smettere di fumare

Si inizia fumando una sigaretta per darsi un tono con gli amici o per curiosità e poi smettere di fumare diventa quasi impossibile. Un problema di salute innazitutto, come dicono i messaggi sui pacchetti di sigarette sempre più minacciosi sui pericoli del tabacco. I dati dell’impatto sociale e dei costi sanitari del fumo dovrebbero essere noti a tutti, eppure molte persone iniziano da giovani e non riescono a togliersi il vizio.

Fumare oltre 20 sigarette al giorno secondo gli studi scientifici aumenta il rischio di ammalarsi di tumore al polmone rispetto ai non fumatori da 14 a 20 volte. Come sottolineato tutti gli anni dalla giornata mondiale senza tabacco promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il fumo di sigaretta è ancora un enorme problema di salute pubblica che provoca dolore e ha un costo sociale altissimo per tutta la collettività.

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Fumare la prima sigaretta

Il vizio delle sigarette solitamentamente comincia nell’età dell’adolescenza, indotto da amici che spingono a provare. Secondo le statistiche 9 fumatori adulti su 10 hanno iniziato a prima dei 18 anni. Modelli sociali sempre più competitivi e un senso di insicurezza diffuso spingono i giovani anche a cercare gesti e rituali da condividere e in cui ritrovarsi. I sociologi la chiamano ‘influenza dei pari’ ed è sempre più difficile starne alla larga, specie in un mondo comandato dal consumo che va perdendo i classici riferimenti religiosi, politici e sociali.

Se genitori e amici fumano sigarette si ha una maggiore probabilità di cominciare, poi ci sono media, film e videogiochi che possono avere un grande peso nel condizionare le scelte dei giovani. Le sigarette elettroniche e lo “svapo” high-tech sono diventati un fenomeno alla moda, ma non per questo innocuo, dato che a parte gli ingredienti usati, abituano gli adolescenti ad inalare sostanze come la nicotina che creano dipendenza.

Una volta cominciato, smettere di fumare è molto difficile. Quando si fumano sigarette la nicotina viene assorbita nel sangue attraverso i polmoni, il cervello libera dopamina e noradrenalina che inducono un piacere che svanisce dopo pochi minuti. Per ristabilire l’umore bisogna accendere una nuova sigaretta, altrimenti il fumatore accusa segni di irritazione, nervosismo, frustrazione e rabbia, tipici dell’astinenza.

Danni del fumo

Le sigarette provocano mezzo milioni di decessi ogni anno in America e 80 mila in Italia. Un italiano su quattro è ancora un fumatore attivo e le malattie collegate al tabagismo comportano una spesa sanitaria per tutti gli italiani di quasi 10 miliardi di euro all’anno. Prima di provare a smettere di fumare, bisognerebbe prevenire il fenomeno, ma l’indagine Internazionale Global Youth Tobacco Survey condotta nel 2018 in 180 Paesi, dice che i dati per l’Italia sono allarmanti.

Ogni cosa passa dai modelli sociali e dalla loro modalità di comunicazione. Le campagne pubblicitarie minacciose sui danni provocati dalle sigarette sembrano non produrre risultati. Tutti sanno che il fumo fa male, ma insistere solo sui danni alla salute non scuote i ragazzi: gli adolescenti si sentono invincibili. Secondo una ricercatrice dell”Institute of Health and Biomedical Innovation (IHBI) australiano il lato emotivo dei più giovani si può toccare con la musica.

Particolari canzoni evocando emozioni positive potrebbero fare da barriera contro il vizio. Sarà che hip hop e trap non vanno in quella direzione, ma in Italia fuma sigarette un ragazzo su cinque tra i 13 e i 15 anni e la diffusione delle sigarette elettroniche o e-cig è in aumento. Utile ricordare che la dipendenza da tabacco è una malattia cronica e come tale andrebbe curata. Paradossalmente sono proprio le ragazze, future mamme che dovrebbero stare più attente alla salute, a spingere il consumo di sigarette in Italia.

Danni fumo passivo

Il fumo passivo è quello che respiriamo da un fumatore. Le sigarette fumate dagli altri inquinano l’aria che respiriamo più di quanto facciano il traffico e l’industria danneggiando la salute dei non fumatori. Gli studi in questo campo sostengono come nei locali chiusi respirare fumo passivo abbia effetti tossici anche particolarmente gravi in chi soffre di patologie respiratorie, donne in gravidanza e bambini.

Il fumo passivo è particolarmente dannoso nei bambini: chi ha genitori fumatori ha polmoni più deboli e maggior probabilità di sviluppare malattie respiratorie, asma, raffreddore, tosse e otite. Per gli adulti vivere in compagnia di fumatori è ugualmente dannoso e aumenta del 20-30% le possibilità di sviluppare tumori ai polmoni. Bastano 30 minuti di esposizione al fumo passivo per modificare i meccanismi che regolano la circolazione sanguigna.

I danni del fumo passivo sono un altro buon motivo per smettere di fumare e sempre più città vietano di fumare in locali chiusi, automobili o parchi. Una ricerca dell’Istituto dei Tumori di Milano sostiene che un fumatore emette polveri fini e ultrafini PM1, PM2,5 e PM10 in quantità tre volte maggiori di un’Harley-Davidson, mentre fumando per otto minuti si inquina l’aria 4/6 volte un Tir e 10/15 un’auto con motore Diesel Euro3.

Milano è la prima città in Italia che si è dotata di un regolamento per la qualità dell’aria che estende il divieto di fumare in tutti i luoghi all’aperto pubblici e non a non meno di dieci metri di distanza dalle altre persone. Una limitazione della libertà personale che malgrado qualche polemica non può che fare bene alla salute.

Come smettere di fumare

Quasi il 70% dei fumatori vuole smettere di fumare secondo una statistica realizzate in America su un campione di decine di milioni di persone. Se dopo i 40 anni di età provano a smettere il 30% dei fumatori, il 55% di donne fumatrici spegne le sigarette in gravidanza, ma il 43% riprende a fumare sei mesi dopo il parto. Le percentuali di chi tenta di uscire dal vizio dellle sigarette è simile tra uomini e donne ma solo il 7% dei fumatori smette o diminuisce.

Smettere di fumare prima dei 40 anni riduce il rischio di decesso associato al fumo del 90%, entro i 30 anni del 97%. Gli uomini che smettono entro 65 anni guadagnano da 1,4 a 2 anni di vita, le donne fino a 3,4 anni. Dopo i 65 anni i rischi si riducono del 50%. Le sigarette indeboliscono il sistema immunitario e i benefici quando si smette sono immediati: ogni funzione fisiologica ne trae vantaggio.

Smettere di fumare è più facile nelle classi sociali colte e agiate, aumenta con i tentativi ma la percentuale di successo diminuisce con il crescere dell’età. I tentativi per abbandonare le sigarette cominciano con la sola forza di volontà ma poi si devono fronteggiare gli effetti collaterali: nervosismo, insonnia, aumento di peso e depressione. Non sapendo come affrontare le crisi di astinenza da nicotina, tanti fumatori decidono di riprendere a fumare. La percentuale di guarigione dal fumo è molto più bassa rispetto a dipendenze da droghe considerate socialmente molto più devastanti.

Centri antifumo in Italia

Il vizio della sigaretta ha anche un enorme costo sociale di miliardi in cure che ricadono sulle tasche di tutti i cittadini. Per questo in Italia come in tutti i paesi sviluppati esistono appositi Centri Antifumo a cui i tabagisti possono rivolgersi per togliersi il vizio. Si tratta di quasi 350 strutture distribuite sul territorio nazionale all’interno di strutture ospedaliere e Asl italiane, in cui si possono fare incontri singoli o di gruppo con operatori multidisciplinari, medici e psicologi.

Per smettere di fumare ci sono terapie mirate a trovare dentro di sè le motivazioni più valide. Gli specialisti consapevolizzano il fumatore sulla gravità del problema del fumo ed elaborano una strategia per fronteggiare l’astinenza da tabacco. Non esistono statistiche precise, ma secondo alcuni dati la percentuale di fumatori che riescono effettivamente ad eliminare le sigarette ad un anno dalla fine del ciclo terapeutico è intorno al 40%.

In America chi vuole smettere di fumare può rivolgesi da trent’anni anche alle cosiddette quitlines, centri antifumo che offrono assistenza al telefono. Operatori specializzati sono al servizio dei fumatori per dare consigli, sostegno psicologico e prescrivere eventuali farmaci contro la dipendenza da nicotina. Un recente studio della rivista scientifica American Journal of Preventive Medicine afferma che videochat e app dedicate stanno incrementando i successi.

In Italia esiste una linea verde attivata dall’Istituto Superiore di Sanità che può essere chiamata al numero 800 554 088 riportato anche sui pacchetti di sigarette. Un’altra quitlines è quella del centro Sos Lilt al numero verde 800.998877. In entrambi i casi la chiamata può avvenire in forma anonima da parte di fumatori e familiari che per smettere di fumare possono ricevere assistenza da medici e psicologi specializzati in forme di dipendenza.

Sigarette elettroniche

C’è chi tenta di smettere di fumare tabacco passando alle e-cig elettroniche che in Italia sono usate da quasi 1 milione di persone. Se non serve a nulla utilizzarle in contemporanea con le sigarette tradizionali, sostituendole completamente vengono eliminate solo alcune sostanze tossiche dovute alla combustione. L’apparente natura innocua delle e-cig può viceversa spingere i giovani a sottovalutare il pericolo e ad iniziare un vizio comunque dannoso.

Secondo una ricerca del National Institutes of Health, il 37% di studenti delle scuole superiori prova a “svapare” e-cig dai gusti particolari ma assume nicotina e cade nel vizio. Per questo in India le hanno vietate, mentre in America non si possono vendere sigarette elettroniche dolciastre al sapore di caramella e frutta. Non esistono dati reali sulla loro reale pericolosità o efficacia per chi vuole uscire dal vizio dellle sigarette tradizionali.

I danni delle sigarette elettroniche sull’apparato respiratorio dipendono dalle sostanze che vengono inalate. Negli adolescenti che svapano si è registrato comunque un aumento di disturbi respiratori come bronchiti, asma e infiammazioni. Non iniziare a fumare nulla è l’unico modo sicuro per non aver problemi. Gli esperti sottolineano i rischi delle miscele presenti nei liquidi venduti online da aziende non affidabili o peggio ancora realizzati con il fai da te.

Le sigarette elettroniche spesso contengono nicotina e creano dipendenza, ma lo stesso gesto di svapare presenta anche rischi psicologici, specie per ragazzi in giovane età. La gestualità ripetuta può indurre vizi difficili da interrompere, a maggior ragione per gli adolescenti che potrebbero dalle e-cig passare più facilmente al tabacco. Per gli adulti valgono le stesse considerazioni: acquistare sempre prodotti controllati con il marchio CE e non aggiungere oli aromatici a quelli di base.

Vietare le sigarette?

Fumare provoca terribili danni alla salute e ha un costo sociale notevolissimo: e se la soluzione fosse vietare le sigarette? E’ ciò che ha proposto il ministro della salute del governo neozelandese per azzerare le migliaia di morti causate dal fumo ogni anno. Anche se nella nostra società l’idea di proibire qualcosa, anche per buoni motivi, non è vista di buon occhio perchè lede le libertà personali, la Nuova Zelanda sembra intenzionata a diventare la prima nazione smoke-free entro il 2025 rendendo illegale i prodotti da tabacco ai giovani nati dopo il 2004.

In Nuova Zelanda fumano mezzo milione di persone su 4,9 milioni di abitanti e il tumore da fumo di sigaretta è il primo rischio di morte per le donne della comunità Maori. Dato che il modo più sicuro ed economico per smettere di fumare è non iniziare, limitare qualsiasi tipo di approccio con sigarette e derivati è una proposta appaentemente di buon senso. Ovviamente non manca chi è contrario, innazitutto i tabaccai, che sostengono come il proibizionismo non possa fare altro che alimentare un mercato nero. C’è poi chi ritiene che uno stato non possa interventire nelle scelte dei cittadini che comunque sono stati invitati a esprimere le loro opinioni su un apposito questionario sul sito online del ministero della salute.