Ragazzo gioca ai videogiochi

Giocare ai videogiochi fa bene ed è uno sport che allena il cervello o fa male come una malattia? Cosa comporta l’uso di giochi elettronici, quali sono i benefici e i rischi, perchè usarli e per quanto tempo senza esagerare

Giocare ai videogiochi è una delle attività più amate da giovani e adulti. C’è chi vi dedica poche decine di minuti e chi passa ore intere davanti a computer e play station impegnandosi in gare e competizioni che addirittura prima o poi potrebbero arrivare alle Olimpiadi. Ma stare tutto il tempo al video a giocare fa bene o è un’attività dannosa per il cervello? Cercheremo di vedere quali sono i pro e i contro secondo gli ultimi studi realizzati da ricercatori e neuropsichiatri.

L’importanza di giocare ai videogiochi è nei numeri. Il 59% della popolazione americana li utilizza abitualmente. Ma non sono diffusi solo in America, tanto che il fatturato globale dell’industria dei giochi elettronici a breve potrebbe superare gli 80 miliardi di dollari. La diffusione di questi dispositivi ovviamente non basta a decretarne i benefici sul cervello e anzi spesso Console e Play Station in generale non godono di buona reputazione. Se da un lato ci sono effetti benefici, educativi e stimolanti per la mente e il corpo, dall’altro si tratta di capire quanto tempo giocare e come fare ad evitare eventuali effetti negativi a livello psichiatrico.

Giocare ai videogiochi in Italia

Se giocare ai videogiochi fa male è un problema che riguarda da vicino molte famiglie italiane che spendono ogni anno circa 1,7 miliardi giochi elettronici. La crisi ha colpito le altre attività del tempo libero  e per motivi storici finiamo quasi sempre regolarmente in fondo alle classifiche europee nei consumi di libri, giornali e cultura in generale. Eppure questo settore è in pieno sviluppo anche in Italia. Nel virtuale i problemi di bilancio familiare sembrano svanire e gli italiani primeggiano nei consumi al quarto posto in Europa dopo Gran Bretagna, Francia e Germania.

Giocare ai videogiochi in Italia è una mania che coinvolge amici, fratelli, figli e genitori. Tutta la famiglia davanti al monitor, per una attività che occupa il tempo libero nelle case del 59% degli italiani. Si gioca a videogames tra televisore, computer, internet e cellulari, trascorrendo  complessivamente tutti i giorni 24 milioni di ore. Il 20% del tempo è dedicato ai videogiochi tradizionali, poi ci sono console, giochi scaricati da internet e online, social gaming e videogiochi su cellulare. L’11% si gioca insieme ad altri giocatori online. Proprio i dispositivi portatili aprono nuove terre di conquista per le aziende sempre a caccia di nuovi utenti. Su Facebook giochi come Farmville, The Sims ed altri occupano le giornate del 65% dei giocatori italiani.

Videogiochi e nuove tecnologie

Dai precendenti dati ci vuole poco a capire che giocare ai videogiochi può diventare una vera e propria malattia: non mancano casi di giocatori compulsivi o affetti da Internet gaming disorder. C’è quindi chi accusa i videogames di provocare patologie o malattie mentali, di essere antisociali, violenti, causa principale di sedentarietà e obesità giovanile. Altri sostengono invece che sarebbero in grado di sviluppare varie capacità celebrali e non solo di occupare inutilmente il tempo libero dei giovani. Chi ha ragione?

In generale è tutta la tecnologia digitale ad avere aperto nuove problematiche. Il virtuale apre prospettive fantastiche ma non è immune da rischi in cui possono cadere persone particolarmente fragili o vulnerabili. Esistono dipendenze anche nell’utilizzo di internet, dove non mancano eccessi che possono provocare problemi di isolamento o depressione, ma si può anche esagerare con gli smartphone e i social. Tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che il punto non è fare a meno delle nuove tecnologie, ma non esagerare.

Secondo medici e psichiatri, i videogiochi e giochi elettronici utilizzati con consapevolezza possono addirittura avere un ruolo terapeutico per bambini e adulti. Possono servire a prendere coscienza di sè e a superare malattie, aiutando a trovare la giusta via alla guarigione. Esistono giochi elettronici più sedentari attenti a educare il paziente su sintomi e cure della malattia, ma giochi di movimento che paradossalmente stimolano la buona abitudine al moto.

Giocare ai videogiochi fa bene?

Giocare ai videogiochi può stimolare l’attività fisica. Fanno parte di questa categoria gli exergames che propongono balli, partite di tennis, corse e così via. Secondo gli specialisti sono particolarmente indicati per bambini obesi o comunque per chi ha problemi di sovrappeso. La Nintendo Wii costringe la gente ad alzarsi e muoversi facendo esercizio aerobico, ma non è tutto. I bambini che giocano con giochi sportivi hanno maggiori probabilità di giocare e fare sport anche nella vita reale.

Altri studi hanno verificato come i videogiochi d’azione fanno bene al cervello abituano i giocatori a prendere decisioni il 25% più velocemente in ogni ambito, senza sacrificare la precisione. Ci sono poi giochi che migliorano la memoria, l’attenzione e la capacità di multitasking in adulti e anziani. Alcuni sono efficaci nel modificare comportamenti sbagliati, ad esempio nell’alimentazione. Altri ancora migliorano la vista rendendo i giocatori più sensibili a sfumature di colore e contrasti.

Chi gioca spesso inoltre sviluppa una maggiore capacità di coordinazione tra vista e udito, ma non solo. Le attività allo schermo possono migliorare sintomi e problemi di salute o psicologici. I bambini dislessici possono raggiungere una migliore capacità di lettura migliorando velocità, comprensione e attenzione. Giocare può migliorare anche l’autostima e aiutare le persone a superare fobie.

Videogiochi sono una malattia?

Dall’altro lato della medaglia ci sono le dipendenze da gioco più o meno gravi, studiate anche in una recente ricerca della University of Utah School of Medicine. In questa ricerca si sono evidenziati casi di giovani che dopo avere giocato sono molto distratti e hanno difficoltà nel controllare gli impulsi, oppure sviluppano forme di autismo e disturbi neuropsichiatrici. Si tratta di problemi comportamentali anche seri originati dalla tecnologia digitale. Non a caso sono stati affrontati anche dall”Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Giocare ai videogiochi in modo ossessivo online o da soli secondo gli esperti può indicare un problema. Il gioco può creare assuefazione e dipendenza e potrebbe diventare una patologia da curare. Ma quali sono i limiti che un giocatore non dovrebbe superare? La scienza a questo proposito non è concorde, i politici ancora meno. I nuovi mezzi digitali, come tutte le invenzioni in generale, creano stili di vita che evolvono con la società. Quando si mischiano etica, fattori commerciali e comportamenti sociali, non resta che affidarsi al fai da te, cercando di usare la testa. Il problema è che virtuale e reale sono sempre più confusi.

Videogiochi in modalità di vita

Si chiama Gamification la tendenza sociale che fa ritrovare nel mondo reale lo stesso senso di protagonismo dei videogiochi e avrà un ruolo sempre più un importante nella società del futuro per un marketing all’insegna del coinvolgimento e divertimento. Cosa significa? I giochi sono sempre stati presenti nella storia umana, ma la parola chiave dei videogiochi è fruizione interattiva. Si tratta di un percorso definito da varie sessioni di gioco che rispondono a diversi livelli di difficoltà che coinvolgono la persona con l’aggiunta di punteggi.

Il significato di Gamification parte da qui, come scienza capace di creare quel tipo di partecipazione e divertimento anche nella vita di ogni giorno e che si sta sempre più sviluppando in ambito aziendale, sociale e nel marketing digitale. Giocare con i social gaming sta diventando un fenomeno sempre più diffuso grazie anche a smartphone e tablet sempre connessi alla rete e a Facebook, principale porta di acceso ai game online che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo.

Non si tratta nemmeno di giocare ai videogiochi in modo abituale, ma di frequentatori di Facebook e reti sociali che oltre a condividere esperienze con gli altri utenti e amici, hanno scoperto anche la possibilità di giocare insieme e di far conoscere le proprie capacità di gioco agli altri. Proprio per questo motivo l’integrazione del gioco con le reti sociali ha rappresentato un cambiamento epocale per l’industria del gioco online, che si è affrettata a produrre applicazioni scaricabili su telefoni cellulari, smart phone e tablet per tutti i gusti.

Videogiochi e marketing

La Gamification prende spunto dalla teoria dei giochi, una scienza matematica che ha applicazioni dirette in economia, sociologia e psicologia e ovviamente nel marketing. In questo ambito il punto è coinvolgere gli utenti facendo risolvere problemi e offrendo ricompense per guidare il loro comportamento. Coinvolgere utenti e consumatori è un classico del mercato (pensiamo ai bollini dei supermercati). Questa tendenza in futuro continuerà a crescere perchè internet e il mondo digitale sono luoghi ideali per creare, misurare, analizzare e influenzare il comportamento delle persone, ad esempio attraverso App che offrono classifiche, punteggi, livelli rendendo gli utenti protagonisti con lo scopo di fidelizzarli ad un brand.

La Gamification è spesso usata in ambito aziendale per analizzare e interpretare i comportamenti dei dipendenti, stimolandoli e incoraggiando la concorrenza a fare meglio offrendo premi. E’ il caso di un software sviluppato per conto di una società di trasporto merci per controllare la guida degli autisti. Analizzando parametri come eccesso di velocità, frenate troppo brusche, tasso di incidenti, alla fine l’azienda ha potuto tracciare correlazioni tra comportamenti e costi migliorando la sicurezza e la produttività, ma anche offrendo ai lavoratori con punteggi maggiori un motivo di orgoglio.

E’ chiaro che il concetto di giocare ai videogiochi per le nuove generazioni andrà ben oltre le mura di casa, gli acquisti, il mondo aziendale e in futuro riguarderà anche i processi di apprendimento e formazione. Magari un giorno i problemi della società si risolveranno attraverso un gioco che insegnerà alle persone i comportamenti virtuosi da seguire. Sia che si tratti di ambiente, società, economia, vincere ai punti riguarderà la vita di tutti i giorni. Speriamo in bene.