Giorgio Gaber ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama culturale italiano. Attraverso la sua musica coinvolgente e il teatro canzone, ha aperto nuovi orizzonti espressivi che continuano a influenzare e ispirare la vita culturale italiana

Giorgio Gaber è stato uno degli artisti più amati del Novecento, capace di spaziare dalla canzone d’autore al teatro, dal cabaret alla satira politica, dalla commedia all’italiana al musical. Con la sua voce graffiante e le sue parole taglienti, ha saputo raccontare la realtà del suo tempo con ironia, impegno e originalità, senza mai rinunciare alla sua libertà di pensiero e di espressione, collaborando con i grandi del suo tempo.

Oltre ad essere una figura di spicco della scena musicale e teatrale italiana, Giorgio Gaber è uno tra i pochi artisti, autori e cantanti che hanno lasciato un’impronta davvero indelebile nel panorama culturale. In questo articolo esploreremo la sua straordinaria carriera, ripercorrendo la vita e la carriera, focalizzandoci sulle sue canzoni più famose e analizzando alcune delle sue opere più significative e rappresentative.

Indice

Esordi e successo di Giorgio Gaber

Giorgio Gaber nasce a Milano il 25 gennaio 1939 da una famiglia borghese di origine toscana. Fin da bambino mostra una grande passione per la musica, in particolare per il jazz e il rock and roll, e impara a suonare la chitarra e il pianoforte. A sedici anni forma il suo primo complesso musicale, i Rocky Mountains, con cui si esibisce in locali e balere.

Nel 1958 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone “Ciao ti dirò”, in coppia con Adriano Celentano, ma non ottiene il successo sperato. L’anno successivo torna al Festival con “Bella come sei”, in abbinamento con Johnny Dorelli, ma anche questa volta non riesce a imporsi. Nel frattempo, frequenta l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dove studia recitazione e conosce Mina, con cui avrà una breve relazione sentimentale.

Nel 1960 Gaber decide di intraprendere la carriera solista e firma un contratto con la Ricordi, la casa discografica che lo accompagnerà per tutta la vita. Inizia così a scrivere le sue prime canzoni originali, spesso ispirate al mondo giovanile e alla cultura americana. Tra queste “Trani a gogò”, “La ballata del Cerutti”, “Non arrossire”, “Benzina e cerini” e “Genevieve” a cui seguono “La balilla” e “Barbera e champagne”.

Le sue canzoni sono caratterizzate da un ritmo vivace, da una melodia orecchiabile e da un testo ironico e scanzonato, che riflettono il suo spirito anticonformista. Gaber ha una presenza scenica affascinante e una voce profonda e si impone al pubblico diventando molto popolare, grazie anche alle sue apparizioni televisive in programmi come “Studio Uno” e “Canzonissima”. Nel 1965 sposa Ombretta Colli, attrice e cantante con cui formerà un celebre duo.

L’incontro di Gaber con Luporini

Negli anni ’60 Gaber è all’apice della carriera televisiva, ma in qualche modo gli va stretta e cerca della alternative agli stereotipi preconfezionati della discografia. Nel 1965 conosce Sandro Luporini, un pittore di Viareggio, ex cestista che ha militato in Serie A e anche nella nazionale di pallacanestro, che dopo avere abbandonato gli studi di ingegneria all’università di Pisa, si trasferisce a Milano nel ’56.

Luporini svela i retroscena dell’incontro in un libro che comincia da un incontro casuale in un bar. La collaborazione tra un artista di successo e il pittore del movimento della Metacosa, inizialmente è solo un gioco da cui nasce qualche canzone, che finisce anche a Sanremo, ma senza grande successo. Poi il loro approccio cambia, i testi cominciano a diventare più profondi fino ad interrogarsi sull’uomo e ai suoi dubbi nella società.

Nasce l’esigenza è andare al di là dei tempi di un normale brano musicale, per sviluppare una nuova forma di spettacolo concerto che con il tempo verrà definito ‘teatro canzone’. Si tratta di una forma di comunicazione artistica che mischia musica, poesia, teatro e cabaret, e che ha come obiettivo quello di stimolare la riflessione e la critica del pubblico. Gaber e Luporini sono i primi a sperimentare questa formula, che avrà una grande influenza sulla scena culturale italiana.

Teatro canzone e spettacoli teatrali

Il teatro canzone è una forma di spettacolo in cui le canzoni sono intervallate da monologhi, dialoghi e sketch, che creano una narrazione unitaria e coerente. Musica, narrativa, saggistica si incontrano: da una parte immagini, racconti, situazioni, dall’altra riflessioni e dubbi, proposte di discussione, più che verità da diffondere. Sarà proprio questa la forza dei loro spettacoli a cominciare da ‘Il signor G’ portato nei teatri dal 1970 al 1972, fino all’ultimo Gaber 1999/2000.

Il tema da cui si parte è la condizione giovanile, vista con ironia e disincanto. Le canzoni sono accompagnate da una band composta da chitarra, basso, batteria e tastiera, che crea un sound rock e moderno. Negli anni successivi vengono affrontati temi sempre più impegnati e controversi, come politica, religione, morale, sesso, potere, violenza, solitudine e l’alienazione. Le canzoni diventano sempre più complesse dal punto di vista musicale e letterario, con riferimenti alla cultura classica, alla filosofia, alla psicologia e alla letteratura.

Gaber usa il linguaggio della canzone per esprimere le idee, emozioni e le sue provocazioni, senza mai scendere a compromessi o a banalità. Il suo pubblico inizialmente è composto da giovani dei movimenti, poi piano piano arriva a coinvolgere tutti, impegnati e meno impegnati, borghesi e proletari. Anche se molti, tra intellettuali e politici di sinistra e destra, cercheranno di tirarlo per la giacchetta, negli spettacoli di Giorgio Gaber non si trovano verità.

Alla fine si usce da teatro con un dolce senso di smarrimento, grati a quel cantante attore istrionico di avere acceso una luce. Sul palco sembra improvvisare, ma lo stesso Luporini ne parla come di un grande lavoratore attento e meticoloso in ogni particolare. A lui il merito di mettere alla berlina in modo preciso le contraddizioni della società, svelando l’incapacità umana di mettere in sintonia le risposte del corpo con quelle della mente.

Le canzoni di Gaber più famose

Giorgio Gaber non è stato solo un cantautore, ma anche un osservatore attento e critico della società italiana. Ha affrontato temi come la libertà, la democrazia, il potere, il conformismo, la religione, il sesso, il denaro, la violenza, la guerra, la droga, la solitudine, l’alienazione, la comunicazione, l’arte, la cultura, l’identità nazionale e personale. Con il suo stile ironico e provocatorio, ha saputo smascherare le falsità e le convenzioni sociali, e stimolare la riflessione e il dibattito sui valori fondamentali dell’esistenza umana.

Nei suoi ultimi spettacoli Giorgio Gaber decide di abbandonare la forma del teatro canzone e di dedicarsi al monologo teatrale, una modalità espressiva che gli consente di approfondire i suoi temi preferiti con maggiore libertà e intensità. In questa fase, Gaber si presenta sul palco da solo, accompagnato dalla sua chitarra e da una sedia, e si rivolge direttamente al pubblico, senza filtri né mediazioni. Tra le canzoni più note e significative di Gaber sul piano sociale e politico ci sono:

La libertà (1969), che si interroga sul significato e sul valore della libertà in una società dominata dal consumismo e dalla manipolazione mediatica.
Io se fossi Dio (1970), in cui Gaber immagina di essere Dio e di poter cambiare il mondo secondo i suoi desideri, ma si rende conto che sarebbe un compito impossibile e frustrante.
Il conformista (1971), in cui descrive il profilo di un uomo che si adatta acriticamente alle regole e alle mode imposte dalla società, rinunciando alla sua personalità e alla sua creatività.
Il riccardo (1972), che racconta la storia di un uomo che vive una vita borghese e monotona, ma che nasconde una doppia vita fatta di avventure sessuali e di droga.
Destra-Sinistra (1994), che analizza la crisi della politica italiana dopo la fine della Prima Repubblica, evidenziando le contraddizioni e le ambiguità dei partiti di destra e di sinistra.
Qualcuno era comunista (1998), che ripercorre la storia del comunismo italiano dal dopoguerra agli anni Novanta, mettendo in luce i successi e i fallimenti di un’ideologia che ha segnato la vita di molte generazioni.

L’eredità di Giorgio Gaber

Anche dopo la scomparsa nel 2003, l’eredità di Giorgio Gaber è presente attraverso la musica e il contributo al teatro. La sua opera continua a vivere e a influenzare le generazioni successive, grazie alla capacità di innovare, di interrogarsi e provocare. La sua figura è stata oggetto di numerosi studi, riconoscimenti, omaggi e tributi, sia da parte di critici e accademici, sia da parte di colleghi e ammiratori. Tra questi, possiamo citare:

Il Premio per il teatro canzone, istituito nel 2004 dalla Fondazione Giorgio Gaber e dal Comune di Viareggio, che ogni anno premia un artista che si è distinto per la qualità e l’originalità del suo lavoro nel campo del teatro musicale.

Il Festival organizzato dal 2004 al 2019 dalla Fondazione Giorgio Gaber e dal Comune di Grosseto, che ha ospitato spettacoli, concerti, incontri e mostre dedicati alla sua opera.

Il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, restaurato recentemente, che propone una programmazione varia e di qualità, con particolare attenzione al teatro canzone e alla musica d’autore.

Il festival la Gaberiana ricco di eventi, incontri, concerti, spettacoli e moste ideato e organizzato dall’Associazione Centro Studi Musicomedian, con il patrocinio della Fondazione Giorgio Gaber.

Gaber per i ragazzi

Se Giorgio Gaber è stato uno degli interpreti più intensi della storia recente per avere scavato in profondità nei tormenti e nelle contraddizioni della società. Ma è possibile raccontare le sue canzoni e il suo mondo fatto di dubbi e domande ai ragazzi? Il suo teatro canzone può dire qualcosa anche alle nuove generazioni? Anche i ragazzi possono provare a pensare con la loro testa, magari uscendo per un attimo dal gruppo e dal conformismo in cui vengono spinti da un mercato sempre più invadente.

Tra i tanti lavori editoriali che vedono Gaber protagonista, Luigino (Curci Young) ha il merito di cercare di introdurre la figura dell’artista ai giovani, non tanto come cantante o interprete, ma per l’universo poetico che il suo teatro canzone continua a rappresentare. Si tratta di un racconto originale accompagnato dai brani che il cantante ha scritto con Sandro Luporini. Ci sono molti concetti importanti che non hanno età e sono sempre attuali come ‘La libertà’, ‘La solitudine’, oppure come il fatto di essere consapevoli o meno delle proprie scelte.

L’amore per la gente, per la vita e le idee sono temi sempre più importanti anche in un’epoca di social, fake news e smartphone sempre accesi. I brevi racconti di Claudio Comini illustrati da Fabio Magnasciutti, reinterpretano i brani di Gaber a modo loro inventandosi storie che uno zio un pò originale racconta a suo nipote Luigino. Magari per preparare i giovani al giorno in cui dovranno esprimersi con scelte politiche si spera consapevoli.

Il docufilm “Io noi e Gaber”

Nel ventennale della scomparsa, Giorgio Gaber è tornato al cinema con il docufilm “Io, noi e Gaber”, diretto da Riccardo Milani. Il regista, da sempre un grande estimatore dell’artista, ha scelto di raccontare la sua storia attraverso le testimonianze di familiari, amici, colleghi e artisti che lo hanno conosciuto e amato. Attraverso le loro parole, il film ci svela un Gaber intimo e appassionato, un uomo che ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità e della libertà.

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film ripercorre le tappe più importanti della carriera di Gaber. Dagli anni Sessanta, in cui denuncia la conformità e la superficialità della società italiana, agli anni Novanta, in cui riflette sulla crisi della politica e della società contemporanea. Il film è un omaggio a Gaber, ma è anche un invito a riflettere sui temi che ha affrontato nella sua arte e che sono ancora oggi più che mai attuali e urgenti.

Milani riesce a creare un ritratto intimo e appassionato di Gaber, senza mai scadere nella retorica o nella celebrazione. Le testimonianze dei protagonisti sono preziose e aiutano a comprendere meglio la personalità e l’opera di un grande artista che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.