Ragazza giovane ascolta musica in cuffia

Il rapporto tra giovani e musica è sempre stato fondamentale per capire l’evoluzione della società da un punto di vista culturale, sociale, economico. Ma come sarà la fruizione e il consumo musicale delle generazioni future?

Tra giovani e musica le cose sono molto cambiate negli ultimi anni. Per i professionisti del settore musicale, a cominciare dai musicisti, passando dagli artisti fino agli esperti di business e marketing, è sempre più importante capire in che direzione andrà il consumo da parte dei giovani appassionati.

Ma il rapporto tra giovani e musica è sempre stato fondamentale anche da un punto di vista sociale e culturale. C’è stato un tempo in cui stili di vita, identità, tribù erano raccolte attorno a negozi di dischi. La rivoluzione digitale ha permesso un consumo molto più ampio di canzoni e generi, ma contemporaneamente ne ha ridotto la forza. La musica è ovunque, costa poco o si ascolta gratis. Se non c’è un X Factor in cui ritrovare le proprie ambizioni e far confluire i propri sogni, oggi le canzoni si ascoltano e guardano su YouTube. Comodo, semplice, gratis. Parola entrata prepotentemente nel panorama online, ma tanta abbondanza non serve.

Oggi il potere della musica è molto minore rispetto al passato. Non solo perchè sono cambiati i miti a cui ispirarsi, ma anche perchè compete con molte altre forme di intrattenimento o attività in cui tutti possono sentirsi protagonisti. Come ad esempio passare il tempo utilizzando lo smartphone per postare foto o messaggi sui social network.

Giovani e musica oggi

Mentre Spotify si prepara ad entrare in borsa e per la finanza contano solo i milioni di utenti, i negozi di cd sono scomparsi. Dopo gli mp3 da scaricare con il p2p, lo streaming gratis ha stravolto il mercato. I vinile sembrano rinati, ma pur sempre per una piccola nicchia. Spesso le canzoni si ascoltano in cuffia da soli in una stanza. Invece i concerti sono happening sempre più importanti, anche sotto il profilo del valore economico. Costano sempre di più e sono diventati spettacoli di arte varia che offrono al pubblico canzoni, video, balli, scene, costumi.

Insomma la musica per i giovani è diventata una forma di intrattenimento che c’entra poco o nulla con melodie e armonie musicali. Una conseguenza è che il linguaggio musicale pop si è profondamente inaridito rispetto al secolo scorso. Ai concerti degli artisti più seguiti dai teenagers fa anche una certa impressione vedere tante braccia alzate. Non per gioire, ma soprattutto per riprendere con lo smartphone in mano improbabili video da postare sui social. La voglia di partecipare è tanta, probabilmente più grande della capacità di ascoltare.

Giovani e musica quale futuro?

Se oggi più o meno la situazione è quella qui sopra rappresentata, quale saranno le tendenze in atto nei prossimi anni? Alcune ricerche condotte in America sostengono che il trend sarà simile a quello attuale. La musica per le nuove generazioni sarà ancora meno importante. Un 10% di giovani americani già oggi afferma di avere poca o nessuna passione per la musica.

L’impatto identitario della musica verrà ulteriormente ridotto, così come la sua capacità di creare comunità attorno ad artisti e band. Tra il 51% di giovanissimi che consumano dischi e singoli oggi, solo un 25% ritiene importante il legame con artisti o band del cuore. Le femmine comperano più musica dei maschi prima dei 18 anni di età, quando il trend si inverte anche in relazione al luogo di residenza. Comunque nel futuro solo gli artisti che riusciranno ad aggregare i propri fans attorno ad una idea di comunità online venderanno dischi.

Giovani tra streaming e social

Gli artisti saranno considerati sempre più come marchi capaci di offrire ai fans un’idea complessiva di valori ed esperienze. Il successo, più che basarsi sulle vendite di dischi e musica, consisterà sempre più nell’avere molti follower su Facebook, Instagram, Twitter e sulle altre piattaforme online. In Italia ci sono personaggi come Jovanotti che lo hanno capito in anticipo e già differenziano la proposta di contenuti e prodotti tra video su YouTube, libri, riviste, eventi e merchandising.

YouTube è e sarà il vero punto di riferimento dei giovani che cercano musica o altro. Oggi lo utilizza il 94% dei ragazzi nell’età tra 16-19 anni, nel 47% interessati alla musica. Solo Spotify vanta una penetrazione di utenti maggiore, arrivando al 53% su base settimanale. Se è vero che le prossime generazione di fans musicali scopriranno le nuove canzoni su YouTube, è più probabile che siano disposte a pagare un prezzo maggiore per scegliere cosa ascoltare rispetto ai più anziani.

I nativi digitali privilegeranno un ascolto frammentato di singoli rispetto agli album completi. Queste nuove generazioni non solo non hanno mai utilizzato i cd, ma non erano nemmeno nate agli albori degli mp3. Probabilmente anche Facebook e Twitter conteranno meno nelle loro scelte. Tra giovani e musica il rapporto sarà ancora più diretto e immediato, veicolato da app di messaggistica come SnapChat, Instagram e quelle che arriveranno. Ma una cosa è certa: saranno sistemi in cui, più che ascoltare, si starà a guardare.