occhio di un genio

Il rapporto tra genio e follia di grandi scienziati, artisti e musicisti: come sono correlati intelligenza, talento, creatività e sregolatezza? Vedere il mondo in modo diverso e originale potrebbe avere una base neurogenetica collegata a disturbi della psiche

Tutti abbiamo letto biografie di musicisti, pittori o scrittori con atteggiamenti asociali, libertini, stravaganti o bizzarri, in cui genio e follia sembrano andare a braccetto. L’argomento è studiato da neurologi, scienziati, medici e psicologi perché scoprire questi meccanismi della psiche é utile nella cura di varie patologie. Il punto è comprendere se le persone con talento o intelligenza superiore alla media possano sviluppare e dover gestire eventuali squilibri dal punto di vista mentale.

Genio e follia sono davvero strettamente collegati o è solo uno stereotipo considerare gli artisti talentuosi come personaggi un pò strani ed eccentrici? C’è qualcosa di vero nel fatto che la creatività sia appannaggio di persone fuori dal comune e poi cosa significa essere normali o folli? In questo articolo cercheremo di capire quale sia il rapporto tra la natura della creazione artistica e un differente modo di vedere il mondo.

Indice

Genio e follia

La genialità artistica è fatta di associazioni mentali inusuali e c’è qualcosa di vero nello stereotipo che lega genio e follia. Chi non ha filtri nel vedere la realtà può avere rapporti interpersonali, stili di vita e atteggiamenti particolari, inconsueti o del tutto strani. Il talento deve fronteggiare anche disturbi dell’umore, psicosi e schizofrenia? La domanda incuriosisce da molti secoli studiosi di vari settori che hanno provato ad analizzare l’evoluzione dell’uomo insieme a storie di personaggi famosi che si sono distinti in ogni ambito.

Nel libro I geni della creatività (Raffaello Cortina Editore) il professore di pschiatria e psicologia dell’università di cambridge Baron Cohen, tra i massimi esperti mondiali di autismo, offre una spiegazione antropologica della diversità. Non solo considera le modalità di pensiero differenti essenziali nell’evoluzione umana, ma la divisione tra esseri umani “sistematizzatori” (più inclini a vivere facendosi domande secondo lo schema se-e-allora) ed empatici, che seguono dinamiche relazionali, avrebbe una spiegazione genetica.

Da dove arrivino le migliori idee di scrittori, filosofi, musicisti e pittori cerca di spiegarlo anche lo psicologo irlandese Micheal Fitzgerald del Trinity College di Dublino. Il libro The genesis of artistic creativity contiene un insieme di ricerche biografiche che esaminano comportamenti sociali, linguaggio, umorismo ed interessi ossessivi e di routine che hanno accompagnato le grandi menti del passato nel campo dell’arte e della scienza.

Secondo le sue teorie le vite brillanti degli artisti si sono sempre scontrate con le convenzioni sociali in ogni ambito della vita quotidiana pratica, sentimentale o economica. Ma non è solo dall’esterno che arrivano gli impulsi. Dopo avere studiato per decenni la sindrome di Ausberg, una particolare forma di autismo, lo psicologo è arrivato alla conclusione che il vero talento naturale non possa esistere senza disturbi mentali.

Genialità e autismo

Le teorie viste in precedenza non fanno altro che confermare che tanti geni del passato erano affetti da autismo. Questa patologia, come la sindrome di Ausberg, si sviluppa su diversi livelli inducendo anche problemi relazionali e comportamenti stravaganti. Può rendere le persone impacciate e totalmente negate nello svolgere le più comuni mansioni del vivere quotidiano, ma donare una natura particolarmente geniale in altri ambiti.

La teoria scondo cui genio e follia siano strettamente collegate è confermata anche da uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma che nel corso di 40 anni ha preso in esame la vita di ben 1,2 milioni di pazienti. Secondo lo studio musicisti, pittori e artisti, ma anche scienziati, danzatori e fotografi, hanno una probabilità molto più alta di altre persone di essere schizofrenici e di sviluppare ansia e depressione.

Altre ricerche confermano che l’abuso di alcool e sostanze di vario tipo che coinvolgono musicisti professionisti peggiorandone la salute, abbiano origine nel disagio psicologico e nelle nevrosi che gli artisti devono fronteggiare per gestire un grande talento. Tra dubbi e conferme una sola certezza: la mancanza di filtri rende l’uomo più creativo ma anche più vulnerabile. E’ sempre stato così nel corso della storia?

Personaggi famosi stravaganti

Molti artisti famosi della storia dell’umanità erano personaggi eccentrici e stravaganti. Secondo studi recenti pare soffrissero di autismo Mozart e Beethoven nella musica classica, Van Gogh o Andy Warhol nella pittura. La follia di Vincent van Gogh è raccontata nei libri di storia dell’arte e tutti conoscono L’urlo di Edvard Munch, pittore norvegese che condusse una vita piena di ansie e allucinazioni.

Nella letteratura un misto di genio e follia non manca nella vita di Hans Christian Andersen e George Orwell e se Ernest Hemingway veniva trattato con elettroshock, Friedrich Nietzsche finì la sua vita in manicomio. Senza arrivare a questi livelli, per trovare l’ispirazione alla scrittura Agatha Christie si rifugiava in una vasca da bagno piena di mele, James Joyce sembra scrivesse solo con un camice bianco, mentr John Steinbeck aveva sempre 12 matite perfettamente affilate sulla scrivania.

Tra i cosiddetti scienziati pazzi, Albert Einstein raccoglieva mozziconi di sigarette per strada, mentre Nicola Tesla era noto per il suo carattere eccentrico e ossessivo. Henry Cavendish, che per primo descrisse la formula dell’acqua, aveva un carattere scontroso e solitario. William Shockley, inventore del transistor, era considerato completamente pazzo, mentre il premio nobel per la fisica Paul Dirac era autistico.

Creatività e psiche nella musica

In tempi più recenti, dalla musica rock fino al jazz, l’industria musicale ha costruito il mito di molti personaggi famosi su genio e follia, stravaganza e diversità che in molti casi sono state causa di distruzione. Nelle statistiche sulla longevità le rockstar sono una categoria decisamente a rischio. In un mondo dove per farsi conoscere bisogna essere sempre in grado di rinnovarsi e dire qualcosa di nuovo, la diversità è una risorsa fondamentale per fare successo.

Dell’esistenza di una vera e propria neurodiversità dell’industria musicale oramai si parla più che apertamente. Il rapporto creative differences realizzato dalla casa discografica Universal Music Uk è un vero e proprio manuale che affronta e tratta, anche a livello aziendale, alcune sindromi neurologiche come autismo, dislessia, discalculia, dispraxia e sindrome di Tourette, che colpiscono molti famosi artisti.

Nell’industria musicale si stima che qualche tipo di patologia mentale colpisca il 30% degli artisti. Una volta erano considerati solo persone stravaganti, ma in realtà hanno problemi che possono e devono venire curati affinchè non degenerino in fenomeni auto distruttivi. Qualsiasi forma di neurodiversità rende difficile la ricerca di un posto nella società, quando invece potrebbe trasformarsi in talento da sfruttare anche dal punto di vista professionale.

Il genio di Glenn Gould

Nella storia della musica Glenn Gould è universalmente riconosciuto come un pianista geniale e innovatore. Eppure la critica, oltre a considerarlo un grande virtuoso della tastiera e uno straordinario interprete, lo ha sempre considerato un musicista poco rispettoso della volontà dei compositori e magari anche un personaggio un pò folle. Le sue interpretazioni oltre ad essere brillantemente creative, sono ricche di vezzi ed eseguite con mimica particolare.

Il comportamenti eccentrici di questo musicista sembrano fatti apposta per confermare lo stereotipo di artista tutto genio e follia, tanto che lui stesso si sentì in dovere di scrivere il libro “No, non sono un eccentrico” per smentire questa tesi. Nato a Toronto nel 1932, Gould imparò a suonare il pianoforte dalla madre (il cui nonno era cugino di Edvard Grieg) e dall’età di soli dieci anni frequentò il Royal Conservatory of Music di Toronto.

A 13 anni si esibì in pubblico la prima volta come organista, l’anno dopo con la Toronto Symphony Orchestra eseguì il Concerto per pianoforte No. 4 di Beethoven. Nel 1947 tenne il suo primo concerto e nel 1950 registrò la prima trasmissione radiofonica per la CBC. Il 10 aprile del 1964, a soli 32 anni e al culmine del successo tenne l’ultimo concerto pubblico a Los Angeles, in California. Per il resto della vita si dedicò a divulgare la propria arte e filosofia con registrazioni, libri, producendo trasmissioni radio, programmi tv e documentari.

Gould amava suonare Bach e forse i suoi dischi più famosi e acclamati dalla critica ci sono due sue versioni delle Variazioni Goldberg. Suonate con tecnica formidabile gli consentono di scegliere tempi veloci mantenendo grande chiarezza di idee e pulizia delle note. Bach sembra così rinascere liberandosi dalla “pesantezza” espressiva  della tradizione pianistica precedente. Sempre di Johann Sebastian Bach, Glenn Gould ha registrato il Clavicembalo ben temperato e i concerti per clavicembalo.

La sua versione del Preludio e Fuga in Do No.1 è in viaggio dal 1977 nello spazio interstellare sulla navetta Voyager 1, incisione scelta dalla NASA tra altri suoni e immagini rappresentativi della varietà di vita e cultura sulla Terra. La leggerezza di Glenn Gould poteva diventare un limite nell’interpretazione del repertorio di compositori che richiedevano una forte dinamica, per i quali ricorreva a sovraincisioni. Tra le sue interpretazioni ci sono opere di Mozart, Orlando Gibbons, Jean Sibelius, Richard Strauss, Paul Hindemith e Arnold Schoenberg.

Genio e intelligenza

Dato per assodato un certo rapporto tra genio e follia nella musica e nell’arte in generale, si può affermare che tutte le persone dotate di particolare intelligenza o di capacità logiche superiori alla media siano strane? Una ricerca pubblicata su Sciencedirect afferma come un Q.I elevato si traduce spesso in spiccata sensibilità che alla lunga può predisporre a disturbi psicologici e disagi di varia natura, anche evidenti.

Le persone più intelligenti e geniali affrontano la realtà da punti di vista alternativi, ma tendenzialmente riflettono molto più a lungo ed in profondità sugli eventi quotidiani. Per questo i geni sono più sensibili agli stimoli esterni e normalmente si preoccupano di più rispetto alle persone considerate normali. Suoni, rumori, parole o situazioni ambientali che tutti vivono con normalità, ai loro occhi possono diventare insopportabili se non addirittura fisicamente dolorose.

Per questo anche i bambini con un alto quoziente intellettivo possono manifestare desiderio di solitudine o avere problemi di interazione sociale. Si tratta di cose da non trascurare perchè forme di ansia, deficit di attenzione e iperattività a lungo andare potrebbero dar luogo a vere e proprie malattie fisiologiche e problemi di salute, come allergie ambientali e alimentari, asma e malattie autoimmuni.