cibo e emozioni

Si parte dalla quinoa fino ad arrivare al cavolo: alimenti poveri che di punto in bianco vengono letteralmente nobilitati dai media sulla base delle loro qualità salutistiche per diventare un prodotto ‘di moda’ da esportare in tutto il mondo. Ecco che esplode il fenomeno della food gentrification.

La grande richiesta sul mercato mondiale di prodotti come la quinoa e il cavolo, per esempio, ha portato al fenomeno della ‘food gentrification’ ovvero la nobilitazione di questi alimenti, con un aumento dei prezzi e una conseguente situazione di disagio per le popolazioni indigene, tra le più povere del mondo. Utili per la salute di molti ma non per la popolazione di origine che assiste letteralmente all’imborghesimento del proprio tradizionale cibo di base, esportato come delizia esotica a prezzi gonfiati. La popolarità del quinoa in Occidente ne è la prova più lampante: le popolazioni più povere della Bolivia e del Perù che sopravvivevano grazie a questo alimento, oggi non possono più permetterselo e optano per il cibo spazzatura, certamente più conveniente.

E cosa dire del fenomeno legato alla popolarità del cavolo negli Stati Uniti? Da sempre ritenuto il cibo della classe medio-bassa e comunque bistrattato nelle cucine più chic è diventato, dopo una campagna informativa e promozionale, l’alimento più ricercato e di moda per le sue doti salutistiche al pari di cocco, mango, ecc.. anche per la sue versatilità. Il realtà il problema il fenomeno della food gentrification è più complesso di quello che sembra, si gioca tra equilibri economici e sicurezza alimentare mentre personalità nel settore discutono sulle pagine dei quotidiani più importanti e le agenzie internazionali cercano di tutelare il territorio.