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E’ appena uscito un nuovo studio sul comportamento degli utenti che utilizzano il file sharing, realizzato dall’Università di Amsterdam. La relazione si propone di individuare gli effetti economici e culturali di breve e lungo termine in merito alla condivisione di file di musica, film, giochi, tenendo conto degli sviluppi del contesto giuridico e politico dei paesi occidentali.

L’analisi evidenzia come negli ultimi anni sia stata la paura della pirateria ad avere frenato l’industria della musica nel campo dell’innovazione digitale per realizzare una valida alternativa di servizi legali. Inoltre fa emergere un concetto controverso già affrontato da alcuni analisti, e cioè che esiste uno stretto legame tra downloader illegali e compratori legali.

Un sondaggio realizzato dal professor Nico van Eijk su 1.464 cittadini olandesi, sostiene infatti che le persone che condividono musica in realtà ne acquistano nella stessa misura dei loro coetanei che non utilizzano il peer to peer. Ma non è tutto, pur non essendoci nessun nesso causale, gli utenti abituali del file sharing avrebbero anche una maggiore propensione alla spesa per concerti, merchandising, ma anche dvd e giochi.

La tesi sembrerebbe con fermare il sondaggio effettuato l’anno scorso sugli utenti di internet nel Regno Unito, che ha concluso che chi pratica il file sharing spende in media circa 77 sterline all’anno in musica, rispetto alle 33 sterline delle persone che affermano di non scaricare brani pirata. Nel 2005 un’altra indagine ha rilevato che chi scarica musica illegalmente spende 4,5 volte di più in prodotti musicali legittimi di chi non lo fa.

Ma la provocatoria idea che alla fine il file sharing possa addirittura convenire ai produttori di contenuti non convince tutti, principalmente per il fatto che i sondaggi si basano su dichiarazioni spontanee (rimane il dubbio della sincerità dei giovani interpellati) e su un piccolissimo campione non certo rappresentativo di un fenomeno che riguarda milioni di persone. La società francese Tera Consultants stima che proprio a causa del file sharing oltre un milione di posti di lavoro verranno persi entro il 2015 allinterno dell’Unione Europea, se non verranno presi provvedimenti come quelli già avviati in alcuni paesi come la Francia.