Ragazzo gioca ai videogiochi

Giocare ai videogiochi fa bene come uno sport per allenare il cervello o fa male ed è una malattia? Cosa comporta l’uso di giochi elettronici, quali sono i benefici e i rischi, perchè usarli e per quanto tempo senza esagerare

Giocare ai videogiochi è una delle attività più amate da giovani e adulti. C’è chi vi dedica poche decine di minuti e chi passa ore intere davanti a computer e play station. Ma fa bene o è un’attività dannosa per il cervello? Cercheremo di vedere quali sono i pro e i contro secondo gli ultimi studi realizzati da ricercatori e neuropsichiatri.

L’importanza di giocare ai videogiochi la si vede innanzitutto dai numeri. Il 59% della popolazione americana li utilizza abitualmente. Ma non sono diffusi solo in America, tanto che il fatturato globale dell’industria dei giochi elettronici a breve potrebbe superare gli 80 miliardi di dollari. La diffusione di questi dispositivi ovviamente non basta a decretarne i benefici sul cervello. Console e Play Station anzi in generale non godono di buona reputazione. C’è chi li accusa di essere antisociali, violenti, causa principale di sedentarietà e di obesità giovanile, ma anche di vere e proprie patologie o malattie da gioco. Altri sottolineano solo i vantaggi, che non sono solo occupare il tempo libero dei giovani, ma anche sviluppare le capacità celebrali. Chi ha ragione?

Se da un lato giocare ai videogiochi ha effetti benefici, educativi e stimolanti per la mente e il corpo, dall’altro si tratta di capire quanto tempo giocare e come fare ad evitare eventuali effetti negativi a livello psichiatrico.

Giocare ai videogiochi fa bene e o fa male?

Giocare ai videogiochi infatti può diventare una vera e propria malattia e non mancano casi di giocatori compulsivi o affetti da Internet gaming disorder. La tecnologia digitale ha aperto nuove problematiche in questo senso in vari settori. Nell’utilizzo di internet ad esempio non mancano eccessi che possono provocare problemi di isolamento o depressione. Così come si può esagerare con gli smartphone e i social finendo in una sorta di dipendenza. Il virtuale apre prospettive fantastiche ma non è immune da rischi in cui possono cadere persone particolarmente fragili o vulnerabili.

Per quanto riguarda giocare ai videogiochi, come per il resto, tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che il punto non è farne a meno, ma non esagerare. Secondo molti medici e psichiatri, se utilizzati con consapevolezza i giochi elettronici possono addirittura avere un ruolo terapeutico per bambini e adulti. Servono anche a prendere coscienza di sè e a superare malattie e possono aiutare a trovare la giusta via alla guarigione. Esistono giochi elettronici più sedentari attenti a educare il paziente su sintomi e cure della malattia, ma anche quelli in movimento che paradossalmente stimolano la buona abitudine al moto.

Perchè giocare ai videogiochi fa bene

Giocare ai videogiochi per stimolare l’attività fisica. Fanno parte di questa categoria gli exergames che propongono balli, partite di tennis, corse e così via. Secondo gli specialisti sono particolarmente indicati per bambini obesi o comunque per chi ha problemi di sovrappeso. La Nintendo Wii costringe la gente ad alzarsi e muoversi facendo esercizio aerobico, ma non è tutto. I bambini che giocano con giochi sportivi hanno maggiori probabilità di giocare e fare sport anche nella vita reale.

Giocare ai videogiochi fa bene al cervello. Altri studi hanno verificato come i giochi d’azione abituano i giocatori a prendere decisioni il 25% più velocemente in ogni ambito, senza sacrificare la precisione. Ci sono poi giochi che migliorano la memoria, l’attenzione e la capacità di multitasking in adulti e anziani. Alcuni sono efficaci nel modificare comportamenti sbagliati, ad esempio nell’alimentazione. Altri ancora migliorano la vista rendendo i giocatori più sensibili a sfumature di colore e contrasti. Chi gioca spesso inoltre sviluppa una maggiore capacità di coordinazione tra vista e udito.

Chi gioca ai videogiochi può riuscire a migliorare sintomi e problemi di salute o psicologici. I bambini dislessici possono raggiungere una migliore capacità di lettura migliorando velocità, comprensione e attenzione. Giocare può migliorare anche l’autostima e aiutare le persone a superare fobie.

Giocare ai videogiochi è una malattia

Dall’altro lato della medaglia ci sono le dipendenze da gioco più o meno gravi, studiate anche in una recente ricerca della University of Utah School of Medicine. In questa ricerca si sono evidenziati casi di giovani che dopo avere giocato sono molto distratti e hanno difficoltà nel controllare gli impulsi, oppure sviluppano forme di autismo e disturbi neuropsichiatrici. Si tratta di problemi comportamentali anche seri originati dalla tecnologia digitale. Non a caso sono stati affrontati anche dall”Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Giocare ai videogiochi in modo ossessivo online o da soli secondo gli esperti può indicare un problema. Il gioco può creare assuefazione e dipendenza e potrebbe diventare una patologia da curare. Ma quali sono i limiti che un giocatore non dovrebbe superare? La scienza a questo proposito non è concorde, i politici ancora meno. I nuovi mezzi digitali, come tutte le invenzioni in generale, creano stili di vita che evolvono con la società. Quando si mischiano etica, fattori commerciali e comportamenti sociali, non resta che affidarsi al fai da te, cercando di usare la testa.

Giocare ai videogiochi in Italia

Sta di fatto che le famiglie italiane spendono 1,7 miliardi in videogiochi. Finiamo quasi sempre regolarmente in fondo alle classifiche europee nei consumi di libri, giornali e cultura in generale. La crisi ha colpito le altre attività del tempo libero, eppure questo settore è in pieno sviluppo anche in Italia. Nel virtuale i problemi dibilancio familiare sembrano svanire e gli italiani primeggiano nei consumi al quarto posto in Europa dopo Gran Bretagna, Francia e Germania.

Giocare ai videogiochi in Italia è una attività o una mania che coinvolge amici, fratelli, figli, genitori. Tutta la famiglia e oltre davanti al monitor, per una attività che occupa il tempo libero nelle case del 59% degli italiani. Si gioca a videogames tra televisore, computer, internet e cellulari, trascorrendo  complessivamente tutti i giorni 24 milioni di ore. Il 20% del tempo è dedicato ai videogiochi tradizionali, poi ci sono console, giochi scaricati da internet e online, social gaming e videogiochi su cellulare. L’11% si gioca insieme ad altri giocatori online. Proprio i dispositivi portatili aprono nuove terre di conquista per le aziende sempre a caccia di nuovi utenti. Su Facebook giochi come Farmville, The Sims ed altri occupano le giornate del 65% dei giocatori italiani.