Sorriso per essere gentili

Gentilezza come virtù da insegnare e difendere per essere felici. Perchè è sempre meglio essere gentili a scuola o sul lavoro anche se non paga sul piano economico. C’è qualche nesso tra agire morale e religiosità?

Parlare di gentilezza al giorno d’oggi sembra essere una sfida impossibile. Se usciamo per strada rischiamo regolarmente di essere arrotati da un’auto sulle strisce pedonali e se sopravviviamo, le pubblicità sui cartelloni ci mostrano modelle che sembrano arrabbiate con il mondo intero. Sui social frustrazione e rabbia trionfano ovunque e cresce il discredito per chi la pensa diversamente. La tv ci bombarda con immagini violente e trasmissioni dove persone comuni o politici litigano o si prendono ad insulti senza ascoltarsi.

Di gentilezza è meglio non parlarne anche in ufficio. Il mondo del lavoro spesso e volentieri non è esattamente un’oasi di pace, forse nemmeno per scelta dei lavoratori, ma piuttosto per una diffusa convinzione, confermata dai fatti, che chi è più cafone guadagna di più, fa maggiore carriera e alla fine comanda. Leggendo i giornali sembra sempre che nella vita di tutti i giorni a farla franca e ad avere potere siano sempre i peggiori, i più furbi, scaltri e arroganti, non certo i talentuosi gentili, buoni o generosi. Sarà quindi utile insegnare gentilezza ai bambini e cercare di essere adulti gentili al giorno d’oggi? Cercheremo di capirlo qui di seguito.

Gentilezza e stereotipi aggressivi

Molti degli studi che vedremo in questo articolo testimoniano come bontà d’animo, felicità e realizzazione personale siano strettamente collegati. Perchè la società dovrebbe premiare sempre donne e uomini aggressivi? Probabilmente per l’idea che sul lavoro le persone vincenti debbano essere dure e schiette. In una società iper competitiva di ricchi egoisti, tutti gli altri sono avvertiti e considerati come esseri più deboli. Magari anche gentili ed educati, ma sicuramente perdenti e quindi un pò fessi. Quelli che, per fare degli esempi, rispettano la coda o si lamentano se qualcuno parla al telefono ad alta voce in treno.

Che la gentilezza sul lavoro e ovunque nel mondo non porti da nessuna parte, è una convinzione in atto un pò in tutte le società occidentali, quelle dove politici più o meno improbabili trionfano denigrando gli avversari e fregandosene del politically correct. La crisi economica certo non facilita una visione del mondo più serena. È risaputo che l’uomo dà il peggio di sè quando è in difficoltà, ma il rischio è rimanere intrappolati in atteggiamenti che rendono la vita di tutti più difficile.

Gentilezza e mascolinità

Il concetto di mascolinità d’altronde negli ultimi anni ha perso molto del suo fascino primordiale. Oggi l’uomo deve fare i conti non solo con la sua natura bellicosa e stereotipi che si sono affermati nel corso dei secoli, ma con stili di vita, tendenze e fenomeni che riguardano moda e consumo. Ad esempio la cosmesi maschile è una pratica oramai ampiamente accettata e mentre i ritocchi estetici non riguardano più certo solo le donne, l’attenzione all’alimentazione e alla forma coinvolge da vicino un maschio moderno sempre alla ricerca della perfezione del corpo e dello spirito.

La moda è parte di questo mondo in cui parole come benessere e bellezza sono sempre più frequentemente collegate. I valori estetici, una volta considerati superficiali, oggi si fondono con pensieri e stili di vita che danno valore alle persone. La comunicazione e il marketing non a caso hanno messo in secondo piano le caratteristiche dei prodotti. Le persone devono essere sempre perfette, in forma e stare bene con se stesse anche quando guidano un’auto o acquistano un paio di scarpe. Tanta ricerca della perfezione ovviamente ha molti limiti, può creare disturbi e ansie in chi mira standard irraggiungibili.

Gli uomini sono più a rischio nel sentirsi inadeguati in questo nuovo ruolo, mentre le donne da molti decenni coltivano il sogno di bellezza fisica. Sono state le prime a liberarsi dagli stereotipi ma sono naturalmente empatiche ed ora diventano sempre più competitive sul lavoro, mentre nell’ambizione maschile la gentilezza è un fattore che finisce in secondo piano. Questa caratteristica fa parte di un nuovo modo di percepire l’estetica, è parte di una intelligenza emotiva che è l’esatto opposto della violenza, che pure si esprime in questa società in tante forme verbali o fisiche di arroganza.

Gentilezza e positività

In questo contesto sociale e culturale, ci sono studi scientifici che sottolineano come l’uomo sia naturalmente più attratto da episodi di violenza e disastri, piuttosto che da informazioni positive o neutrali. L’effetto della negatività, studiato anche dagli psicologi, innesca a cascata una visione sicuramente parziale del mondo. Se le persone si sentono apprezzate hanno più coraggio nel mostrarsi gentili, sono più empatiche e trasmettono energia positiva. Tutto parte da come il cervello elabora le informazioni che riceve dall’esterno.

L’esperienza che abbiamo della gentilezza può essere un volano di dolci pensieri, parole e atti, ma può anche decretarne al sua fine. Ci sono tante esperienze negative che vanno in questa direzione nel mondo degli adulti. Ad esempio sappiamo che sul lavoro i gentili rischiano di fare la figura dei fessi e di guadagnare meno di cafoni e arroganti. Il concetto è talmente radicato in alcuni genitori da diventare una verità da comunicare ai propri figli per prepararli alla vita. Tra i giovani ci sono anche molti fenomeni legati al bullismo in cui i giovani prepotenti credono di riscuotere più successo.

Essere gentili a scuola

Peccato che per smentire qualsiasi preconcetto sulla soddisfazione personale, molti studi scientifici sostengono come i bambini gentili siano più felici e sereni rispetto ai maleducati, e non certo più deboli. Lo conferma un esperimento condotto dall’università di Vancouver tra studenti di età compresa tra i 9 e gli 11 anni. La forza dei gentili sta nella tolleranza e nell’empatia che si traduce in un maggior carisma all’interno del gruppo. Solitamente questi bambini sono meglio accettati sia dai coetanei che da maestri e percentualmente meno presi di mira dai prepotenti.

Gentilezza e generosità sembrano insomma caratteristiche in grado di dare un vantaggio evolutivo nell’ambito del comportamento sociale umano. Come abbiamo già visto, da un punto di vista psicologico i vantaggi sono bidirezionali. I bambini che si sentono accettati sono più propensi a fare cose per gli altri e i bambini che fanno cose per gli altri possono ottenere un grado maggiore di accettazione e popolarità tra i loro coetanei.

Gentilezza sul lavoro

Crescendo le cose sembrano complicarsi: perché la gentilezza nel mondo del lavoro sembra inversamente proporzionale a carriera e denaro? Se lo sono chiesti tre istituti universitari americani che hanno effettuato una ricerca su un campione di popolazione molto ampio di oltre 10 mila lavoratori. Lo studio ha confrontato i guadagni delle persone in base alla loro gradevolezza sociale. Sono state analizzate caratteristiche come gentilezza, disposizione a cooperare e a dare fiducia al prossimo.

Il risultato dello studio dice che le persone più sgradevoli, competitive, arroganti e manipolatrici guadagnano in media il 18% in più. Il pensiero che essere gentili non paghi dal punto di vista professionale ovviamente fa breccia anche nell’universo femminile, con donne più o meno obbligate o consapevoli di adottare comportamenti maschili iper competitivi per non farsi travolgere nel quotidiano. In questo caso, sempre secondo la ricerca precedente, il vantaggio economico della donna aggressiva a fine mese sarebbe però solo del 5%. Ma davvero per una manciata di soldi in più conviene rovinarsi la vita comportandosi da cafoni? Assolutamente no.

Essere gentili rende felici

Se essere gentili non rende ricchi, sicuramente fa le persone più felici. Gentilezza e buone maniere, soldi a parte, fanno sicuramente vivere meglio. Lo studioso Trevor Foulk dell’Università della California, ha scoperto che la maleducazione è contagiosa e il nostro cervello sarebbe incline ad imitare comportamenti scorretti più di quelli gentili. Il problema è che così facendo si sviluppano delle neurotossine che rendono la vita peggiore. In un clima di ostilità permanente a rimetterci è la salute di tutti, a cominciare da quella dei lavoratori che spesso lamentano problemi di stomaco, insonnia e mal di testa.

In un quadro che appare abbastanza fosco, gli studiosi sottolineano comunque come le persone più gentili e piacevoli siano in realtà più soddisfatte della propria vita. La qualità delle relazioni sociali basate sulla gentilezza è migliore. Anche tra i giovani, malgrado tutto ciò che si legge su prepotenza e bullismo, essere gentili è fondamentale a cominciare dai bambini. D’altronde se dai figli ci aspettiamo parole come ‘grazie’ e ‘per favore’, perchè non pretenderlo anche dagli adulti?

Come essere gentili sul lavoro

La domanda è come essere gentili nella vita, ma soprattutto in ufficio, dove passiamo gran parte del nostro tempo? Alle volte può bastare poco per conquistare la fiducia e la stima dei colleghi e creare una atmosfera meno ostile e più piacevole. Potrebbe bastare mostrarsi gentili portando un caffè inaspettato ad un collega, un bicchiere d’acqua o condividere con lui la merenda di metà pomeriggio. Importante è non alzare mai la voce e ricordarsi che nella percezione degli altri gli incontri negativi permangono molto più a lungo di quelli positivi.

Essere gentili e vincenti è possibile, per stare meglio si tratta di seguire alcuni semplici consigli durante l’intera giornata lavorativa mostrandosi disponibili e collaborativi. Bisogna sempre dare consigli e assistenza a chi ha bisogno di aiuto. Oppure offrirsi di restare qualche tempo in più o di arrivare in anticipo in ufficio per finire un lavoro importante. Potrebbe esaltare la vostra gentilezza complimentarsi con chi ha svolto bene un progetto, e non accanirsi con chi lo sbaglia.

Essere gentili sul lato umano è anche fondamentale, così come il sentimento di gratitudine. Significa essere riconoscenti e non parlare mai male di qualcuno diffondendo pettegolezzi. Ma anche salutare in modo cordiale i colleghi e condividere il pranzo con tutti, specie con l’ultimo arrivato. Trovare argomenti comuni evitando di mettere in difficoltà qualcuno. La cosa più gentile che si possa fare in assoluto è mettere in luce gli altri facendoli sentire bene e importanti. Magari sperando che un giorno qualcuno si ricordi di fare lo stesso con noi.

Insegnare gentilezza ai bambini

Alla luce di quanto detto avvicinare i bambini alla gentilezza rendendoli consapevoli dei vantaggi sociali dovrebbe essere un obiettivo primario dei genitori. I piccoli possono comprendere molte più cose di quanto gli adulti credano. Ci sono molte esperienze che si possono fare scuola e in famiglia per stimolare le connessioni naturali empatiche che alimentano gentilezza e generosità. Bisogna innanzitutto parlare ai bambini per fare comprendere l’importanza della gentilezza e poi fare alcune cose.

Condividere con amici e altre persone esperienze positive che portano gratitudine. Generosità e bontà possono essere stimolati con l’impegno in famiglia e fuori. Che si tratti di sparecchiare la tavola o di aiutare la mamma o il papà in casa, di fare visita a un nonno, di piantare fiori in un giardino o semplicemente di invitare un nuovo amico a giocare o a sedersi al tavolo da pranzo a scuola, ci sono molti modi semplici e gratuiti che possono portare i bambini a creare un futuro migliore.

In tutto il mondo a partire dal 1997, c’è un giorno in cui dagli Stati Uniti alla Nigeria fino al Giappone, associazioni umanitarie e non si impegnano in atti gentili verso amici, parenti conoscenti e perfetti sconosciuti. Il 13 novembre ogni anno si celebra la giornata mondiale della gentilezza. Certo si tratta di un giorno speciale, dato che sui giornali di notizie positive e atti generosi se ne leggono sempre meno. Forse perchè le buone azioni fanno meno effetto sul pubblico dei lettori? Per gli editori ciò che conta è vendere giornali anche facendo leva sugli aspetti più torbidi dell’uomo che sembra avere le idee un pò confuso anche quando sono in cerca di una morale.

Gentilezza d’animo e religione

C’è un ultimo aspetto da considerare, che riguarda la diffusa credenza che altruismo, generosità e gentilezza d’animo possano in qualche modo dipendere dalla religiosità. Molti adulti di tutto il mondo credono che bontà d’animo e religiosità siano indissolubilmente collegate fin dalla più tenera età. Ma davvero questa tesi ha una ragione d’essere nella vita reale? Se lo è chiesto un gruppo di studiosi di scienze sociali in una ricerca su bambini e religione pubblicata anche sulla rivista Current Biology.

Perchè studiare il nesso tra agire morale dei bambini e religione? La società moderna sembra prendere molto in considerazione i bambini, sempre più rappresentati anche dalla comunicazione. C’è quindi un interesse crescente delle scienze sociali nello studiare i comportamenti dei bambini come persone aventi un ruolo autonomo e indipendente all’interno della società. Ovviamente ci si domanda anche quali siano i percorsi di socializzazione e orientamenti di valore in relazione ai concetti di giustizia, diritto e morale. In particolare in questo studio si è cercato di stabilire se i bambini religiosi cristiani o musulmani hanno comportamenti migliori dei coetanei non religiosi in termini di altruismo e bontà.

Come si vede dal grafico dell’autorevole Pew Resaearch Center, questa credenza è ampiamente condivisa e diffusa tra gli oltre 5 miliardi di adulti che si dichiarano religiosi ed in particolare nei paesi più poveri di Africa e Medio Oriente.

fede e morale

Per capire se lo sviluppo morale e quindi il rapporto tra bambini e religione siano davvero correlati, sono stati analizzati i comportamenti di quasi 1.200 bambini tra i 5 e i 12 anni. Il campione comprendeva in particolare un 24% di bambini di religione cristiana, un 43% di musulmani e un 27,6% di non religiosi suddivisi equamente in varie aree geografiche di Stati Uniti, Canada, Cina, Giordania, Turchia e Sud Africa.

Per studiare le reazioni dei bambini in termini di empatia e generosità solo stati condotti alcuni test. Ad esempio, consegnando solo ad alcuni degli adesivi per giocare e dicendo che non ce n’erano abbastanza per tutti, si è verificato fino a che punto li volessero condividere con gli altri. Ad altri bimbi gli adesivi sono stati solo mostrati, e per studiare eventuali comportamenti aggressivi legati al possesso, sono stati spinti l’uno contro l’altro per creare un pò di parapiglia.

I risultato dei test pubblicati sulla rivista Current Biology sono molto chiari. Mostrano che non esiste alcuna reale correlazione tra bambini, religione ed eventuali virtù come gentilezza e altruismo. Viceversa secondo i ricercatori i bambini provenienti da famiglie non religiose hanno comportamenti addirittura più gentili e altruisti nei confronti del prossimo. Questa marcata differenza aumenta con il crescere dell’età. Inoltre i bambini religiosi sembrano portati anche a giudicare con maggiore severità il comportamento degli altri.

E’ abbastanza chiaro che quindi la differenza tra cafoni, arroganti, maleducati o gentili e generosi non sia questione di religiosità, quanto piuttosto di un atteggiamenti morale delle persone. Come in molti altri casi, per quanto riguarda i bambini vale l’esempio dei genitori. Se l’arroganza si alimenta di ignoranza, gentilezza e altruismo rimangono valori inestimabili per educare la prole anche in un mondo dove sembra valere solo la legge del più forte.