libro gaber luporini

Il libro di Sandro Luporini, coautore storico di Giorgio Gaber, che svela i retroscena e la genesi di quel teatro canzone tanto amato anche dal pubblico.

Guardando al panorama musicale attuale è difficile pensare che una canzone, prima che essere fatta di marketing e download, possa essere spunto di riflessioni pensieri, idee, dubbi, storie e approfondimento. Il libro ‘G – Vi racconto Gaber’ di Sandro Luporini (Mondadori), coautore storico di Giorgio Gaber, ci mostra invece come questo sia stato possibile in un recente passato.

Si parte come sempre dal caso: l’incontro in un bar, ai primi degli anni ’60, tra un Giorgio Gaber all’apice della carriera televisiva che gli aveva offerto una popolarità straordinaria, ma anche il desiderio di andare al di là degli stereotipi preconfezionati della discografia e il pittore di Viareggio Sandro Luporini, ex cestista che ha militato in Serie A e anche nella nazionale di pallacanestro, che dopo avere abbandonato gli studi di ingegneria all’università di Pisa si trasferisce a Milano nel ’56.

La collaborazione tra un artista di successo e un pittore appartenente al movimento della Metacosa inizialmente è un gioco che fa nascere delle canzoni che finiscono anche a Sanremo, senza grande successo. Poi il loro approccio alla canzone cambia, i testi cominciano ad interrogarsi sull’uomo, sui suoi dubbi e sul suo rapporto con la società e nasce l’esigenza di andare al di là dei tempi di un normale brano musicale per sviluppare una nuova forma di spettacolo concerto che con il tempo verrà definito ‘teatro canzone’. Musica, narrativa, saggistica si incontrano: da una parte immagini, racconti, situazioni, dall’altra riflessioni e dubbi, proposte di discussione, più che verità da diffondere.

Sarà proprio questa la forza dei loro spettacoli a cominciare da ‘Il signor G’ portato nei teatri dal 1970 al 1972, fino all’ultimo Gaber 1999/2000. Il loro pubblico prima composti da giovani dei movimenti, piano piano arriva a coinvolgere tutti, impegnati e meno impegnati, borghesi e proletari e il pubblico dei ‘non so’, una via di mezzo a caccia di quelle verità che però non si troveranno negli spettacoli di Gaber malgrado siano in molti, tra intellettuali e politici, a tirarli per la giacchetta dalla loro parte.

Invece alla fine dagli spettacoli di Giorgio Gaber si esce sempre con un dolce senso di smarrimento, grati a quel cantante che sul palco si trasforma in un attore istrionico che sembra improvvisare ma che Luporini ci descrive nel libro come grande lavoratore attento e meticoloso in ogni particolare, che è riuscito a mettere alla berlina in modo così preciso le nostre contraddizioni e a svelare l’incapacità molto umana di mettere in sintonia le risposte del corpo con quelle della mente. Che poi è anche uno dei compiti dell’arte.