musica. Solo Spotify vanta una penetrazione di utenti maggiore, arrivando al 53% su base settimanale. Se è vero che le prossime generazione di fans musicali scopriranno le nuove canzoni su YouTube, è più probabile che siano disposte a pagare un prezzo maggiore per scegliere cosa ascoltare rispetto ai più anziani.
  • I nativi digitali privilegeranno un ascolto frammentato di singoli rispetto agli album completi. Queste nuove generazioni non solo non hanno mai utilizzato i cd, ma non erano nemmeno nate agli albori degli mp3. Probabilmente anche Facebook e Twitter conteranno meno nelle loro scelte. Tra giovani e musica il rapporto sarà ancora più diretto e immediato, veicolato da app di messaggistica come SnapChat, Instagram e quelle che arriveranno. Ma una cosa è certa: saranno sistemi in cui, più che ascoltare, si starà a guardare.
  • L’intelligenza artificiale avrà un ruolo importante nel suggerire nuova musica oltre il pareri di amici o di qualche community. Come? Con un orecchio digitale. Il Centro di ricerca sul cervello e musica Brams di Montreal sta cercando di classificare la musica direttamente dall’audio con un sistema di apprendimento automatico che capisce quale musica amiamo per suggerirci brani simili più o meno conosciuti e allargare così davvero i nostri orizzonti musicali.