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Minacce, proclami, sanzioni… niente fino ad ora è riuscito a fermare il file sharing. Ora la Francia ha presentato un progetto di legge per sospendere la connessione a chi scambia file sul web: riuscirà a fermare il p2p?

Non è una novità: milioni di internauti in tutto il mondo si scambiano illegalmente file protetti da copyright con sistemi peer to peer. In Europa come altrove il fenomeno è sempre più diffuso e rischia di mettere in ginocchio anche il mercato del cinema, dopo quello della musica.

La norma studiata dal governo francese prevede l’istituzione di una autorità, l’Hadopi (Alto Commissariato per la protezione del Diritto d’autore), costituita da magistrati e funzionari che decideranno le sanzioni. Chi verrà scoperto a scambiare musica, film o software riceverà fino a due lettere di avvertimento da parte del proprio provider. In caso di recidiva l’autorità potrà tagliare al pirata la connessione da tre mesi a un anno e il suo nome verrà pubblicato online.

Ovviamente non sarà possibile cambiare provider per aggirare la pena, ma il periodo di sospensione della connessione potrà essere ridotto pagando una multa. “Non c’è motivo che internet sia una terra di nessuno senza regole”, ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy, mentre il ministro della cultura Christine Albanel sostiene che la nuova legge porterà ad una riduzione del file sharing illegale del 70-80%.

Ne sembrano convinti anche altri paesi come Regno Unito, Svizzera e Belgio che stanno studiando provvedimenti analoghi, mentre il Parlamento Europeo ha già espresso il suo parere contrario a norme repressive e punitive nei confronti dei navigatori, anche perchè verrebbero infrante le norme sulla privacy. Per il governo francese invece il provvedimento è del tutto legittimo e ha solo una funzione pedagogica in risposta ad una situazione d’emergenza che vede l’economia del settore culturale fortemente penalizzata dal furto online di opere protette.

Sulle posizioni del governo francese si sono schierate le multinazionali della distribuzione di musica, film, videogiochi e software. Ma anche i provider, spesso accusati di arricchirsi a costo zero sulle spalle dei produttori di contenuti, si sono trovati d’accordo nel regolamentare l’intero settore. Una normativa che stabilisca cosa è lecito o meno e che li coinvolga direttamente potrà sollevarli da eventuali responsabilità e dall’accusa proveniente da più parti di una sorta di complicità con i loro clienti navigatori.

Proprio in questo senso si era espresso solo una settimana fa Paul McGuinness, manager degli U2 e da lungo tempo crociato dell’antipirateria, in occasione della conferenza Music Matters tenutasi ad Hong Kong: “i fornitori di accesso hanno per troppo tempo approfittato della musica, ossia dei contenuti dei nostri clienti. Ora è tempo di un nuovo approccio, il tempo per gli ISP di cominciare ad assumersi la responsabilità per i contenuti su cui hanno fatto profitti per anni”.