Due mani si passano un cuore di gentilezza

La gentilezza fa bene ma va insegnata e difesa a tutte le età a scuola e sul lavoro. Anche se essere gentili a volte è difficile e può non pagare sul piano economico, l’altruismo migliora la vita e rende più felici. C’è qualche nesso tra bontà d’animo e religiosità?

Tutti gli anni il 13 novembre si celebra la Giornata mondiale della gentilezza. Eppure essere gentili in questo mondo può sembrare una sfida impossibile tra auto che non rispettano i pedoni sulle strisce pedonali, pubblicità martellanti, immagini violente e trasmissioni dove tutti litigano e si prendono ad insulti senza ascoltarsi. Per non parlare dei social dove frustrazione e rabbia emergono ovunque gettando discredito su chi la pensa diversamente.

La gentilezza sul lavoro poi si direbbe una chimera irraggiungibile dato in ufficio sembrano sempre emergere cafoni e arroganti che oltre a guadagnare di più fanno carriera e alla fine comandano. Nella vita di tutti i giorni a farla franca e ad avere potere sembrano essere di nuovo i peggiori, più furbi e scaltri, non certo i talentuosi, buoni, generosi che fanno della gentilezza la loro arma: sarà vero?

Indice

Gentilezza e aggressività

La gentilezza è una caratteristica della personalità, deriva dall’educazione ma anche dai modelli più o meno vincenti che vediamo tutti i giorni e che in qualche modo ci ispirano e dove tutto sembra funzionare all’incontrario. Perchè la società premia sempre donne e uomini aggressivi? Probabilmente per l’idea che le persone vincenti, sul lavoro o nella vita, debbano essere dure e schiette.

In una società iper competitiva con pochi ricchi egoisti e con un divario tra ricchi poveri che aumenta ogni giorno, finisce che la gentilezza venga avvertita e considerata come una debolezza che non porta da nessuna parte, a cominciare dagli esempi dati dalla classe dirigente. In tutte le società occidentali ci sono politici più o meno improbabili che trionfano denigrando gli avversari e fregandosene del politically correct.

Sui social le persone scatenano la loro rabbia con l’informazione che raramente parla di cose positive e atti generosi, mentre sul web trionfano le fake news costruite ad hoc per destabilizzare il sistema di valori. Le buone azioni fanno meno effetto sul pubblico dei lettori e anche i giornali devono fare leva sugli aspetti più torbidi di un uomo che finita l’era dei grandi ideali, sembra avere le idee sempre più confuse sui temi etici.

Il risultato è che gentilezza, educazione, senso civico, rispetto, vengono interpretati dalle masse come modelli perdenti. È risaputo che l’uomo dia il peggio di sè quando è in difficoltà, ma il rischio è rimanere intrappolati in atteggiamenti che rendono la vita di tutti più difficile. Molti degli studi che vedremo in questo articolo testimoniano come bontà d’animo, felicità e realizzazione personale siano strettamente collegati.

Gentilezza di genere

La gentilezza ha avuto sempre a che fare con stereotipi di genere che si vanno sfaldando. Il concetto di mascolinità ad esempio ha perso molto del suo fascino primordiale. L’uomo ha una parte di natura bellicosa che si è affermata nel corso dei secoli, e dall’altra stili di vita e tendenze che riguardano il consumo. La cosmesi maschile è una pratica oramai ampiamente accettata, così come i ritocchi estetici, mentre l’alimentazione del maschio moderno é parte di una ricerca di perfezione del corpo e dello spirito.

La comunicazione e il marketing mettono in secondo piano le caratteristiche dei prodotti, ma legano parole come personalità e moda a concetti di benessere e bellezza. I valori estetici, una volta considerati superficiali, oggi si fondono con pensieri e stili di vita che danno valore alle persone che devono essere sempre perfette, in forma e stare bene con se stesse anche quando guidano un’auto o acquistano un paio di scarpe. Tanta ricerca di perfezione ovviamente ha molti limiti e crea disturbi e ansie in chi mira a standard irraggiungibili.

Gli uomini sono più a rischio nel sentirsi inadeguati in questi meccanismi. La gentilezza fa parte di un modo di percepire l’estetica, é intelligenza emotiva, l’esatto opposto della violenza, che pure si esprime in questa società in tante forme verbali o fisiche di arroganza maschile o femminile. Le donne da molti decenni coltivano il sogno di bellezza fisica e per prime si sono liberate dagli stereotipi, così quando diventano competitive sul lavoro sono naturalmente più empatiche.

Esperienza della gentilezza

Tutto parte dal modo in cui il cervello elabora le informazioni che riceve dall’esterno. L’esperienza della gentilezza può essere un volano di dolci pensieri, parole e atti, ma può finire sul nascere facendo esperienze negative in giovane età o da adulti. Se si diffonde l’idea che sul lavoro i gentili facciano la figura dei fessi e guadagnino meno di cafoni e arroganti, i genitori lo comunicheranno ai propri figli per prepararli alla vita.

Viceversa quando le persone si sentono apprezzate hanno più coraggio nel mostrarsi gentili, sono più empatiche e trasmettono energia positiva. Inoltre se il contesto sociale e culturale è negativo, l’uomo viene più attratto da episodi di violenza e disastri, piuttosto che da informazioni positive o neutrali. L’effetto della negatività, ben studiato dagli psicologi, innesca una visione parziale del mondo a cascata.

Nei fenomeni di bullismo i giovani prepotenti credono di riscuotere successo per essere più soddisfatti, ma si sbagliano. La gentilezza ha un ruolo fondamentale fin da piccoli per crescere più forti. Molti studi sostengono che i bambini gentili siano più felici e sereni rispetto ai maleducati. Come conferma un esperimento condotto dall’università di Vancouver tra studenti di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, la forza della gentilezza sta nella tolleranza e nell’empatia che si traduce in un maggior carisma all’interno del gruppo.

Gentilezza e generosità danno vantaggi bidirezionali a livello di comportamento sociale umano e psichico. I bambini che si sentono accettati sono più propensi a fare cose per gli altri e i bambini che fanno cose per gli altri possono ottenere un grado maggiore di accettazione e popolarità tra i loro coetanei. I ragazzi gentili sono accettati meglio sia dai coetanei che dai maestri e vengono anche meno presi di mira dai prepotenti.

Gentilezza fa bene

Se in un clima di ostilità permanente a rimetterci sono tutti, la gentilezza è un vero toccasana per la salute degli adulti. A dimostrarlo uno studio dello psicologo Robin Banerje della University of Sussex condotto su oltre 60 mila persone che hanno risposto ad una serie di domande online che miravano a stabilire come gli atteggiamenti gentili siano correlati al benessere e alla percezione che le persone hanno di sè stesse.

Secondo il Kindness Test (comunque basato su considerazioni personali) atteggiamenti di gentilezza tra familiari e amici sono più diffusi di quanto non si creda in particolare tra le mura di casa, nei luoghi di cura, sul lavoro, nei parchi aperti e nei negozi. Atteggiamenti aggressivi si riscontrano viceversa più facilmente sui social online, in strada e sui mezzi pubblici, mentre le donne sarebbero considerate in generale più gentili degli uomini.

Se l’attenzione mostrata dagli altri ci fa sempre piacere, anche compiere gesti di altruismo e solidarietà ha un effetto potente sul benessere umano e sulla felicità delle persone. Lo studioso Trevor Foulk dell’Università della California, ha scoperto che la gentilezza è strettamente legata alla qualità della vita. Purtroppo la maleducazione è contagiosa e il nostro cervello è incline ad imitare i comportamenti scorretti che sviluppano neurotossine, rendono la vita peggiore a cominciare da quella dei lavoratori che spesso lamentano problemi di stomaco, insonnia e mal di testa.

La gentilezza sul lavoro può essere difficile da sostenere quando anche le donne sembrano dovere adottare comportamenti maschili iper competitivi per non farsi travolgere nel quotidiano. Ma davvero essere gentili nel mondo del lavoro è inversamente proporzionale alle possibilità di fare carriera e denaro? Tre istituti universitari americani hanno effettuato una ricerca su un campione di popolazione di oltre 10 mila lavoratori.

Essere gentili sul lavoro

Se essere gentili nella vita fa bene, la gentilezza sul lavoro è ugualmente utile e gratificante? Confrontando gli stipendi in base alla gradevolezza sociale dei lavoratori intesa come gentilezza, disposizione a cooperare e nel dare fiducia al prossimo, si è scoperto che i maschi più sgradevoli, competitivi, arroganti e manipolatrici guadagnino in media il 18% in più, il 5% le donne aggressive. Ma per una manciata di soldi in più conviene rovinarsi la vita?

Alle volte può bastare poco per conquistare fiducia e stima dei colleghi e creare una atmosfera meno ostile e più piacevole. Potrebbe bastare mostrarsi gentili portando un caffè inaspettato ad un collega, un bicchiere d’acqua o condividere con lui la merenda di metà pomeriggio. Importante è non alzare mai la voce e ricordarsi che nella percezione degli altri gli incontri negativi permangono molto più a lungo di quelli positivi.

La gentilezza sul lavoro è possibile e fa stare meglio: basta seguire alcuni semplici consigli durante l’intera giornata lavorativa mostrandosi disponibili e collaborativi. Bisogna sempre dare consigli e assistenza a chi ha bisogno di aiuto. Oppure offrirsi di restare qualche tempo in più o di arrivare in anticipo in ufficio per finire un lavoro importante. Potrebbe esaltare la vostra gentilezza complimentarsi con chi ha svolto bene un progetto, e non accanirsi con chi lo sbaglia.

Essere gentili sul lato umano è fondamentale insieme al sentimento di gratitudine. Significa essere riconoscenti e non parlare mai male di qualcuno diffondendo pettegolezzi. Fa bene salutare in modo cordiale i colleghi e condividere il pranzo con tutti, specie con l’ultimo arrivato. Trovare argomenti comuni evitando di mettere in difficoltà qualcuno. La cosa più gentile che si possa fare in assoluto è mettere in luce gli altri facendoli sentire bene e importanti, sperando che un giorno qualcuno si ricordi di fare lo stesso con noi.

Gentilezza nei bambini

Alla luce di quanto detto avvicinare i bambini alla gentilezza rendendoli consapevoli dei vantaggi sociali dovrebbe essere un obiettivo primario dei genitori e della scuola. I piccoli possono comprendere molte più cose di quanto gli adulti credano. Tante esperienze positive si possono fare scuola e in famiglia per stimolare le connessioni naturali empatiche che alimentano gentilezza e generosità. Bisogna parlare ai bambini e fare alcune cose per insegnare l’importanza di essere gentili.

Condividere con amici e altre persone esperienze positive che portano gratitudine. Generosità e bontà possono essere stimolati con l’impegno in famiglia e fuori. Che si tratti di sparecchiare la tavola o di aiutare la mamma o il papà in casa, di fare visita a un nonno, di piantare fiori in un giardino o semplicemente di invitare un nuovo amico a giocare o a sedersi al tavolo da pranzo a scuola, ci sono molti modi semplici e gratuiti che possono portare i bambini a creare un futuro migliore.

Bontà d’animo e religione

Parlando di gentilezza c’è un ultimo aspetto da considerare che riguarda la diffusa credenza che altruismo, generosità e bontà d’animo possano in qualche modo dipendere dalla religiosità. Molti adulti di tutto il mondo credono che bontà d’animo e religiosità siano indissolubilmente collegate fin dalla più tenera età. Ma davvero questa tesi trova riscontri nella vita reale? Se lo è chiesto un gruppo di studiosi di scienze sociali in una ricerca su bambini e religione pubblicata anche sulla rivista Current Biology.

Perchè studiare il nesso tra agire morale dei bambini e religione? La società moderna sembra prendere molto in considerazione i bambini, sempre più rappresentati anche dalla comunicazione. C’è quindi un interesse crescente delle scienze sociali nello studiare i comportamenti dei bambini come persone aventi un ruolo autonomo e indipendente all’interno della società. Ovviamente ci si domanda anche quali siano i percorsi di socializzazione e orientamenti di valore in relazione ai concetti di giustizia, diritto e morale.

In particolare lo studio ha cercato di stabilire se i bambini religiosi cristiani o musulmani abbiano comportamenti migliori dei coetanei non religiosi in termini di altruismo e bontà. Come si vede dal grafico dell’autorevole Pew Resaearch Center, questa credenza è ampiamente condivisa e diffusa tra gli oltre 5 miliardi di adulti che si dichiarano religiosi ed in particolare nei paesi più poveri di Africa e Medio Oriente.

fede e morale

Per capire se lo sviluppo morale e quindi il rapporto tra bambini e religione siano davvero correlati, sono stati analizzati i comportamenti di quasi 1.200 bambini tra i 5 e i 12 anni. Il campione comprendeva in particolare un 24% di bambini di religione cristiana, un 43% di musulmani e un 27,6% di non religiosi suddivisi equamente in varie aree geografiche di Stati Uniti, Canada, Cina, Giordania, Turchia e Sud Africa.

Per studiare le reazioni dei bambini in termini di empatia e generosità solo stati condotti alcuni test. Ad esempio, consegnando solo ad alcuni degli adesivi per giocare e dicendo che non ce n’erano abbastanza per tutti, si è verificato fino a che punto li volessero condividere con gli altri. Ad altri bimbi gli adesivi sono stati solo mostrati, e per studiare eventuali comportamenti aggressivi legati al possesso, sono stati spinti l’uno contro l’altro per creare un pò di parapiglia.

I risultato dei test pubblicati sulla rivista Current Biology sono molto chiari e mostrano che non esiste alcuna reale correlazione tra bambini, religione ed eventuali virtù come gentilezza e altruismo. Viceversa secondo i ricercatori i bambini provenienti da famiglie non religiose hanno comportamenti addirittura più gentili e altruisti nei confronti del prossimo. Questa marcata differenza aumenta con il crescere dell’età. Inoltre i bambini religiosi sembrano portati anche a giudicare con maggiore severità il comportamento degli altri.

E’ abbastanza chiaro che quindi la differenza tra cafoni, arroganti, maleducati o gentili e generosi non sia questione di religiosità, quanto piuttosto di un atteggiamenti morale delle persone. Come in molti altri casi, per quanto riguarda i bambini vale l’esempio dei genitori. Se l’arroganza si alimenta di ignoranza, gentilezza e altruismo rimangono valori inestimabili per educare la prole anche in un mondo dove sembra valere solo la legge del più forte.