Sciare fuori pista è una passione che spinge sempre più sciatori sulla neve fresca per soddisfare la voglia di libertà. Ma quanto rischiare? Meglio adottare le misure di sicurezza del freeride controllato.

Le moderne stazioni sciistiche sono tutte dotate di impianti ultra tecnologici velocissimi e di impianti per l’innevamo artificiale per offrire ai turisti invernali piste perfette. Sicuramente dello sci dei pionieri di qualche decennio fa non rimane nemmeno una gobba, ma a furia di fare su e giù sciando sopra tavole da biliardo semi ghiacciate a base di neve artificiale, alla fine ci si può anche stancare. Le emozioni, per chi ama lo sci sono fatte anche d’altro, di natura e di ricerca della libertà, così sono sempre di più gli sciatori della domenica che si spingono fuori pista.

Fuori pista ma con la testa L’aumento di chi abbandona la pista per la neve fresca, magari senza la dovuta preparazione o attrezzatura, ha allarmato i maestri di sci e gli organizzatori di impianti scistici italiani che hanno pensato di adottare una nuova formula: il freeride controllato. Si tratta di prevedere nei tracciati impiantistici classici anche piste di neve fresca a cui si può accedere da un cancello da aprire o chiudere a secondo delle condizioni atmosferiche.

Per sciare su queste piste sarà comunque indispensabile l’Arva, il dispositivo che in caso di valanga segnala ai soccorritori la posizione della persona sotto la neve. Queste alcune modalità per il fuori pista a cui si uniscono l’uso del casco e la velocità moderata. Il freeride controllato si rivolge a sciatori tradizionali agli snowbordisti ma soprattutto agli amanti del fuori pista per eccellenza: a chi adotta le ciaspole e a chi utilizza il telemark, l’antica disciplina dal tallone libero.